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20 gennaio

20 Gennaio 2026

Oggi, ma nel 1976, a Padova, al civico 27 di via Lucindo Faggin, all’Arcella, nello sgabuzzino, largo un metro e mezzo ed usato come spogliatoio, del piano terra della villetta con la quale viveva con la madre, veniva assassinata con 59 fendenti di un coltello dalla lama lunga 20 centimetri e spessa 22 millimetri Margherita Magello, studentessa universitaria di Lingue e letterature straniere di 24 anni, originaria di Noventa di Piave, prossima alla laurea in Inglese nell'ateneo cittadino. Era fidanzata con "Mario", giovane ingegnere padovano. Il corpo senza vita, completamente nudo, riverso in una pozza di sangue, verrà ritrovato, alle 18, dalla mamma Maria Giuseppina Rossi. L’inquilino del piano di sopra, il tenente dell’Aeronautica militare Paolo Cagni non era in casa. Massimo Carlotto, di 19 anni, militante di Lotta continua, liceale dello scientifico " Eugenio Curiel" padovano, legato sentimentalmente a Francesca Bolzanella, cognato dell’ufficiale Cagni già menzionato, era presente negli ultimi istanti di vita della ragazza. Si costituirà, alle 22, ai carabinieri della stazione di Prato della Valle raccontando di aver tentato di soccorrerla. Il femminicidio (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “La Stampa”, del 22 gennaio di quel 1976, a firma di Giuliano Marchesini), avvolto nel mistero, getterà non poco scompiglio nell’opinione pubblica non solo padovana. E spaccherà il Belpaese tra innocentisti e colpevolisti. Infiammerà anche il risentimento delle femministe padovane che considereranno, almeno in prima battuta, la giovane vittima essere l’ennesima malcapitata fatta fuori da un lui per motivi passionali. In realtà la vicenda avrà sviluppi e iter giudiziario ben più articolati. Il futuro scrittore di fama internazionale di gialli, noir e romanzi “hard boiled”, che si riterrà sempre innocente, verrà assolto, in primo grado, a Padova, il 6 maggio 1978, per insufficienza di prove. Poi verrà ritenuto colpevole, in appello, a Venezia, il 19 dicembre 1979, rimediando 18 anni di reclusione. Pena che, il 19 novembre 1982, diverrà definitiva dopo il passaggio in Corte di cassazione. Carlotto verrà preso in Messico, da latitante, dopo essere passato per Francia e Spagna. Poi il processo verrà riaperto perché verrà presentata istanza di revisione alla Cassazione il 20 giugno 1988. Nel frattempo problemi lo terranno lontano dalle sbarre. La revisione verrà accordata il 30 gennaio 1989 annullando la sentenza definitiva. Il 5 luglio 1991 il caso passerà alla Corte costituzionale per decidere se applicare il vecchio o il nuovo Codice di procedura penale. Il 25 novembre 1992 verrà condannato, ancora dalla Cassazione, a passare altri 10 anni in carcere. L’8 aprile 1993, dopo averne trascorsi 6 in cella verrà graziato dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. E il 29 gennaio 2004 otterrà, dal tribunale di Cagliari, anche la riabilitazione riacquistando i diritti civili e politici.