Famiglia nel bosco, l’Appello: «Decida il tribunale». Ecco l’ordinanza

Il reclamo dei genitori è «improcedibile», i giudici non entrano nel merito delle contestazioni. E i fratellini restano in comunità
PALMOLI. Dovrà essere il tribunale per i minorenni dell’Aquila a valutare se i passi in avanti fatti da mamma Catherine Birmingham e da papà Nathan Trevallion sono sufficienti per ricongiungere la famiglia del bosco di Palmoli. È il senso dell’ordinanza di 16 pagine con cui la Corte d’appello ha dichiarato improcedibile il reclamo presentato dai difensori della coppia anglo-australiana, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas. I giudici (presidente Carla Ciofani, consigliere estensore Andrea Dell’Orso) non entrano nel merito dei motivi avanzati dai legali per dimostrare che le criticità segnalate dai magistrati sono state superate da Nathan e Catherine.
Moglie e marito, infatti, pur di riabbracciare i loro figli dopo oltre cinque mesi, hanno accettato di trasferirsi in un’abitazione con tutti i comfort messa a disposizione dal Comune di Palmoli (in attesa dei lavori di ristrutturazione della casa del bosco), hanno presentato un progetto didattico per i piccoli e hanno depositato un supplemento di consulenza (a firma del consulente di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi) per rappresentare la gravità dei traumi che stanno riportando i bimbi. Ma nulla di tutto ciò è stato valutato.
Secondo la Corte, infatti, la Riforma Cartabia del 2022 prevede che «il reclamo contro provvedimenti emessi in corso di giudizio (come nel caso della famiglia del bosco, ndr) possa avere luogo unicamente allorquando gli stessi prevedono “sostanziali modifiche” dell’affidamento e del collocamento dei minori». I tre piccoli Trevallion, però, sono di fatto rimasti nella struttura protetta vastese, dopo che il tribunale per i minorenni ha sospeso la decisione dello scorso 6 marzo di trasferirli altrove. Il provvedimento del mese scorso, in realtà, ha disposto l’allontanamento della madre dalla casa famiglia. Il problema è che l’eventuale ricollocamento della donna nello stesso edificio in cui si trovano i figli – spiegano i giudici – non va discusso in questa sede, perché la possibilità che lei fosse presente in struttura non era contemplata nell’ordinanza originaria, ma era stata prevista dagli assistenti sociali per rendere il distacco meno complicato.
La Corte d’appello, dunque, ripassa la palla ai giudici che avevano diviso la famiglia lo scorso 20 novembre: «Deve essere il tribunale per i minorenni a dover valutare, nella pienezza del contraddittorio delle parti, le circostanze sopravvenute che i genitori dei minori hanno sottoposto alla sua attenzione prospettandole come idonee a comportare una rivisitazione delle decisioni assunte in precedenza».
«I genitori», dice l’avvocato Femminella, «hanno risposto a tutte le istanze: dalla casa alla socializzazione, dall’educazione alla salute. Ora il tribunale deve intervenire». E ancora: «L’istituzione deve costruire perché qui abbiamo un gap culturale che è stato sanato nella sua interezza». Dopo la presentazione della bozza della perizia condotta dalla psichiatra Simona Ceccoli e dell’ausiliaria psicologa Valentina Garrapetta, che hanno dichiarato le capacità genitoriale di Catherine e Nathan «inadeguate», il ricongiungimento della famiglia si allontana sempre di più. I consulenti di parte hanno trenta giorni di tempo per depositare le proprie osservazioni. Entro un ulteriore mese la Ceccoli dovrà arrivare la relazione definitiva.
Ma l’esito e le modalità della perizia continuano a scatenare polemiche. Il professor Cantelmi attacca: «Purtroppo confermo che questo caso, così complesso, sta evidenziando una frana nelle competenze messe in campo. Ci siamo concentrati sull’analisi specifica della bibliografia della perizia della Ceccoli. La bibliografia è largamente obsoleta e incongruente: il 75% dei riferimenti ha più di 20 anni, include un test non somministrato (Rorschach/Exner), si basa su dispense universitarie non peer-reviewed (non validate, ndr), e non include nessuna delle fonti scientifiche fondamentali che sarebbero necessarie per supportare (o, più probabilmente, per confutare) le interpretazioni formulate. Le linee guida Apa 2022 specificano: “Metodi inaffidabili, non validi, scientificamente non supportati o comunque mal scelti possono essere dannosi sia per le parti coinvolte sia per il processo in cui queste persone sono coinvolte”».
@RIPRODUZIONE RISERVATA

