13 gennaio

Oggi, ma nel 1966, in tutta Italia, i quotidiani nazionali riportavano la notizia della scoperta, effettuata la sera precedente alla periferia di Parabita, in provincia di Lecce, grazie al fiuto dei cani dei carabinieri giunti da Bari e da Napoli, del corpo senza vita di Luigi De Matteis, di 9 anni, tutto verniciato d’oro. Come l’iconografia tradizionale del bambinello Gesù della sacra Natività. Era stato rinvenuto avvolto in una coperta a quadri dentro l’armadio con ante in vetro dell’abitazione di Addolorata Astore, detta “La monaca” per la sua mania religiosa, ritenuta ex infermiera e suora svestita, di 54. Era stato tramortito a bastonate l’8 gennaio precedente e aveva agonizzato per tre giorni prima di spirare. Il cadavere, che aveva mani e piedi legati, presentava anche varie ustioni dovute all’acqua bollente (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “La Stampa” del 13 gennaio di quel 1966). Luigino aveva anche tentato di difendersi e per questo la Astore, reputata una "megera" dai conoscenti, presenterà profondi graffi sul viso quando verrà arrestata in chiesa. La madre di Luigino, Adelaide, contadina, aveva perso di vista il figlio alle 17 del giorno seguente l’Epifania e aveva denunciato la scomparsa ai carabinieri. Ma doveva anche star dietro al resto della famiglia. Luigino, infatti, proveniva da una realtà estremamente povera e aveva tre fratelli, Clementina, di 10 anni, Anna Addolorata, di 4, e Antonio Giuseppe, di 2. Vincenzo De Matteis, il padre, invece, era in carcere a Liri, in quel di Nuoro, per scontare la condanna a due anni di reclusione per furto. Verrà rilasciato, l’1 febbraio successivo, su concessione della grazia del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat su richiesta dell’amministrazione municipale di Parabita. Nei giorni delle ricerche di Luigino il Consiglio comunale aveva offerto centomila lire a chiunque fosse stato in grado di fornire notizie utili al ritrovamento. La Astore, che in realtà aveva solo fatto parte da giovane di una comunità religiosa che poi aveva abbandonato, sosterrà di aver tentato di curare il piccolo, che sarebbe spirato durante le medicazioni. Lo avrebbe dipinto perché lo riteneva un santo e dunque lo avrebbe portato in dono al Papa. Viveva di regalie e piccoli aiuti. A Natale aveva sottratto la statuetta del Cristo in fasce da un presepe. Il 27 gennaio finirà nel manicomio giudiziario di Pozzuoli e dal 17 ottobre successivo vi verrà confinata a vita in quanto ritenuta affetta da paranoia con delirio mistico-religioso, secondo la perizia stilata dal professor Giulio Freda, direttore sanitario della struttura. Verrà anche appurato che avesse attirato Luigino nel suo alloggio dicendogli di avere dei giocattoli in dono, invece di quanto detto agli esponenti dell’Arma. Ossia di averlo rinvenuto ferito, adagiato su un cumulo di neve, perché investito da una macchina.

