VASTO.
Camicia, ma senza cravatta, per Nathan; probabilmente maglione e gonna lunga per Catherine. Poco male, perché il dress code a Palazzo Giustiniani, la casa della presidenza del Senato, è più flessibile di quello di Palazzo Madama: è qui che oggi, alle 12.30, Ignazio La Russa finalmente accoglierà la famiglia Trevallion. Inizialmente previsto per lo scorso mercoledì, l’incontro con la seconda carica dello Stato è stato posticipato di una settimana dopo le polemiche da campagna referendaria scoppiate quando il Centro ha dato la notizia dell’invito.
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Ora che il voto sulla giustizia è alle spalle, nulla impedisce a La Russa di conoscere personalmente la coppia anglo-australiana, da ormai 5 mesi nel mezzo di un’odissea giudiziaria apparentemente senza fine.
Il 20 novembre il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso di allontanare i tre figli dal piccolo casolare nel bosco di Palmoli per collocarli in una struttura protetta a Vasto. Una vicenda complessa diventata un caso mediatico capace di polarizzare l’opinione pubblica nazionale tra chi privilegia la libertà educativa dei genitori e chi il dovere dello Stato di intervenire.
Quindi la politica è scesa in campo. Nelle ultime settimane il governo ha preso la vicenda della famiglia del bosco come esempio di quella malagiustizia che la riforma avrebbe dovuto sanare, ma sono mesi che il vicepremier Matteo Salvini interviene sul caso attaccando giudici e assistenti sociali per una decisione bollata come «violenza istituzionale». La Russa, dal canto suo, è stato ben più cauto. La prima volta che si è espresso sul caso è stato a Natale, quando ha pubblicato sui social un video-appello chiedendo che la famiglia fosse riunita almeno per le festività. L’invito della scorsa settimana ha fatto molto più rumore, ma ora che il progetto di revisione costituzionale è stato bocciato dagli italiani, sono cadute anche le accuse di strumentalizzazione. Tra i banchi dell’opposizione c’era la sicurezza che il caso sarebbe stato immediatamente messo da parte del centrodestra, e invece la conferma del faccia a faccia racconta il contrario.
All’appuntamento ci sarà anche Danila Solinas, l’avvocato che, insieme a Marco Femminella, difende la famiglia. Dopo l’incontro, Catherine dovrebbe leggere una lettera alla stampa al termine dell’incontro con la seconda carica dello Stato. Su cosa vorrà dire ai giornalisti, però, si sa ancora poco. Nelle ultime settimane è stato soprattutto Nathan a rilasciare brevissime dichiarazioni ai media, mentre da dopo l’allontanamento dalla casa famiglia Catherine si è rifugiata in un doloroso silenzio.
Mentre la politica gioca la sua partita, scorrono i tempi processuali della vicenda. Il 16 marzo Solinas e Femminella hanno presentato alla Corte d’appello il reclamo contro la seconda ordinanza del tribunale, che ha stabilito l’allontanamento della madre dalla struttura protetta e il ricollocamento dei bambini in un’altra struttura (mai attuato).
La Corte ha due mesi di tempo per esprimersi. Non ci sarà, però, alcuna udienza, né fisica né telematica. L’ordinamento, infatti, prevede la possibilità di sostituire il dibattimento con il deposito delle memorie, che dovrà essere eseguito entro il 21 aprile. Quanto alla perizia psichiatrica decisa dal tribunale per i minorenni sull’intera famiglia Trevallion, i tempi sono incerti: il 6 marzo ci sarebbe dovuto essere il primo incontro tra la dottoressa Simona Ceccoli e i tre bimbi, ma la decisione di notificare il provvedimento di allontanamento di Catherine dalla struttura nello stesso weekend ha obbligato alla sospensione del procedimento. Che oggi, come del resto l’intera vicenda, naviga nell’incertezza.
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