24 novembre

Oggi, ma nel 1924, a Roma, nel colonnato di Gian Lorenzo Bernini nella piazza antistante la basilica di San Pietro, dove giocava con altre bambine, avveniva il ratto di Rosa “Rosina” Pelli, di due anni e mezzo, che verrà poi uccisa e il responsabile non sarà mai assicurato alla giustizia. Il cadaverino spunterà fuori il giorno successivo alla Balduina. L’omicidio, che si aggiungeva ad altri quattro simili già verificatisi in quel 1924 sempre nella Città eterna, destava enorme clamore mediatico. E spingerà lo stesso Benito Mussolini, sollecitando personalmente il capo della Polizia Arturo Bocchini, a trovare velocemente “il” o comunque “un” colpevole.
L’esecuzione del delitto verrà scaricata sul fotografo ambulante Gino Girolimoni, che sarà arrestato il 2 maggio 1927, che diverrà universalmente il mostro, benché assolutamente innocente, la cui immagine verrà sbattuta sulle prime pagine dei giornali, non solo del Belpaese. La sepoltura di Rosina, con lapide di marmo candido nel cimitero monumentale del Verano, verrà promossa dalla regina Elena di Savoia. Girolimoni (nella foto, particolare), romano, classe 1889, che si dava da fare anche come mediatore per gli operai vittime di infortuni sul lavoro, verrà accusato d’essere stato il bieco individuo vestito di scuro, letteralmente “l’uomo nero” stando alle feroci cronache del tempo, rapitore e stupratore di sette giovincelle, delle quali cinque assassinate, nel lasso di tempo tra il 1924 e il 1927.
Verrà scagionato e prosciolto da ogni accusa senza neanche essere processato, solo l’8 marzo 1928. Particolarmente grazie allo sforzo investigativo del questore di Pubblica sicurezza Giuseppe Dosi, che tra l’altro oltre ad essere uno dei principali fautori dell’istituzione dell’Interpol, organizzazione della quale sarà anche direttore dell’ufficio italiano con sede nel Palazzo del Viminale, sarà anche colui che, insieme alla spia dell’Ovra, la polizia politica mussoliniana, Carlo Quaglia, sventerà l’attentato al Duce architettato dall’ex deputato socialista unitario Tito Zaniboni da Monzambano dalla finestra dell’hotel Dragoni dell’Urbe il 4 novembre 1925. Ma Girolimoni avrà l’esistenza letteralmente disintegrata e il suo cognome diverrà icasticamente sinonimo di pedofilo e di depravato, non solo all’ombra del Vaticano.
Il film del 1972, del regista Damiano Damiani, con l’attore ciociaro Nino Manfredi nel ruolo di Girolimoni, imbrigliato nel drammatico errore giudiziario, intitolato proprio “Girolimoni, il mostro di Roma”, diverrà pellicola di culto. Oltre quello di Rosina Pelli, gli altri casi che verranno addossati a Girolimoni saranno: quello di Emma Giacomini, di quattro anni, che il 31 marzo 1924, a Monte Mario, era stata rinvenuta ancora viva benché con segni di violenza sul corpicino; quello di Bianca Carlieri, di tre anni, che il 4 giugno 1924, a ridosso della basilica di San Paolo, era stata trovata strangolata; quello di Elsa Berni, di 6 anni, che il 25 maggio 1925 verrà scovata senza vita sul Lungotevere Gianicolese; quello di Celeste Tagliaferro, di 18 mesi, che il 26 agosto 1925 verrà recuperata ancora in vita, ma fortemente provata, allo Scalo Tuscolano; quello di Elvira Coletti, di 6 anni, che nella stessa giornata del 26 agosto ’25 verrà rinvenuta ugualmente seviziata benché viva, al Ponte Michelangelo; quello di Armanda Leonardi, di cinque anni, che il 12 marzo 1927, all’Aventino, verrà ritrovata cadavere.
