20 febbraio

Oggi, ma nel 1971, a Marino, in provincia di Roma, in via Romana, nella villa dell’attrice e modella Sylva Koscina, mentre lei era a Città del Capo a girare un film, l’ex guardiano notturno, Giovanni Galati, di 44 anni, uccideva, a colpi di pistola Beretta calibro 22, per risentimento verso il suo trattamento lavorativo, il fattore Giovanni Quinzi, di 49, la moglie Pasqualina Cardigni, di 43, anche lei addetta alla residenza, e l’autista Gino Pollini, di 23. Il fatto di sangue (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “La Stampa” del 21 febbraio 1971) avveniva a 23 chilometri dalla Capitale. Sotto gli occhi di Vincenzo Vitalini, giardiniere, ultimo assunto a servizio nella dimora. L’assassino, di origine calabrese, già carabiniere fino al ‘51, padre di sei figli, era stato preso in servizio a 120mila lire al mese, ma aveva forti rimostranze perché si sentiva perseguitato e vessato dagli altri dipendenti. Si costituiva nella locale stazione dell’Arma spiegando d’essere stato ostacolato e di aver aperto il fuoco “per difendersi”. L’arma utilizzata per la mattanza gli era stata affidata dalla proprietaria dell’immobile per sorvegliare i 3 ettari di parco intorno al casale ottocentesco e per intervenire contro eventuali ladri. Tra le ammissioni, Galati rivelerà che per l’ira e per gli emolumenti arretrati non corrisposti avrebbe fatto fuori anche la Koscina. L’avvenente soubrette, di Zagabria, di 38 anni, croata di Jugoslavia naturalizzata italiana, filo-titina, indossatrice inizialmente per stilisti come Roberto Capucci ed Emilio Schubert, e successivamente per la pellicceria Mec & Gregory’s, era reputata dagli addetti ai lavori tra le interpreti più richieste del grande schermo tricolore in tutte le declinazioni cinematografiche soprattutto negli anni ’60, ovvero prima di passare alla televisione. Aveva esordito nel 1955 con Totò, in “Siamo uomini o caporali”, del regista Camillo Mastrocinque. Si offrirà pubblicamente di fungere da madre alle due orfanelle delle vittime, Silvana di 15 e Duilia di 11 anni, adottandole, ma per complicazioni legali dovrà optare per la sola tutela. Il triplice omicida Galati, invece, l’1 dicembre successivo, verrà condannato a 27 anni di reclusione, in primo grado, dalla corte d’assise di Frosinone. Poi, in appello, il 28 maggio 1973, la pena sarà ridotta a 23 anni di cella. La villa del delitto verrà messa in vendita l’1 ottobre 1976 per cercare di coprire i debiti accumulati dalla stella dello spettacolo dalla vita comunque dispendiosa.

