La “pena aggiuntiva” per Nathan e Catherine: «Adesso lascino il bosco»

La consulente del tribunale chiede che i Trevallion cambino residenza: «Dimostrino disponibilità ad adattarsi a un altro stile di vita»
PALMOLI. La parola «attualmente» apre uno spiraglio, per Nathan e Catherine, sulla possibilità che in futuro acquisiscano quelle «competenze genitoriali adeguate» che, secondo la consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, oggi non possiedono. La strada tracciata dalla psicologa per arrivare al ricongiungimento, però, non è di quelle semplici. Parte con una richiesta che assomiglia a una forma di libertà vigilata, ma costruita al contrario. Ai genitori «si richiede il trasferimento della propria residenza presso la soluzione abitativa messa a disposizione del Comune di Palmoli», scrive la Ceccoli, «dimostrando disponibilità ad adattarsi in maniera stabile al diverso stile di vita proposto, pur nel rispetto del proprio sistema di valori, in un’ottica di integrazione». Tramite la libertà vigilata al detenuto viene richiesto di dimostrare di saper stare in società; ai due genitori della famiglia del bosco – senza nessuna accusa penale a carico – viene richiesta la dimora obbligata in una casa diversa dalla propria.
Anche se, specifica la Ceccoli, «tale soluzione non ha carattere definitivo, in quanto la famiglia potrà fare rientro nella propria abitazione una volta che questa sarà resa conforme alle norme vigenti», cioè quando saranno finiti i lavori di ristrutturazione. Il problema, quindi, non è la casa. La psicologa quando definisce «l’adattamento dei genitori», come «una priorità rispetto al rientro dei minori in famiglia». L’altra richiesta della Ceccoli riguarda il «supporto psicoeducativo» che i genitori dovrebbero accettare per «sviluppare e rafforzare gli aspetti risultati carenti nel corso dell’indagine». Inoltre questo aiuto «dovrebbe avere come obiettivo» anche «portare i genitori a riconoscere ed essere consapevoli dei bisogni dei loro figli». Il non scritto è che, evidentemente, secondo la Ceccoli, questa consapevolezza è mancata nei 7 anni di vita dei gemellini e nei 9 della figlia maggiore.
All’interno di questo «progetto», la psicologa prevede anche la possibilità di aprire gradualmente a un ripristino degli incontri tra i piccoli Trevallion e la madre. «Si ritiene necessario riprendere i rapporti con la madre attraverso incontri protetti in luogo neutro, in un centro da individuare», quindi presumibilmente non la struttura protetta di Vasto. Quanto al padre, «potrà continuare ad incontrare i minori secondo le modalità attualmente in essere», ovvero un incontro quasi giornaliero.
Per quanto dovrà andare avanti la situazione descritta dalla Ceccoli? La psicologa non fissa una scadenza, si limita a scrivere che «al termine di un periodo di osservazione, calibrato sui bambini» e «qualora gli incontri risultino positivi di e privi di criticità, potrà essere valutato un regime di incontri liberi, della durata di almeno due ore, durante i quali i genitori potranno uscire dalla casa famiglia con i minori», qualcosa che, dallo scorso 20 novembre, non è mai accaduto.
L’eventualità del ricongiungimento è ancora successiva. Solo a seguito «del pieno rispetto di tutte le prescrizioni» sarà possibile valutare un eventuale rientro dei minori presso il domicilio familiare. Tale rientro avverrà in maniera graduale, prevedendo inizialmente incontri nel fine settimana, fino a giungere ad un rientro definitivo».
Sarebbe il punto di arrivo di un’odissea giudiziaria iniziata cinque mesi fa e finita a pieno titolo nei casi di cronaca più chiacchierati degli ultimi mesi. Su quando accadrà tutto ciò regna ancora l’incertezza. La Ceccoli spiega soltanto come sarà il percorso, e non la durata del viaggio. Anche qualora i giudici decidessero per il rientro definitivo, la famiglia non sarà lasciata a se stessa: «In tal caso», scrive la psicologa, «verrà attivato un intervento di educativa domiciliare di almeno 4/6 ore settimanale per una durata di tempo da definirsi». Fino a quel momento, chiarisce la perizia, la responsabilità genitoriale dovrà rimanere sospesa «fino a diversa disposizione dell’autorità competente». La genitorialità vigilata dei Trevallion partirà dal trasferimento di residenza.
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