Martinelli (Coldiretti): «Le nostre eccellenze hanno un codice etico. Il caos del latte estero»

28 Aprile 2026

Intervista al presidente: «Gli industriali comprano sottocosto e rivendono tutto a prezzi più vantaggiosi, è una gara al ribasso»

BOLZANO. «Noi siamo i custodi del territorio, continueremo a lottare contro gli illeciti». Parola di Pietropaolo Martinelli, presidente regionale di Coldiretti, presente ieri al Brennero per chiedere di tutelare i prodotti Made in Italy. Ecco la nostra intervista.

Qual è il bilancio di questa giornata?

«Per noi venire qui al Brennero significa vedere materializzarsi i nostri problemi. Noi produciamo delle eccellenze, non solo dal punto di vista qualitativo, ma anche etico. È difficile competere, però, con prodotti che costano di meno e si spacciano per italiani quando del nostro Paese non hanno nulla».

Oggi sono stati ispezionati decine di camion provenienti dall’estero. Qualcosa l’ha colpita in particolare?

«Le cisterne di latte. I nostri allevatori abruzzesi stanno vivendo un periodo molto complicato, si dice che in Italia ci sia troppa offerta rispetto alla domanda e poi vedi questi camion… Sono fenomeni che dobbiamo combattere per difendere le nostre stalle e i nostri allevatori di bovini da latte».

Com’è possibile che convivano l’eccesso di offerta di latte italiano e l’importazione dello stesso prodotto?

«La spiegazione è semplice: gli industriali tendono a comprare latte straniero sottocosto per poi trasformarlo e rivenderlo a prezzi più vantaggiosi».

Una dinamica che avvantaggia le grandi realtà industriali e penalizza i produttori italiani.

«Chi ci rimette siamo noi agricoltori e produttori, la parte debole che produce un bene di grande qualità che però non viene remunerato il giusto a causa di questa gara al ribasso. La conseguenza inevitabile di tutto ciò è la chiusura delle aziende, che purtroppo accade sempre più spesso».

Un tema che tocca anche la delicata questione delle aree interne.

«Noi agricoltori e allevatori siamo i custodi di questi territori. Che, non lo dico solo in quanto abruzzese, sono bellissimi. Passiamo dal mare alla montagna in pochissimi minuti e garantiamo un’altissima qualità dei prodotti. È vero che il periodo non è dei migliori, ma non dobbiamo demoralizzarci: dobbiamo continuare a combattere tutti gli illeciti come abbiamo fatto sul Brennero e credere in un futuro migliore».

Come si combatte lo spopolamento?

«Solo creando economia nelle aree interne, e chi più di noi agricoltori e allevatori può farlo? È chiaro che però devono permetterci di rimanere, di continuare le nostre attività e creare profitti».

E sulla scomparsa delle pecore in Abruzzo? Si può invertire la tendenza e avere più capi allevati nella nostra regione?

«Anche qui la situazione non è facile, ma ci sono ancora tanti allevatori ovini bravi e disposti a incrementare le proprie greggi. Sono convinto che si potrebbe convincere anche qualche ragazzo a fare questo mestiere. Se redditizio, è un lavoro che regala grandi soddisfazioni».

Il futuro delle aree interne?

«Sarebbe un cerchio che si chiude. Un progetto di filiera abruzzese con un prodotto che potremmo veramente vantarci di chiamare arrosticino d’Abruzzo».

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