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23 giugno

23 Giugno 2026

Oggi, ma nel 1991, a San Vito di Locara di San Bonifacio, in provincia di Verona, Marcellina Peruffo, di 16 anni, uccideva, con un colpo di pistola alla tempia sinistra, il padre Pietro Peruffo, di 46, raccoglitore di rottami saltuario, mentre era a letto, per porre fine alle sevizie subite. Agiva su mandato della sorella maggiore, Maria Cristina Peruffo, di 20, pure lei vittima di angherie da anni, a sua volta spinta dal fidanzato Tiziano Albiero, di 29. Pietro Peruffo, insieme al fratello Giuseppe, il 12, il 16 e il 22 ottobre 1980, aveva stuprato tre giovani donne ed era stato trascinato in tribunale a rispondere dei suoi abusi e delle sue perversioni. Nel circondario era ben conosciuto per le sue abitudini sessuali, perpetrate sia in casa che fuori.

Nel tortuoso iter giudiziario le figlie accusate di parricidio si giustificheranno sottolineando come il padre fosse un ubriacone, un pervertito, uno scansafatiche, insomma un "mostro". Come riporterà anche il quotidiano milanese “Corriere della Sera” nell’edizione del 3 aprile 1992, a firma di Stefano Lorenzetto. Anche Walter e Marco Peruffi, gli altri due figli, venivano picchiati dalla vittima, ma a subire le attenzioni “intime” era soprattutto Marcellina (nella foto, particolare, dal “Corsera” del 27 marzo 1992, nel pezzo pure di Lorenzetto). La moglie, Lucia Vallarin, aveva anche denunciato il marito ai carabinieri, ma poi era tornata sui suoi passi.

Il 2 aprile 1992 Maria Cristina Peruffo e Tiziano Albiero verranno condannati a 13 anni di reclusione, in primo grado. Pena che, in appello, scenderà a 9 anni e 4 mesi. E poi diverrà definitiva dopo il passaggio in Corte di Cassazione. Mentre la minorenne Marcellina, quella che dopo aver premuto il grilletto aveva gridato, in veneto, per tutta l'abitazione, rivolta alla sorella Maria Cristina, “Go copà el mato”, ovvero "Ho fatto fuori il matto", verrà dichiarata non imputabile, presumibilmente per lo stato d’alterazione psichica al momento del compimento del gesto estremo.