Berardi, dalla “cantera” alla serie B: quando il calcio è un vizio di famiglia

Il 19enne esterno del Pescara ha giocato nella ripresa contro la Juve Stabia. Nonno Carmine è stato dirigente biancazzurro e ha fondato la Pro Calcio, la società dalla quale è partito il nipote. Papà Simone, ex calciatore, ora insegna calcio anche in Africa: «Lorenzo è il nostro orgoglio»
PESCARA. Generazione B. Nonno Carmine, papà Simone e adesso Lorenzo Berardi. Il giovanissimo esterno del Pescara, con la partita di sabato contro la Juve Stabia, ha dato la stura alla sua carriera da professionista. Il primo contratto firmato a giugno, il debutto in B nella prima giornata contro il Cesena e sabato, finalmente, oltre 50 minuti in campo entrando al posto di Letizia nell’intervallo. Lorenzo Berardi, segnatevi questo nome. Dopo Matteo Dagasso, il prossimo talento “canterano” pescarese è lui. Appena 19enne ha già diversi minuti in serie B, dopo i gol a grappoli nelle varie categorie del settore giovanile. Lorenzo è figlio e nipote d’arte.
Questione di famiglia. Suo nonno Carmine è stato un dirigente del Pescara e poi nel 2002 a Spoltore, a Villa Raspa per l’esattezza, ha fondato la Pro Calcio Italia, che ora conta quasi 200 ragazzi tesserati. Buon sangue non mente, perché Simone Berardi, papà di Lorenzo, ex centrocampista, è cresciuto nel Pescara, ha collezionato qualche panchina in serie B quasi 30 anni fa, prima di vestire le maglie di Pergo Crema, Pro Vasto, Nardò, San Marino, Paganese, Potenza, Latina e Palestrina. Dopo l’addio al calcio giocato, ha conseguito il diploma di allenatore Uefa B, lavorando poi nel settore giovanile del Pescara dal 2014 al 2017 e diventando il responsabile della Pro Calcio Italia. Un genitore è una specie di istruttore di volo, deve insegnare a volare al proprio figlio: Simone è stato bravo, insieme a Elena, la mamma di Lorenzo. L’educazione e l’istruzione, in primis, e poi il calcio. «È il figlio che tutti vorrebbero avere. Siamo felicissimi per lui e per il momento che sta vivendo, ma non ha dimostrato ancora nulla. La strada è in salita e tortuosa». Berardi senior, da papà e allenatore, smorza subito i facili entusiasmi. «Lorenzo ha la testa sulle spalle. È un ragazzo serio e sa bene dove vuole arrivare, ma deve essere resiliente e continuare a crescere». A volte da un genitore si sente dire: “Io devo sistemare mio figlio”. “Sistemare”, come se fosse un vaso cinese. Papà Simone, invece, ha preferito tenere lontano Lorenzo per fargli scoprire da solo la propria strada. «Sono stato il suo allenatore nelle giovanili, prima dell’arrivo a Pescara. È stato difficile perché non volevo che si pensasse ai soliti favoritismi e così 5-6 anni fa è andato al Pescara. È stato il suo trampolino di lancio e sono contento».
Saranno famosi. A casa Berardi si ragiona così: testa bassa e pedalare. Lorenzo è andato sui pedali, come i migliori degli scalatori, e la partita di sabato con la Juve Stabia ha riempito di gioia mamma e papà: «Aspettavamo da tempo questo momento. Quando l’abbiamo visto in campo nel secondo tempo ci siamo emozionati, ma Lorenzo sa bene che deve continuare a maturare. Ha qualità, vede la porta e può giocare sia a destra che a sinistra. Le doti ci sono, ora sta a lui migliorare e crescere anche fisicamente». Berardi padre, che ha allenato anche Dagasso nella parentesi nelle giovanili biancazzurre, ci ha visto lungo: «Da bambino era già forte, ma ho preferito farlo giudicare dagli altri». E il Pescara ci ha creduto, puntando su di lui. Papà Simone continuerà a seguirlo, ma con discrezione.
Calcio solidale. Lui che nel calcio è riuscito a cogliere le sfumature più belle, come il sociale e la solidarietà. Da 10 anni, infatti, è impegnato con l’Aic nelle missioni di calcio e solidarietà: «Grazie a delle segnalazioni di alcune Ong, siamo stati in Libano, Senegal, Ruanda e Uganda con i nostri progetti Aic per portare sorrisi e speranza in questi territori», racconta Simone, che prima di chiudere la chiacchierata, si raccomanda: «Mio figlio è un ragazzo normalissimo, non è una star». Profilo basso apprezzabile, ma a casa Berardi, forse, è davvero nata una stella.
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