3 febbraio

Oggi, ma nel 1956, a Bruxelles, in Belgio, la tubercolosi si portava via, a 39 anni, il pilota di Formula 1 belga Octave John “Johnny” Claes, che aveva gareggiato anche con vetture italiane per le scuderie del Tridente e del Cavallino rampante, ricordato per l’incidente occorso il 20 aprile 1951 durante la seconda giornata di prove ufficiali del VI Gran premio di Sanremo. Quello disputato il 22 aprile sul circuito cittadino di Ospedaletti, a corollario della prima edizione della kermesse canora del 29 gennaio, vinta da Nilla Pizzi col brano “Grazie dei fiori”. Lo schianto era della giornata del venerdì, preparatoria alla tappa ligure extra campionato mondiale della domenica. Claes, uscendo di strada alla massima velocità sul rettifilo d’arrivo, all’altezza delle tribune, nel tentativo d’imboccare la prima curva del tracciato, quella sopraelevata, sfondava le paratie di protezione e uccideva uno spettatore e ne feriva altri tre per la rottura dei freni della sua monoposto transalpina gialla, la Talbot Lago T26C da 4500 centimetri cubici (nella foto, particolare, modellino “0916” realizzato dalla Cartrix di Alicante, in scala 1:32, omaggio al Claes del Gran premio d’Inghilterra del 13 maggio ’50 a Silverstone, in serie limitata di 1500 esemplari). Tra gli sventurati vi era anche una donna. Claes, uscito fisicamente illeso dall’impatto, non ne era venuto fuori altrettanto sul piano emotivo. L’accaduto, infatti, lo aveva portato a non voler assolutamente prendere parte alla competizione. Sfida che era stata poi vinta da Alberto Ascari su Ferrari 375. I malcapitati erano stati: Antonio Cavestri, di 44 anni, deceduto nell’ospedale cittadino per la frattura della volta cranica, la moglie, Argia Spagna, di 34, Giovanni Testori, Raimondo Venturi. Claes aveva partecipato a 25 appuntamenti della massima divisione motoristica a quattro ruote, nel 1950-1953 e poi nel 1955, facendo registrare 23 partenze. Aveva vinto, per due volte, il 19 agosto 1951 e il 23 agosto 1953, nell’autodromo di Spa-Francorchamps a Stavelot, la prestigiosa e sfiancante Marathon de la route, ovvero il rally Liegi-Roma-Liegi, da 5.131 chilometri in unica tappa, organizzata per la prima volta nel 1931. La prima volta, alla guida della Jaguar XK 120, col connazionale Jacques Icks, il padre di “Jacky”, come navigatore. La seconda, su Lancia Aurelia B 20 GT, con un altro belga, Jean Trasenter, come copilota. Era nato a Fulham di Londra da padre belga e madre scozzese e aveva debuttato al volante, nel 1947, con un’altra Talbot Lago, regalatagli dal babbo. Lui fondamentalmente era un trombettista jazz e aveva anche fondato il suo complesso con Max Jones e Billy Mason. Ma a partire dal 1947 aveva anche preso a frequentare i driver d'alto livello per offrire il suo servizio da interprete, essendo bilingue francese e inglese. Il suo momento topico s’era consumato a Parigi, nel 34° Gran premio de l’ACF, il 21 settembre ‘47.

