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9 dicembre

9 Dicembre 2025

Oggi, ma nel 1946, a Vetriolo di Levico Terme, in provincia di Trento, Aldo Garollo, di 20 anni, uccideva, a colpi di "Maschinenpistole", una sorta di mitraglietta utilizzata anche dai nazisti, il padre Adolfo, di 57, proprietario dell’albergo Miramonti, già ufficiale dell’esercito austroungarico nella grande guerra, la madre Antonia, di 51, più i vicini Giulia Toller, di 54, titolare del limitrofo hotel Avvenire, insieme ai figli Narciso e Sergio Avancini, di 26 e di 20. Feriva di striscio la sorella Adelia, di 25, che la sera prima s’era fidanzata ufficialmente con Luigi Galvan, residente ad un chilometro di distanza. Prima di confessare aveva inscenato una rapina finita nel sangue che, stando al racconto, sarebbe stata messa a segno da ex soldati tedeschi dediti ancora a scorribande in Valsugana. In realtà Aldo -che per la freddezza adottata nei riguardi delle sue vittime verrà soprannominato “Il mostro di Vetriolo”, ma anche “La belva di Vetriolo”- voleva vendicarsi di Sergio Avancini. Quest'ultimo aveva spifferato al padre Adolfo Garollo una serie di bravate, incluse rapine, messe a segno da Aldo insieme al fratello Narciso soprattutto nella fase conclusiva del secondo conflitto mondiale. Mentre con i genitori l’attrito era dato dall’essere loro due da freno per i suoi stravizi. Aldo Garollo, infatti, era dedito a spassarsela con donne e a trastullarsi nei tabarin e spendere soldi che non gli bastavano mai in varie forme di divertimento. Ed era poco incline al lavoro e ancor meno propenso al restare in quella località così inadatta alle sue mire di condurre una bella vita. L’azione armata desterà enorme clamore mediatico. Ancor più quando spunterà fuori il dettaglio della falsa testimonianza della sorella Adelia che aveva barattato il silenzio sulla vera natura della mattanza con l’aver salva la vita. Il 29 ottobre 1965 Aldo Garollo verrà condannato all’ergastolo, in via definitiva, dopo il passaggio in Corte di cassazione. Trascorrerà anche un lasso di tempo nell’ospedale psichiatrico giudiziario criminale di Aversa. Il 23 febbraio 1976, a Vercelli, ancora in libertà condizionale, si sposerà con la coetanea Carla Cavallo (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “La Stampa” del 24 febbraio 1976), conosciuta per lettera quando lui era recluso nel penitenziario di Porto Azzurro, in quel di Livorno.