Bambini del bosco, ecco le carte che dimostrano i vaccini fatti

I tre figli di Catherine e Nathan sono iscritti al sistema sanitario nazionale e hanno un pediatra. Gli atti delle Asl di Chieti e di Teramo smentiscono la tesi della famiglia “no vax”
PALMOLI. Vivere assecondando la natura, tra gli alberi e la terra, non significa dichiarare guerra alla medicina o voltare le spalle al progresso scientifico. I tre bambini che, fino a giovedì scorso, correvano liberi nel bosco di contrada Mondola a Palmoli hanno conosciuto i medici, hanno fatto ricorso alla sanità pubblica e sono stati vaccinati, almeno in parte. È una certezza scritta nero su bianco in una serie di documenti ufficiali custoditi nei database della Asl Lanciano Vasto Chieti e di quella di Teramo. Quest’ultima è competente per territorio perché, prima di cercare il suo rifugio nell’entroterra vastese, la famiglia Trevallion-Birmingham aveva vissuto a Torano Nuovo, in Val Vibrata. È lì che sono nati i tre figli della coppia, quegli stessi bambini che il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso di allontanare e collocare in una struttura protetta a Vasto dopo la sospensione della responsabilità genitoriale.
Alla figlia maggiore, otto anni, tra la fine del 2017 e il 2018, sono state inoculate le prime tre dosi dell’esavalente, il vaccino che protegge i più piccoli da minacce invisibili come il polio, la difterite, il tetano, l’epatite B, la pertosse e le infezioni responsabili di malattie gravi come meningite, epiglottite e polmonite. Nello stesso periodo, la piccola è stata immunizzata anche contro morbillo, parotite, rosolia e varicella. Un percorso diverso, ma non assente, è quello disegnato per i gemellini di sei anni, che hanno ricevuto regolarmente le prime due dosi di esavalente.
Questa documentazione sanitaria, che il Centro ha potuto consultare, sgretola pezzo dopo pezzo la narrazione monolitica che ha dipinto la famiglia del bosco come una roccaforte ideologica No Vax, pronta a sacrificare la salute dei figli sull’altare di una credenza antiscientifica. La realtà, finita prepotentemente sotto i riflettori dell’opinione pubblica e della stampa internazionale, appare molto più sfumata, umana e complessa di una caricatura da social network. C’è un altro dettaglio fondamentale che emerge dalle carte: i tre piccoli non sono fantasmi per il sistema sanitario nazionale. Possiedono regolarmente il libretto sanitario della Asl teatina, dal quale risulta la competenza del distretto di Gissi ed è indicato chiaramente il nome del medico curante. Più nel dettaglio, risultano formalmente assistiti dal professionista a partire dallo scorso 27 gennaio 2025.
La vita a impatto zero scelta da Nathan e Catherine, dunque, appare come il grande, radicale rifiuto dei ritmi frenetici e alienanti della società moderna, ma non delle sue scoperte utili. Non vivono in un medioevo autoimposto. Usano i telefoni cellulari per mantenere i contatti con amici e parenti sparsi per il mondo, accendono i computer per lavorare online, utilizzano l’automobile per gli spostamenti necessari e per recarsi al supermercato una volta a settimana. Usano il tablet per mostrare ai loro bimbi i documentari sulla natura e sugli animali, aprendo loro finestre sul mondo, e – ora lo sappiamo con certezza – hanno fatto ricorso anche ai vaccini, seppur non completando tutti i cicli previsti. È una selezione critica degli strumenti della modernità, non una negazione cieca.
Il quadro che emerge è quello di una famiglia che vive una quotidianità alternativa, certo, figlia di una scelta estrema e coraggiosa, ma all’insegna della propria libertà di autodeterminazione e senza demonizzare la scienza in toto. La realtà dei fatti spegne gli entusiasmi di quei gruppi No Vax e complottisti di varia natura che, negli ultimi giorni, hanno riempito i social network con le loro teorie, strumentalizzando la storia dolorosa di una famiglia che proprio da quel mondo spesso distorto e urlato di internet ha deciso di restare ben alla larga. Sono gli stessi gruppi che, cavalcando l’onda emotiva senza conoscere i dettagli sanitari reali, si sono scagliati con una valanga di messaggi carichi d’odio e minacce personali contro Cecilia Angrisano, la presidente del tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha firmato il provvedimento di allontanamento dei bimbi, una decisione che ha infiammato e diviso l’opinione pubblica.
In questo contesto di tensioni e fraintendimenti, anche la famosa controversa richiesta di 150.000 euro avanzata dai genitori per sottoporre i figli ai controlli medici assume i contorni della provocazione disperata, come evocato dalla difesa. Nathan e Catherine, nella stessa lettera con cui chiedevano questa sorta di cauzione impossibile, scritta nei giorni della fuga in provincia di Bologna mentre erano terrorizzati all’idea che venissero tolti loro i figli, si rivolgevano così all’assistente sociale, con parole che tradiscono angoscia più che sfida: «Da quasi un anno la nostra famiglia sta vivendo un’esperienza incredibilmente stressante e traumatica, senza aver fatto nulla. Nell’ambito delle nostre convinzioni e dei nostri diritti religiosi, abbiamo il diritto di continuare a socializzare, trascorrere del tempo con i nostri figli, meditare, festeggiare con loro, gli amici e i familiari che condividono le nostre convinzioni». E poi l’appello finale, che oggi suona come un presagio doloroso: «Se il benessere dei nostri tre figli fosse davvero una tua preoccupazione, allora dovresti capire e interessarti abbastanza da comprendere che hanno bisogno di pace». Chiedevano solo pace. Quella stessa pace che, giovedì scorso, l’arrivo degli assistenti sociali ha mandato in frantumi.

