Pignorato il pullman del Chieti Calcio

27 Febbraio 2026

Figuraccia di D’Arcangelo e Di Labio: il blocco del mezzo ottenuto da un’avvocata che vanta un credito di oltre 38mila euro

CHIETI. L’ultimo capitolo del grandioso piano di espansione del Chieti calcio ha 57 posti a sedere, quattro ruote e un ufficiale giudiziario saldamente attaccato al cruscotto. L’autobus di proprietà della società teatina, il mezzo utilizzato abitualmente dalla prima squadra e dalle formazioni giovanili per affrontare le trasferte, è stato ufficialmente pignorato. Il provvedimento è stato trascritto appena tre giorni fa nel Pubblico registro automobilistico, certificando nero su bianco il blocco del veicolo. È la notizia che fissa, in modo inequivocabile, il livello toccato da una gestione societaria che fino a pochi mesi fa prometteva alla città la costruzione di uno stadio avveniristico dal valore di 30 milioni di euro. Oggi, invece di tagliare il nastro della nuova cittadella dello sport, la dirigenza neroverde si ritrova letteralmente a piedi.

A ottenere l’atto dal tribunale di Chieti è stata Tiziana Schipani, avvocata romana ed esperta di diritto sportivo. La professionista vanta un credito accertato nei confronti del club per un importo esatto pari a 38.676 euro. Non avendo ricevuto quanto le spettava, ha seguito la strada legale più logica: ha individuato un bene aggredibile all’interno del patrimonio societario e ne ha chiesto il blocco immediato. I documenti estratti in queste ore dimostrano l’apposizione del vincolo sul mezzo, acquistato dalla società nel 2023 per 54.900 euro. Da oggi, quel pullman non può più trasportare nessuno verso i traguardi sportivi promessi.

Il veicolo pignorato diventa così l’episodio simbolo di una parabola dirigenziale che ha trasformato le grandi ambizioni in una quotidiana via crucis contabile. La coppia al vertice del club, formata dal patron Altair D’Arcangelo e dal presidente Gianni Di Labio, entrambi originari della frazione di Brecciarola, aveva abituato la piazza a una narrazione a molti zeri. Durante surreali salotti televisivi, dove le parole scorrevano copiose senza mai incontrare l’ostacolo di un vero contraddittorio, si parlava di acquistare il prestigioso Palazzo de’ Mayo lungo corso Marrucino. Si ipotizzava persino la scalata a un edificio pubblico come la casa dello studente di via Gran Sasso e, addirittura, alle terme di Caramanico. Una mole di annunci roboanti che, alla prova dei fatti, ha mostrato la tenuta strutturale di un grissino.

Invece dei capitali milionari provenienti da investitori invisibili, alla porta del Chieti bussano ogni giorno i creditori. L’episodio dell’autobus bloccato si inserisce in una sequenza che ha ormai assunto i contorni della consuetudine.

Prima c’era stato il pignoramento degli incassi delle partite disputate in casa. Poi sono arrivati i sigilli al contatore del gas dello stadio Angelini, apposti a causa del prolungato mancato pagamento delle bollette. È il riassunto perfetto di questa stagione agonistica: il contrasto impietoso tra lo stadio immaginario da 30 milioni e la banalissima bolletta reale lasciata insoluta. Nello spogliatoio, nel frattempo, i tesserati ascoltano continue rassicurazioni sul pagamento degli stipendi arretrati. Le scadenze vengono aggiornate di giorno in giorno, accompagnate da puntuali annunci di bonifici imminenti che restano rigorosamente confinati nel rassicurante regno della teoria.

Oltre al profondo danno di immagine per un sodalizio con 104 anni di storia alle spalle, ora il problema per la dirigenza diventa prettamente logistico. Domenica prossima il calendario del campionato prevede la delicata trasferta sul campo di Ascoli, un impegno cruciale per una squadra che arranca nelle zone basse della classifica e vede lo spettro della retrocessione sempre più vicino. Resta da capire come la società intenda organizzare il viaggio. Le opzioni sul tavolo sono desolatamente poche: o si trovano in fretta i fondi necessari per affittare un altro mezzo adeguato, oppure si dovrà chiedere ai calciatori di raggiungere le Marche utilizzando le proprie automobili private. Un’organizzazione in perfetto stile partitella del giovedì tra amici, che suona come una beffa per una piazza sportiva di questo livello.

Un simile clima di incertezza costante ha esaurito ogni residuo di pazienza della tifoseria neroverde. Il rapporto di fiducia è saltato in modo definitivo. Nell’ultima gara casalinga, il presidente Di Labio è stato aspramente e lungamente contestato dagli spalti. Il patron D’Arcangelo, che diserta le tribune ormai da mesi scegliendo la via dell’assenza, ha ricevuto un’accoglienza altamente scenografica dalla curva. I tifosi hanno esposto una gigantesca banconota falsa che ritraeva proprio il patron con il volto truccato da pagliaccio, un segno di protesta estrema e inequivocabile contro chi continua a promettere a vuoto. È l’immagine che chiude il cerchio di una gestione in cui le uniche cose a non mancare mai, alla fine dei conti, sono le brutte figure.

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