Stupro di gruppo su una minorenne a Rancitelli: giudizio immediato per i due fratelli

La violenza si verificò a Pescara il 13 febbraio del 2025 nell'atrio semichiuso di un immobile di Rancitelli dove abitano i due fratelli ora finiti a processo (un minore e un maggiorenne)
PESCARA. Arriva al suo epilogo, davanti a due giudici diversi, lo stupro di gruppo che si verificò a Pescara il 13 febbraio del 2025 nell'atrio semichiuso di un immobile di Rancitelli dove abitano i due fratelli ora finiti a processo (un minore e un maggiorenne). È lì che una ragazza minorenne fuggita da una comunità di Ripa Teatina con una sua amica, sarebbe stata fatta ubriacare per poi subire violenza sessuale. Per i due imputati, le rispettive procure, quella minorile dell’Aquila (con la pm Angela D’Egidio), e quella di Pescara dove verrà giudicato il maggiorenne (con la pm Anna Benigni), hanno chiesto il giudizio immediato dopo un’accurata e complessa inchiesta.
I legali dei due imputati, Melania Navelli e Angelo Pettinella, per il minore hanno optato per il rito abbreviato che si terrà l'11 maggio davanti al gip del tribunale dei minori dell'Aquila, mentre per il maggiorenne andranno avanti con il dibattimento ordinario (prima udienza il 15 giugno a Pescara).
Una storia maturata in un ambiente caratterizzato da un degrado culturale e ambientale dove la vittima, ormai ubriaca per aver consumato vodka offerta dagli imputati (stando all’accusa) venne abusata non prima di essere stata “offerta” anche ad alcuni loro amici che rifiutarono, tranne un minorenne, peraltro non imputabile perché all’epoca aveva meno di 14 anni.
Secondo quanto ricostruito, le due ragazze volevano fuggire a Roma e contattarono questo conoscente della vittima (il fratello maggiore) che le andò a prelevare alla fermata dell'autobus e le portò in quello scantinato dove si sarebbe consumato lo stupro. I due fratelli, sempre secondo l’accusa (circostanze peraltro poi cristallizzate in un incidente probatorio dove vennero sentite le due ragazze, ma anche altri tre amici dei fratelli che erano stati convocati, anche tramite chat o foto, a partecipare al “festino”), avrebbero avuto un ruolo attivo, quantomeno assistendo alla violenza e, pertanto, per la giustizia colpevoli anche se non hanno materialmente attuato l’abuso.
Nella ricostruzione fatta dai due magistrati (che hanno partecipato in maniera congiunta all’incidente probatorio), mentre il minore allontanava l’amica dal luogo dove si consumò la violenza, il maggiorenne «tratteneva e palpeggiava» la vittima, «incitando al compimento di atti sessuali con la stessa, incapace di opporre rifiuto e di esprimere valido consenso in quanto ubriaca», mentre sopraggiungeva il minore non imputabile che abusava della vittima, incoraggiato dagli altri.
Nelle due misure cautelari adottate in maniera distinta per i due fratelli (il maggiorenne finì in carcere e poi ai domiciliari per problemi di salute, mentre il minore in una comunità) i rispettivi gip hanno ricostruito nei dettagli le varie azioni e anche il comportamento degli amici che non erano presenti al fatto, ma vennero informati dai due imputati tramite chat. Poi, consumata la violenza, a una delle ragazze venne consentito di chiamare la madre che, a sua volta, contattò la Comunità che andò a prelevare la vittima dove il maggiorenne l’aveva accompagnata.
La responsabile della Comunità, che secondo la procura ebbe un comportamento discutibile in quanto non voleva coinvolgere in quella storia il suo compagno (un carabiniere in servizio finito anche lui sotto inchiesta per non aver relazionato l’accaduto), che era con lei al momento in cui le ragazze vennero prelevate, confermò il fatto che le due erano ubriache, ma soltanto il giorno dopo portò la ragazza a fare la denuncia, ritardando di 24 ore gli accertamenti medici che non diedero i risultati sperati per il tempo trascorso. L'attendibilità delle due ragazze è stata poi confermata da una consulente psicologa che ha riconosciuto la capacità delle due minori di riferire sui fatti.
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