29 novembre

Oggi, ma nel 1946, a Milano, in via San Gregorio, nell’appartamento posto al primo piano dello stabile al civico 40, dove risiedeva il suo amante Giuseppe Ricciardi con la famiglia, Caterina “Rina” Fort uccideva, per vendetta scatenata da gelosia, tramortendo a colpi di spranga di ferro e soffocando con stracci di cotone imbevuti d’ammoniaca infilati in bocca, Franca Pappalardo, di 40 anni, moglie del suo “Pippo” e i tre giovani eredi Ricciardi ovvero: “Giovannino”, di 7, “Pinuccia”, di 5, “Antoniuccio”, di 10 mesi. Giuseppe Ricciardi, di 35 anni, siciliano di Catania, era proprietario del negozio di tessuti di via Carlo Tenca nel quale l’assassina aveva lavorato come addetta alle vendite prima d’essere licenziata per intervento proprio della signora Franca venuta a conoscenza, arrivata da Catania il mese prima, della tresca sentimentale.
La Fort, che alla fine messa sotto pressione in Questura confesserà l’eccidio, aveva agito da sola, dopo aver bevuto del liquore tedesco al cumino Kummel offertole dalla Pappalardo. Il giorno successivo alla mattanza, il 30 novembre, sarà la nuova inserviente dello spaccio di stoffe, Pina Somaschini, andata a prendere le chiavi per aprire la bottega poiché il titolare era a Prato per approvvigionamenti, a scoprire i corpi senza vita. La Fort, di 31 anni, originaria della frazione Santa Lucia di Budoia, in provincia di Pordenone, residente in via Mauro Macchi 89, commessa nella pasticceria di via Lodovico Settala 43, separata da Giuseppe Benedet, di 34 anni, dimorato a Pianzano in quel di Treviso, con 105 trascorsi nel manicomio di Mombello, aveva conosciuto Ricciardi all’inizio di settembre dell’anno precedente dopo essersi trasferita nella città ambrosiana dalla sorella Anna, portinaia nel palazzo di via Panfilo Castaldi 28.
Nell’agire la Fort simulava la rapina, ma il neo commissario capo di Pubblica sicurezza Mario Nardone, di 31 anni, non si lasciava confondere. Era il super poliziotto, già promotore del 777, il primo centralino telefonico d’emergenza entrato in funzione proprio nella città ambrosiana il 3 settembre 1945 e antenato del 113, che si guadagnerà l’appellativo di “Maigret italiano” quando riuscirà a chiudere il caso della “Banda di via Osoppo”, la formazione di rapinatori di banche capeggiata da Ugo Ciappina che entrerà in azione il 27 febbraio 1958 e che verrà ritenuta dagli esperti di criminalità tricolore antesignana della “Ligera” meneghina. Verrà eternato nella serie per il piccolo schermo prodotta da Rai fiction, del 2012, in onda in 12 episodi da 50 minuti, sul primo canale della televisione di Stato, dal 6 settembre al 9 ottobre, per la regia di Fabrizio Costa, con l’attore Sergio Assisi quale interprete protagonista.
Il quadruplice omicidio commesso dalla Fort destava enorme clamore mediatico e l’iter giudiziario verrà seguito con grande attenzione nel Belpaese. Anche grazie ai pezzi del nerista di razza Dino Buzzati per il “Nuovo Corriere della Sera” che poi verranno riuniti nel volume I de “La nera di Buzzati”, raccolta dal 1926 al 1971, che sarà curata da Lorenzo Viganò, altra firma del “Corsera” e gran studioso del romanziere del “Deserto dei Tartari”, e uscirà nel 2002 per l’editore milanese Mondadori. Al processo (nella foto, particolare, la Fort nel gabbione degli imputati, nell’udienza d’apertura del processo di primo grado, nella corte d’assise milanese, il 10 gennaio 1950, col viso parzialmente celato dalla sciapa gialla che le farà conquistare il soprannome di “Belva con la sciarpa color canarino”). Il 9 aprile 1952 verrà condannata all’ergastolo, e la sentenza diverrà definitiva, il 25 novembre 1953, dopo il passaggio in Corte di cassazione.
Dopo aver soggiornato nelle patrie galere di Perugia, Trani e Firenze, il 12 settembre 1975 verrà graziata dal presidente della Repubblica Giovanni Leone. Tra le ricostruzioni della vicenda ci saranno anche le 192 pagine del volume della torinese Marta Barattia, regista teatrale e autrice diplomata alla Scuola Holden fondata dallo scrittore Alessandro Baricco, che sarà intitolato “La Belva di San Gregorio. Il caso Rina Fort”, che sarà pubblicato dalla casa editrice fiorentina Giunti, nel 2025.
