Il pullman del Chieti nel deposito dell’Istituto delle aste giudiziarie

6 Maggio 2026

L’autobus della società prelevato dal parcheggio dell’Angelini e portato via: ora è fermo a Pescara, tra i vecchi veicoli pronti a essere venduti al miglior offerente

CHIETI. Il pullman del Chieti calcio ora sta lì, nel parcheggio del deposito dell’Istituto vendite giudiziarie d’Abruzzo, in via Arrone, a Pescara. Non davanti allo stadio, non accanto agli spogliatoi. Sta tra i veicoli destinati all’asta, con addosso lo stemma neroverde e 104 anni di storia trasformati in una fotografia che nessun tifoso avrebbe voluto vedere. A pochi metri: un furgone, una vecchia Mercedes, una Vespa. Mezzi qualunque, dentro un deposito qualunque. E poi l’autobus di una società che rappresenta una città intera, trattato come un bene da vendere al miglior offerente. Dopo mesi di annunci e parole grandi, quel simbolo è lì, fermo, in attesa che qualcun altro decida il suo destino.

L’ultima immagine della gestione del patron Altair D’Arcangelo e del presidente Gianni Di Labio arriva nella settimana più delicata. La squadra, nonostante tutto, è arrivata ai play-out. Nonostante mesi di stipendi non pagati. Nonostante una valanga di promesse rimaste a mezz’aria. Nonostante i giocatori siano stati costretti ad andare a pranzo e a cena da una famiglia di tifosi, senza soldi e senza una società capace di garantire loro almeno l’essenziale. Anche solo un piatto di pasta. Eppure il campo, almeno quello, ha continuato a parlare un’altra lingua. Domenica prossima, in casa contro la Recanatese, il Chieti avrà la possibilità di conquistare una salvezza che, in queste condizioni, avrebbe il valore di un piccolo titolo. Restare in serie D, dopo una stagione così, sarebbe più di una permanenza nella categoria: sarebbe la risposta dei giocatori a debiti, attese, imbarazzi, bonifici mai partiti.

Per questo il pullman a Pescara pesa più di un mezzo pignorato. Fino a domenica scorsa era nel parcheggio dello stadio Angelini. Ma, nelle scorse ore, è arrivato il carroattrezzi. Destinazione: deposito dell’Istituto vendite giudiziarie. Il pignoramento nasce da un vecchio credito di 38.676 euro vantato da Tiziana Schipani, avvocata romana ed esperta di diritto sportivo. Una cifra meno scenografica delle promesse ascoltate in questi mesi, ma abbastanza concreta da portarsi via l’autobus.

Il pullman neroverde è fermo oltre la recinzione arrugginita e un muro giallo scrostato. Lo stemma del Chieti è ancora in bella mostra, quasi fuori posto in quel parcheggio dove non si celebra niente e si custodiscono beni da vendere. Il punto non è affezionarsi a un autobus. Il punto è ciò che rappresenta. Quel pullman portava una squadra, un nome, una storia. Una società può sbagliare, indebitarsi, fallire nei programmi e nei conti. Ma quando il suo simbolo finisce tra un Ducato, una Mercedes stanca e una Vespa in attesa d’asta, il danno non resta nei registri dei creditori.

Resta addosso ai tifosi. A chi domenica andrà all’Angelini sperando ancora in una salvezza. Resta addosso ai giocatori, chiamati a difendere una maglia mentre altri non hanno saputo difendere nemmeno la sua dignità pubblica. Dopo 104 anni di storia, il Chieti può anche giocarsi la salvezza in uno spareggio. Ma il suo stemma non dovrebbe stare oltre una recinzione arrugginita, tra i veicoli pronti a finire all’asta.

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