L’intervista al comico Ravenna: «Sul palco do tutto me stesso, oggi mi diverto di più»

23 Marzo 2026

L’artista milanese al teatro Massimo di Pescara questa sera con “Flamingo”: «Louis CK e Aldo, Giovanni e Giacomo i miei riferimenti»

PESCARA. Irriverente, spiazzante, esilarante. Ritorna a Pescara, con un sold out, Luca Ravenna. Tra i più noti e apprezzati rappresentanti italiani della stand-up comedy, classe 1987 - milanese di nascita, romano di adozione - ha raggiunto il successo nazionale con i suoi spettacoli e oggi è in tour con il nuovissimo Flamingo. Uno show che fonde ironia, osservazione dell’attualità e storytelling personale, «che vive tra la nostalgia di una colazione in pasticceria e la curiosità di scoprire dove ci porteranno i robot». L’appuntamento è in programma stasera al teatro Massimo. Inizio spettacolo: ore 21, l’organizzazione della tappa pescarese è a cura di Best Eventi. Ad avere ispirato lo spettacolo Flamingo, racconta Luca Ravenna al Centro, è «tutto quello che si vive tra l’ultima replica dello spettacolo precedente e la prima del nuovo tour, anche se», spiega, «si modifica sempre un po’ la scrittura per scherzare sull’attualità. Poi, quello che si vive quotidianamente: si scrive molto in base a ciò che ci capita».

Uno show “work in progress”. Come si è evoluto negli ultimi tempi?

«Spero in meglio. Una cosa che succede mentre si scrive è che si vuole caricare lo spettacolo di sempre più cose che facciano ridere. Arrivati a una decina di repliche, ti rendi conto da solo che tante cose le puoi lasciare andare, le puoi dire meglio, le puoi sintetizzare. Nel momento in cui si vuole dire qualcosa, si punta a fare il meglio che si possa proporre al pubblico».

L’attualità si fonde allo storytelling personale.

«Sì, cercando di fare in modo che le storie che ti capitino facciano provare empatia anche al pubblico che ti segue. La risposta del pubblico è stata ottima, abbiamo aggiunto altre date. C’è un bell’entusiasmo. Questo per me è un tour di conferma rispetto al precedente. Le persone si divertono, e questo mi rende molto felice. Io mi sto divertendo perché c’è più esperienza».

Facendo un passo indietro, com’è nata la sua passione per la stand-up comedy?

«Notavo che anche quando guardavo le trasmissioni come Zelig, i programmi di Fiorello, negli anni ’90, quello del monologo era sempre il mio momento preferito. Mi piacevano molto i monologhisti. Poi, con l’arrivo di internet, ho iniziato a guardare i comici anglofoni, tra e-Mule e Youtube, dove c’è stato negli anni lo sdoganamento della scena americana e inglese per chi era molto appassionato. A quel punto mi sono detto: appena avrò possibilità, andrò a provare. E così è stato. Ormai dodici anni fa».

Cosa ama di più di questa forma di comicità?

«La cosa più bella è il feedback immediato. Uno può immaginarsi e raccontarsi quanto vuole su di sé, però poi, quando hai di fronte le persone - che siano venti, cinquanta o duemila - è molto democratica come forma di racconto, o fai ridere o fai ridere, non ci sono alternative. Questa cosa del feedback immediato rispetto alla scrittura di film, programmi tv, è la soddisfazione maggiore. È un tipo di adrenalina completamente diverso, molto forte, mi piace molto sentirla».

Ha dei modelli di riferimento a cui si è ispirato?

«Louis CK è il mio preferito. Tra i comici italiani, invece, quando ero più piccolo mi piacevano tantissimo Aldo, Giovanni e Giacomo… sono proprio fatto della loro materia».

Perché non perdersi “Flamingo”?

«Giuro che ce la metto tutta sul palco. Lo spettacolo può anche non piacere, il gusto comico è molto soggettivo - ed è bello e giusto che sia così -, ma so che non si può uscire dal teatro senza dire: “Non ha dato tutto sul palco”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA