Pretoro

Effetto Crans-Montana in Abruzzo, chiusa una discoteca in montagna: «In 200 ballano in spazi stretti»

20 Gennaio 2026

Passolanciano, blitz della polizia: il locale era senza autorizzazioni. Scattano le maxi multe

PRETORO. Quando gli agenti sono entrati nel locale, in duecento o poco meno stavano ballando in spazi ristretti, tra tavoli e sedie, con il soffitto basso. Agli uomini e alle donne della polizia di Stato, saliti a Passolanciano per un controllo mirato, la scena ha restituito subito la dimensione del pericolo. Quella sala non era solo piena: era una trappola, priva di vie di fuga adeguate e satura oltre ogni limite di sicurezza. Non si trattava di una semplice serata affollata, ma di una discoteca abusiva allestita all’interno di una struttura con vista sulle piste da sci, senza le autorizzazioni fondamentali. Il blitz di domenica è la prima risposta concreta alla stretta sui controlli decisa anche in Abruzzo dopo la strage di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, dove il bilancio di 40 morti e 116 feriti ha imposto una severa revisione delle procedure di prevenzione a livello europeo.

L’operazione si inserisce nei controlli ordinati dal questore di Chieti, Leonida Marseglia. I poliziotti, affiancati dagli ispettori dell’Azienda sanitaria locale, nello specifico il personale del Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione, e dai funzionari dell’Ispettorato del lavoro, hanno raggiunto il locale Dahu, nel territorio comunale di Pretoro, mentre era in corso un evento di après-ski. Il dj set, iniziato alle cinque del pomeriggio, aveva richiamato centinaia di giovani, attirati da una campagna promozionale sui social network. Su Instagram, le locandine annunciavano una «festa assoluta», con tanto di emoticon di bombe e fiamme: una promessa di divertimento assicurato che si è scontrata con una realtà tecnica e amministrativa gravemente deficitaria.

Gli accertamenti hanno confermato l’assenza del titolo autorizzativo per l’attività di pubblico spettacolo. In termini pratici, mancavano le condizioni minime per gestire un simile assembramento. La musica è stata interrotta all’istante e la polizia ha fatto defluire i clienti, sgomberando i locali per prevenire rischi. Oltre ai problemi di sicurezza, l’ispezione ha svelato violazioni igienico-sanitarie: alimenti mal conservati in frigoriferi e congelatori hanno portato la Asl a sospendere l’attività di somministrazione.

Il quadro si è aggravato con le verifiche sul lavoro. Sono stati individuati dipendenti non regolarizzati, in nero, ed è emersa la mancanza del Documento di valutazione dei rischi (Dvr). Un’assenza pesante, perché quel documento è lo strumento cardine per analizzare e prevenire i pericoli per la salute dei lavoratori. Le sanzioni amministrative ammonteranno ad alcune migliaia di euro, mentre il titolare rischia una denuncia penale per la discoteca abusiva. Nonostante lo stop, la rete conserva le tracce delle settimane precedenti: video e foto mostrano dj set affollati, celebrati al grido di «neve, musica e gente giusta».

Ma il caso di Passolanciano va oltre la cronaca locale: è il primo segnale di un cambio di passo nazionale. Proprio ieri, il ministero dell’Interno ha formalizzato la linea del rigore con una direttiva inviata a tutti i prefetti. Il ministro Matteo Piantedosi ha chiesto di incrementare le ispezioni nei locali pubblici, puntando tutto sul rispetto delle norme antincendio. Il documento cita esplicitamente i fatti svizzeri: «La tragedia di Crans-Montana ha riproposto all’attenzione il tema della sicurezza nei pubblici esercizi e nei locali di pubblico spettacolo».

Il Viminale difende la solidità delle norme italiane, definendo il nostro un «sistema di safety imperniato su regole e procedure molto rigorose», capace di mostrare «grande affidabilità» e di fungere da modello all’estero. Tuttavia, la prudenza è d’obbligo. Quanto accaduto nel piccolo centro svizzero «impone a tutte le componenti del sistema di sicurezza, in via precauzionale, di intensificare al massimo l’attività di controllo sulle attività di intrattenimento, per tutelare l’incolumità di lavoratori e avventori».

Le istruzioni ai prefetti sono chiare e mirano a controlli capillari. La direttiva impone di verificare «la conformità alle misure di prevenzione incendi, di gestione dell’esodo e dell’emergenza, la congruenza tra l’assetto strutturale dei locali, i materiali e le installazioni, la capienza autorizzata e l’affollamento effettivo». Massima attenzione anche all’uso di «fuochi d’artificio e fiamme libere», spesso causa di incidenti al chiuso. Per attuare il piano, il ministro ha invitato i prefetti a convocare il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ai tavoli siederanno i comandanti dei Vigili del fuoco, i rappresentanti degli esercenti e l’Ispettorato del lavoro.

L’obiettivo è analizzare la situazione locale e dare indicazioni precise per intensificare i controlli e contrastare l’abusivismo. Poiché le verifiche toccheranno aspetti sia amministrativi che tecnici, il Viminale ritiene indispensabile l’azione congiunta di vigili del fuoco, ispettorato del lavoro e polizia locale, con il supporto, se necessario, della polizia amministrativa delle questure.

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