Bimbi nel bosco, parla il padre: «Li voglio a casa, basta proteste»

Il genitore ai cronisti: «Niente manifestazioni e no al trasferimento dei piccoli in un’altra casa famiglia»
VASTO. Le urla dei bambini e l’immagine di Catherine Birmingham espulsa dalla casa famiglia di Vasto lasciano il posto a una tregua inattesa. Gli ultimi eventi frenano la rabbia e rimescolano le carte. È l’ora di pranzo quando Nathan Trevallion, il papà del bosco di Palmoli, varca in uscita il cancello della comunità, dopo aver incontrato i figli. Ha il volto stanco, ma lo sguardo fermo. Stringe in mano un foglietto di carta e sceglie di leggere poche, misurate parole davanti ai cronisti: «Io voglio che i bambini tornino a casa, ma fino a che questo non succede preferisco che restino qui». Una frase asciutta. Un ragionamento lucido che anticipa una richiesta precisa, rivolta a chi in questi giorni si è mobilitato per sostenere la famiglia: «Ringrazio tutti per la solidarietà, chiedo però con rispetto di non organizzare presidi o proteste davanti alla casa famiglia o alle abitazioni private, e di lasciare questi luoghi tranquilli».
La dichiarazione del padre fotografa, in realtà, il cortocircuito nato con le ultime decisioni dei giudici. L’ordinanza del tribunale per i minorenni dell’Aquila prevedeva due misure: l’espulsione immediata della madre e il trasferimento dei minori in un’altra sede. La prima regola è stata eseguita senza esitazioni. La seconda è rimasta sulla carta. Catherine è stata allontanata fisicamente dalla struttura, ma i bambini non sono stati spostati. Un ritardo che evidenzia una palese asimmetria nell’applicazione delle direttive, lasciando i piccoli in un vuoto decisionale. Di fronte a questo stallo, la strategia di Nathan è chiara: spera che i figli restino esattamente dove si trovano. L’obiettivo è evitare un ulteriore spostamento, per non infliggere ai minori un nuovo trauma.
Un trasloco forzato verso una destinazione ignota andrebbe infatti a sommarsi allo sradicamento originario dall’abitazione di pietra nel bosco di Palmoli. Una ferita aperta che – secondo la relazione depositata dallo psichiatra di parte Tonino Cantelmi, nominato dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas – ha già prodotto danni profondi all’equilibrio dei tre fratelli.
La richiesta di abbassare i toni nasce quindi da un’esigenza evidente: neutralizzare ogni pretesto che possa spingere i servizi sociali ad accelerare i tempi del trasferimento. Il riferimento è alla manifestazione andata in scena davanti alla comunità nel pomeriggio di sabato. Un centinaio di persone è sceso in strada con striscioni e slogan per protestare contro l’ordinanza. Un presidio pacifico che ha però finito per innescare tensioni impreviste. La garante regionale dell’infanzia, Alessandra De Febis, ha denunciato che, durante la protesta, una minorenne ospite della comunità è stata pesantemente offesa, scambiata per errore per un’operatrice della struttura.
Chiuso il breve incontro con la stampa, Nathan è ripartito verso il bosco. A Palmoli lo aspettavano la moglie, la suocera Pauline, la cognata Rachael e il nipote. Il ricongiungimento tra i due coniugi, separati da mesi e ora di nuovo sotto lo stesso tetto, si è sciolto in un lungo abbraccio. Momenti di vicinanza che smentiscono liti e divisioni all’interno della coppia.
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