Vasto

Andrea ucciso a 21 anni, il pianto del padre assassino: «Non ricordo, volevo difendermi»

22 Aprile 2026

Si dispera il dirigente Asl che ha confessato di aver ammazzato il figlio 21enne con tre colpi di ascia

VASTO. Lucidità alternata allo sconforto. È l’altalena drammatica di Antonio Sciorilli, il dirigente Asl di 52 anni che domenica scorsa ha ucciso il figlio Andrea, 21enne, con tre colpi di ascia. L’avvocato ha trascorso nel silenzio il suo primo giorno nel carcere di Torre Sinello, a Vasto. Un atteggiamento che racconta la distruzione di un uomo che da tempo lottava contro gli umori sempre più violenti del figlio. Un ragazzo con cui non riusciva più a dialogare. Una persona che all’esterno di casa appariva tranquilla ma che, all’interno delle mura domestiche, rivelava in modo violento la sua ostilità alle regole familiari. A squarciare il silenzio di Sciorilli, ieri mattina, è arrivato un pianto liberatorio: ha pianto tanto il 52enne durante il colloquio con il proprio legale, l’avvocato Massimiliano Baccalà, che è anche uno dei suoi più cari amici. Il legale è rimasto con lui per quasi due ore.

Erano le 12 quando Baccalà è uscito dal carcere: «Antonio Sciorilli è in stato di choc», dichiara il legale, «alterna momenti di lucidità a momenti di confusione. Mentre ricorda, piange ma non ricorda tutto. Ci sono molti passaggi che lui ha rimosso». Nel racconto di Sciorilli ci sono buchi e passaggi diversi dalla ricostruzione degli inquirenti. «Non c’è stata una discussione violenta alle 14», dice Baccalà, «e l’omicidio non è certo scaturito dal fatto che il ragazzo non volesse trasferirsi a Piacenza. In realtà, da tempo le discussioni erano quasi quotidiane e Andrea, a detta del mio cliente, era spesso violento. Il giorno dell’omicidio, Andrea si è alzato in tarda mattinata e sarebbe dovuto andare a pranzo dalla nonna», spiega l’avvocato Baccalà. La lite tra padre e figlio è avvenuta prima di pranzo. «Sciorilli mi ha detto che il figlio gli si è parato contro brandendo un coltello a serramanico. Non era l’unica arma che Andrea aveva. In altre occasioni, il mio cliente aveva trovato dei coltelli e li aveva nascosti. Il giovane era spesso violento».

L’avvocato Baccalà e il collega Alessandro Orlando che lo affianca ritengono che l’omicidio possa configurarsi come eccesso di legittima difesa. «È tutto da vedere», afferma Baccalà, «né io né il mio collega abbiamo visto gli atti. Non ho avuto modo di leggere le dichiarazioni dei condomini che sono stati ascoltati dai carabinieri. Attendo di leggere con attenzione quelle dichiarazioni». Domani dovrebbe esserci l’udienza di convalida del fermo. Intanto, ci saranno due passaggi fondamentali per ricostruire lo scenario in cui è maturato il delitto e i ruoli di vittima e omicida: una perizia sui cellulari di Andrea e Antonio Sciorilli e l’autopsia che sarà eseguita oggi a Chieti dal medico legale Ildo Polidoro. La perizia sui telefoni è stata richiesta dalla Procura per chiarire gli spostamenti e le frequentazioni della vittima, i messaggi del ragazzo con familiari e amici, negli ultimi mesi e nei giorni precedenti il delitto.

La perizia è stata affidata al consulente Davide Ortolano. La consulenza tecnica sui tabulati dei cellulari sarà strumentale anche per la difesa di Sciorilli che sostiene di non avere avuto nessuna intenzione di uccidere il figlio. L’arresto di Sciorilli è avvenuto in stato di quasi flagranza. Entro 48 ore i magistrati decideranno l’eventuale convalida e formuleranno l’ipotesi di reato. «Domani mattina (oggi, ndc) tornerò in carcere insieme al collega Orlando per ascoltare ancora Sciorilli, sperando di trovarlo meno provato», spiega l’avvocato. «Ho chiesto alla dirigente del carcere una visita medica e un’assistenza continua del mio cliente. I momenti di buio raccontano lo stato in cui è. Antonio Sciorilli sta male perché si trova suo malgrado a vivere una situazione che mai avrebbe immaginato. Lui non è un violento. È una persona estremamente pacata al pari della moglie e della figlia. Da tempo soffriva per le continue tensioni in famiglia».

Ci sono però passaggi della vicenda che devono essere chiariti ma che comunque non depongono a favore dell’accusato. Se davvero il professionista ha colpito il figlio con un’ascia per difendersi, perché quando il ragazzo è caduto non ha immediatamente chiamato i soccorsi? Perché ha trascinato il corpo nel garage? Difficile pensare che volesse portarlo personalmente in ospedale. «Questo è uno dei passaggi che il mio cliente non ricorda e piange», afferma Baccalà. Le dichiarazioni rilasciate dal testimone oculare sembrano riferire un tentativo di portare via il corpo martoriato del figlio. Quel testimone potrebbe fornire anche altri elementi utili alle indagini.

La direzione del carcere ha disposto una vigilanza continua del professionista oltre al supporto psicologico. L’uomo, che è in isolamento, è guardato a vista e dalla stanza in cui si trova sono stati tolti tutti gli oggetti che potrebbe usare contro se stesso. Ma ad avere bisogno in queste ore di aiuto e supporto è anche la moglie di Sciorilli, Sabrina: la donna ha perso un figlio e il marito è in carcere. «Siamo seriamente preoccupati per lei», dicono i colleghi del supermercato Conad nel quale la donna lavorava.

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