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22 giugno

22 Giugno 2026

Oggi, ma nel 1990, a Berlino, in Germania, sulla Friedrichstraße, all’incrocio con la Zimmerstraße, veniva rimosso il Checkpoint Charlie, la guardiola di legno passaggio obbligatorio per chi volesse spostarsi legalmente da una porzione all’altra della città divisa militarmente, tra ovest ed est, dal muro innalzato il 13 agosto 1961 e buttato giù il 9 novembre 1989. Era stato controllato dagli americani e il cartello in varie lingue avvisava il personale in transito (nella foto, particolare, appeso alla gru durante la cerimonia di disinstallazione, proprio quel 22 giugno ’90, alla presenza delle autorità).

Era divenuto, oltre che uno dei tristemente noti emblemi della guerra fredda, il più popolare dei sette punti di passaggio autorizzati tra i due segmenti avversari della stessa città, al 31 agosto ’61. Vi si erano drammaticamente fronteggiati i carri armati statunitensi, M 48 Palton, e sovietici, T 55, il 25 ottobre 1961, nella cosiddetta crisi berlinese. A ridosso del Charlie, che si chiamava così dalla terza lettera dell’alfabeto adottato dalla Nato, vi era stato ferocemente lasciato morire, come monito agli eventuali e non infrequenti emuli di belle speranze, il muratore Peter Fechter.

Malcapitato di 18 anni, ventisettesima vittima della cinta divisoria lunga 155 chilometri, colpito al bacino dalle fucilate delle guardie di confine, mentre tentava di passare dalla Repubblica democratica tedesca, il quartiere Urss di Mitte, per raggiungere quello Usa di Kreutzberg, con l’amico Helmut Kulbeik, che invece era riuscito a scavalcare. Per sua stessa ammissione, il Checkpoint Charlie era stato lo spunto che aveva consentito al cantautore bolognese Lucio Dalla nello scrivere il testo di “Futura”, brano inserito come traccia conclusiva di otto, nell’album “Dalla”, il tredicesimo inciso in studio, rilasciato il 13 settembre 1980 dall’etichetta discografica Rca italiana.