Assalto sventato ai portavalori, i giudici escludono l’aggravante: “Non c’è il metodo mafioso”

La decisione del tribunale distrettuale della libertà di Bologna dà ragione alla procura di Chieti. La banda armata era stata bloccata dalla polizia nell’ambito dell’inchiesta nata dopo la rapina di Ortona. (Nella foto, i poliziotti dei Nocs in azione nelle campagne emiliane)
CHIETI. Il Tribunale distrettuale della libertà di Bologna ha escluso l’aggravante del metodo mafioso per la banda armata che, lo scorso 28 marzo, era stata catturata a Vignola (Modena) dalla polizia di Stato e della procura di Chieti prima di un assalto milionario sull’autostrada A1. I criminali erano stati bloccati nell’ambito di un’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Giampiero Di Florio e dal pubblico ministero Giancarlo Ciani, nata dopo l’assalto a colpi di Kalashnikov ed esplosivo avvenuto a Ortona, sull’autostrada A14, lo scorso 5 gennaio, quando un gruppo organizzato aveva rapinato un portavalori della ditta Aquila impossessandosi di oltre 400.000 euro. Fin dai giorni successivi, la squadra mobile teatina – diretta dal commissario capo Francesco D’Antonio – ha raccolto importanti elementi investigativi verso soggetti residenti nell’area di Cerignola. Indizi tali da consentire l’avvio di intercettazioni telefoniche nei confronti di personaggi che hanno avuto un ruolo attivo nell’assalto in autostrada. Controllando ininterrottamente i loro movimenti, e allargando di giorno in giorno il cerchio, gli investigatori sono arrivati fino al covo in provincia di Modena. Il blitz, con l’ausilio del Nucleo operativo centrale di sicurezza (Nocs), ha consentito di bloccare in flagranza quasi tutti gli appartenenti al commando, che puntavano a un bottino di circa otto milioni di euro in oro.
A chiedere la convalida degli arresti, per competenza territoriale, è stata la procura della Repubblica di Modena, che ha contestato ai rapinatori anche il metodo mafioso e la rapina di “gruppo”. Il fascicolo è passato alla Direzione distrettuale di Bologna, che ha reiterato le misure cautelari.
Ma ieri pomeriggio, a seguito del ricorso presentato da 12 dei 16 arrestati, il tribunale distrettuale del riesame ha riformato l’ordinanza, ritenendo non sussistente l’aggravante prevista dall’articolo 416 bis del codice penale. Non ha retto il vaglio del tribunale della libertà, dunque, la tesi secondo cui il metodo mafioso, come sostenuto dal giudice per le indagini preliminari di Bologna, «non presuppone necessariamente la partecipazione degli indagati a un’associazione mafiosa ma può ravvisarsi nelle modalità esecutive dell’azione, e in particolare nelle modalità paramilitari utilizzate dagli indagati per assaltare il portavalori e, dunque, attraverso la predisposizione di temibili mezzi di attacco e difesa da usare anche contro l’eventuale intervento delle forze dell’ordine». Gli arrestati restano rinchiusi in carcere. Le motivazioni saranno depositate entro 45 giorni. La decisione di ieri sembra destinata a incidere, inevitabilmente, anche sulle contestazioni e le relative aggravanti per la rapina di Ortona.
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