25 febbraio

Oggi, ma nel 1958, a Torino, in via Antonio Fontanesi 20, nella bottega di calzolaio adibita a dormitorio, veniva rinvenuto il corpo senza vita di Mario Giliberti, di 27 anni, operaio pugliese della Fiat, freddato 72 ore prima con cinque stilettate e lasciato nel letto in una pozza di sangue con un biglietto di sfida con sopra scritto: «Riuscirete a trovare l’assassino?», firmato «Diabolich». Vergato ancora senza la “k” finale. Il lestofante s’era ispirato al romanzo “Diabolic (Uccidevano di notte)”, col titolo privo della consonante “h” conclusiva, dell’anno precedente, 1957, di Bill Skyline, nome d’arte del romano Italo Fasan.
Il fatto di sangue – nelle cronache del tempo gradualmente le coltellate, due al cuore, altrettante al collo e una al petto, inferte con trincetto da scarpaio, saliranno dalle reali cinque alle surreali diciotto (si veda il pezzo intitolato “L’assassino che si firmava Diabolich”, sul giornale milanese “Corriere della Sera” del 23 marzo 2008, a firma di Alessandro Perissinotto) – avveniva quattro anni prima che, nel novembre 1962, per i tipi della casa editrice di famiglia, Astorina, le sorelle Angela e Luciana Giussani trasformassero l’ignoto sicario del capoluogo piemontese nel fumetto dell’enigmatico ladro gentiluomo di Clerville. Quello mascherato e vestito di nero perennemente inseguito dal commissario Ginko e accompagnato sulla sinuosa Jaguar E-Type dalla conturbante Eva Kant.
Il killer aveva portato via dalla umile dimora di Giliberti, immigrato undici mesi addietro da Lucera, in quel di Foggia, 30mila lire più un anello ed un bracciale d’oro, un orologio da polso e due sveglie. Lo sventurato, sparito dallo stabilimento di Mirafiori, detto “La Feroce”, dal 16 febbraio avrebbe dovuto sposare ad aprile la fidanzata, Luisa Bianchi, di Lodi, alla quale era legato sentimentalmente dal 1954. Ma che non vedeva dal Natale 1956. L’alloggio di fortuna era stato ceduto alla vittima dal cugino Giuseppe De Marco, di 48, che vi aveva installato l’attività di ciabattino prima di spostarsi a vivere al civico 156 di via Onorato Vigliani.
Seguiranno due lettere, siglate sempre “Diabolich”, che verranno indirizzate alla redazione del quotidiano torinese “La Stampa”, contenenti anche minacce (nella foto, particolare, la notizia riportata sulla “Stampa” del 2 marzo di quel 1958). Poi, proprio quel 2 marzo, verrà sentito dagli esponenti della magistratura Aldo Cugini, bergamasco di 24, ex commilitone del malcapitato durante il servizio di leva. Verrà interrogato quale presunto responsabile dell’omicidio da libro giallo nonché supposto autore della corrispondenza attribuita a “Diabolich”. Ma poi verrà rilasciato, il 14 luglio successivo, poiché reputato totalmente estraneo al delitto. E il caso del “Diabolich” della città sabauda, che desterà enorme clamore mediatico, rimarrà senza un colpevole assicurato alla giustizia.

