Pizzoli

A 3 anni lasciata sullo scuolabus, il papà: «Chi ha sbagliato paghi»

13 Giugno 2026

Il genitore al Centro: «Ora la piccola è traumatizzata. Certe persone non meritano di lavorare con i bimbi»

PIZZOLI. «Chi ha sbagliato è giusto che paghi. Certe persone non meritano di lavorare con i bambini». Sono quasi le nove della sera. Andrea (nome di fantasia), il papà della bimba di tre anni dimenticata sullo scuolabus a Pizzoli, accetta di raccontare il suo incubo al Centro. La piccola, dice l’uomo, è «traumatizzata» ed è ricoverata in ospedale per essere sottoposta a tutti i controlli medici che l’estrema delicatezza del caso impone. «Per fortuna, a livello fisico sta bene», prosegue, «ma poteva essere una tragedia». Sull’episodio indagano i carabinieri dopo una denuncia presentata dai genitori della bambina, assistiti dall’avvocato Italo Colaneri del foro di Chieti. Una prima informativa è stata già inviata alla procura della Repubblica dell’Aquila, che ha aperto un fascicolo. Al momento, infatti, sono ancora numerosi i punti non chiari della vicenda. L’inchiesta dovrà fare luce anche su un clamoroso scambio di persona che, secondo la testimonianza dei genitori, è avvenuto dopo che la bimba è stata riaccompagnata casa.

Andrea, che cosa è accaduto giovedì?

«Ci ha telefonato una vigilessa, intorno alle 16.15, dicendo che la bambina più grande era rimasta chiusa dentro il pulmino e che non era andata a scuola. Entrambe le nostre figlie sono state riportate a casa con lo scuolabus».

Per quante ore la bimba è rimasta intrappolata?

«Al momento è impossibile rispondere. Carabinieri e procura stanno lavorando».

A quel punto avete portato in ospedale la bimba di cinque anni?

«Sì, l’ho vista un po’ preoccupata e ho deciso di accompagnarla in pronto soccorso. Anche la bimba più piccola era molto silenziosa. Ma all’inizio non abbiamo dato peso alla cosa».

Il colpo di scena è avvenuto stamattina (ieri mattina per chi legge, ndr).

«Sì, perché la stessa vigilessa ci ha ricontattato dicendo che, in realtà, la bimba che era rimasta chiusa nello scuolabus non era quella di cinque anni, ma quella di tre».

Adesso sua figlia come sta?

«Diciamo bene. Ma è chiaramente traumatizzata. Per il momento, anche su consiglio degli specialisti, non le abbiamo fatto domande su quello che è accaduto per evitare che possa rivivere lo choc. Ma voglio dire una cosa».

Dica.

«È assurdo che nel 2026 accadano cose del genere. La verità è che poteva succedere una tragedia. Per fortuna, il pulmino era al fresco, dentro l’autorimessa. Non voglio pensare a ciò che sarebbe potuto accadere se, col caldo di questi giorni, lo scuolabus fosse stato parcheggiato sotto il sole. Adesso la situazione è paradossale».

In che senso?

«Ora tutte e due le bimbe sono ricoverate. Sì, anche la grande, che si è ritrovata con le flebo attaccate ed è stata sottoposta alle delicate procedure che si seguono in questi casi. I medici non hanno potuto dimetterla subito perché c’è un ricovero in corso».

Di fronte a un caso del genere, una coppia di genitori come deve reagire?

«Io e mia moglie siamo arrabbiati, tristi, amareggiati e scossi. Situazioni simili non possono essere sottovalutate, anche alla luce delle possibili, gravi conseguenze. Restiamo senza parole di fronte al fatto che, chi si occupa del trasporto di bambini, una volta terminato il giro di competenza, non vada a controllare le sedute posteriori del mezzo, anche solo per verificare se qualche alunno abbia dimenticato lo zaino o qualcos’altro. Ripeto: in un lavoro del genere servono serietà e preparazione. Ma, a quanto pare, non sempre è così».

Sul bus, oltre all’autista, c’erano altri adulti?

«Sì, c’era un’accompagnatrice per i bambini. Significa che in due non hanno controllato».

Qualcuno vi ha chiesto scusa?

«No, assolutamente no. Nessuno».

Come se lo spiega?

«Non so cosa dire. Spero che si capirà nel dettaglio tutto ciò che è accaduto. Anche per evitare che un caso del genere si ripeta».

Ma chi è stato ad allertare la vigilessa?

«Al momento non so rispondere. Un’ultima cosa».

Prego.

«Quando un genitore è al lavoro, pensa di poter stare tranquillo e sereno se le sue figlie sono all’asilo. E invece mia figlia, anziché trovarsi in un’aula, era chiusa dentro uno scuolabus. Si deve chiamare tutti i giorni le maestre per accertarsi se le bambine sono arrivate a scuola? A questo punto, non so più che cosa bisogna fare».

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