Famiglia nel bosco, Meloni: «Vanno riviste le norme sulla sottrazione dei figli minori»

La premier: «L’allontanamento va riservato a casi estremi, evitando che la valutazione sia morale o ideologica»
PALMOLI. «Qualcuno mi deve spiegare perché non possono crescere dei bambini in un bosco, ma invece in un campo rom o a chiedere l’elemosina sì». L’interrogativo lanciato da Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa di inizio anno è diretto e svela quanto la vicenda della famiglia di Palmoli abbia ormai travalicato i confini della cronaca locale per entrare nell’agenda politica del Paese. Rispondendo a una domanda specifica sul caso di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la presidente del Consiglio ha dettato una linea che guarda oltre la singola vicenda giudiziaria per toccare i principi generali del sistema di tutela minorile.
Il cuore del ragionamento della premier è la necessità di avere «certezza» che l’intervento dello Stato migliori effettivamente la condizione dei minori. L’allontanamento, secondo Meloni, dovrebbe essere riservato a «casi molto estremi», evitando che la valutazione diventi «morale o ideologica». Se lo scopo è aiutare una famiglia in difficoltà, ha argomentato, la soluzione non può essere quella di «aggiungere un trauma che è quello della separazione».
Ma le parole della presidente non si fermano all’analisi: annunciano un intervento legislativo. Meloni ha confermato l’esistenza di una proposta di legge di iniziativa governativa che punta a istituire un «registro dei minori sottratti», anche presso la presidenza del Consiglio, per monitorare un fenomeno su cui, ha ammesso, manca oggi un quadro complessivo, avendo chiesto allo stesso ministro Nordio un report che non esiste. «Non escludo che ci possano essere in futuro altri interventi legislativi», ha chiosato la premier.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

