Sono 21 i lupi uccisi, ora l’Abruzzo è sotto attacco

24 Aprile 2026

Killer di animali: trovate altre carcasse, stavolta a Bisegna. si sospetta l’azione coordinata di più persone

BISEGNA. Una strage silenziosa e inquietante che si allarga a macchia d’olio: cinque comuni, oltre venti esemplari morti e più di una mano criminale che forse muove i fili. È drammatico il quadro di questo attacco alla natura nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Soprattutto perché non è dato sapere quanto è esteso il fenomeno. Bocconi killer potrebbe essere disseminati ovunque. È salito a 21 il numero dei lupi uccisi in pochi giorni nel territorio abruzzese. Le ultime carcasse sono state rinvenute tra Pescasseroli (tre) Bisegna (quattro) e Barrea (una) insieme a tre volpi e una poiana, mentre le prime tredici erano state tra Alfedena, Pescasseroli e Corcumello (frazione di Capistrello). In alcuni casi si tratta di aree contigue al Pnalm.

Un’azione sistematica e prolungata che rafforza il sospetto di un avvelenamento seriale, soprattutto per la presenza contemporanea di più specie morte negli stessi contesti. Per avvelenare i lupi del Parco nazionale d’Abruzzo sono stati impiegati fitofarmaci utilizzati in agricoltura, facilmente reperibili in commercio. Si tratterebbe di prodotti che in alcuni casi già sono stati individuati e isolati attraverso le analisi di laboratorio. Queste le prime risultanze di necroscopie e analisi svolte dall’Istituto zooprofilattico di Teramo. «Partiamo con un’analisi a largo spettro che prevede la ricerca di novanta sostanze diverse. Solitamente si tratta di sostanze che si trovano in commercio, di vecchia generazione, che non sono più usate in agricoltura ma circolano ancora. Potrebbe trattarsi di vecchi depositi di queste sostanze», chiarisce Giancarlo Scortichini, dell’Istituto zooprofilattico di Teramo.

Le analisi non sono state ancora completate. Ma i primi esami confermano l’uso di fitofarmaci per avvelenare i lupi e per mettere a rischio sopravvivenza anche l’orso bruno marsicano la cui presenza, soprattutto sul territorio di Bisegna, risulta stabile da decenni. Se fino a qualche giorno fa si parlava di gesto premeditato intorno a un’unica regia criminale, gli ultimi ritrovamenti allargano il raggio dell’inchiesta della magistratura e fanno ipotizzare che dietro alle uccisioni potrebbe esserci più di una mano criminale. L’inchiesta diventa quindi plurale e si sdoppia: un fascicolo è stato aperto dalla Procura di Avezzano per le carcasse rinvenute a Bisegna, mentre un altro dalla Procura di Sulmona con il procuratore Luciano D’Angelo che ha dato una direzione precisa all’attività investigativa.

L’ipotesi di reato è uccisione ingiustificata di animali. Mercoledì il procuratore ha convocato un summit urgente all’ultimo piano del palazzo di giustizia peligno per fare il punto della situazione e organizzare un gruppo interforze che è composto del direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Luciano Sammarone, dagli agenti di polizia giudiziaria della procura sulmonese e dai carabinieri forestali che stanno rafforzando i controlli nelle aree montane, oltre ai guardiaparco. Compito del gruppo sarà quello di proteggere la specie ma anche di alzare il livello di prevenzione e repressive. Fin dai primi accertamenti, condotti con il supporto del Nucleo cinofilo antiveleno del Parco d’Abruzzo, intervenuto immediatamente sul posto, erano emersi elementi che facevano ipotizzare la presenza di esche avvelenate. La conferma era arrivata con il ritrovamento e il sequestro di undici bocconi imbottiti di sostanze altamente tossiche. Le carcasse degli animali e il materiale rinvenuto, comprese le esche, sono stati sottoposti a sequestro e messi a disposizione della magistratura.

Il Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise ha parlato di quadro gravissimo, spiegando che dal primo rinvenimento sono proseguite le perlustrazioni e i rastrellamenti con il personale e il supporto dei cani antiveleno del Parco e dei carabinieri forestali della stazione di Assergi. «Il quadro che emerge è gravissimo», dicono dagli uffici dell’Ente a Pescasseroli, «e anche se in alcune aree non sono stati ancora rinvenuti bocconi avvelenati o reperti che fanno chiaramente pensare all’avvelenamento, la presenza di più specie morte negli stessi contesti rende fortissimo il sospetto che ci si trovi di fronte ad altri episodi di avvelenamento. Siamo al lavoro per accertare le cause di morte e acquisire elementi utili alle indagini. La situazione è drammatica per dimensione del fenomeno che è difficile anche solo doverne parlare». Questi episodi, evidenziano ora gli ecologisti, a partire dal Wwf, mettono a rischio anche la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano, ormai presente con una popolazione di poche decine di individui proprio nelle aree investite dalla strage di lupi. L’associazione ricorda che lo stesso ministero della Salute, considerato il serio rischio di avvelenamento per la popolazione umana, per gli animali e il grave rischio di inquinamento ambientale, con l’ordinanza dell’8 agosto 2025 ha ribadito il divieto di utilizzo e abbandono di esche e bocconi.

A sollecitare l’attivazione di un tavolo nazionale a Pescasseroli per la tutela della fauna e per la sicurezza è Legambiente che esprime vicinanza al Parco nazionale. «Si tratta della pagina più brutta del nostro Paese e una vergogna nazionale, che mina anche il lavoro di tutela e conservazione della biodiversità portato avanti in questi anni con impegno, rigore scientifico e passione dal Parco nazionale tra i più antichi d’Italia» scrive l’associazione. «Il Governo esca dal suo silenzio, invece di alimentare un sentimento e politiche anti-lupo e anziché perdere tempo con la calendarizzazione in parlamento di disegni di legge come il 1552 fortemente peggiorativi sulla tutela della fauna e degli animali selvatici, si mobiliti a sostegno della tutela di questa specie protetta e si confronti e dia supporto al Parco nazionale», conclude Legambiente.

Richiesta che si pone sulla stessa lunghezza d’onda con quella fatta nei giorni scorsi da altre associazioni ambientaliste che hanno chiesto la predisposizione di un piano per la tutela del lupo. «È indispensabile adottare un piano urgente di tutela, con misure efficaci di contrasto al bracconaggio e agli avvelenamenti, oggi tra le principali cause di morte. In un contesto tanto critico, non è pensabile né giustificabile promuovere l’uccisione deliberata dello Stato di ulteriori individui, poiché ciò aggraverebbe una situazione già estremamente compromessa e sarebbe un’azione contraria agli obblighi di conservazione delle specie protette tutelate da diritto italiano ed europeo», ripetono gli ambientalisti. Anche perché la preoccupazione sale.

@RIPRODUZIONE RISERVATA