Cardella: «Appalti a rischio infiltrazioni»

Il procuratore antimafia: teniamo la guardia altissima, resta difficile controllare gli affidamenti dei lavori privati
L’AQUILA. «Negli appalti per la ricostruzione il rischio di presenze sgradite c’è, e dappertutto. Ma non è così evidente e non è un pericolo certo». Così il procuratore antimafia dell’Aquila Fausto Cardella, facendo il punto sulle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti per la ricostruzione a cinque anni dal terremoto.
«Comunque la guardia rimane altissima e il fenomeno è sotto controllo», ha assicurato. «Sta dando frutti il lavoro di prevenzione da parte della prefettura, in prima battuta, e delle forze dell’ordine con uno screening puntuale e approfondito sulle imprese. Molto più difficile la possibilità di controllo sugli appalti privati», ha continuato Cardella.
In riferimento al pericolo che persone di fuori regione e dall’esterno scelgano L’Aquila per occasioni di guadagno facile, Cardella ha sottolineato: «Non ho avuto modo di riscontrare il fenomeno di gente venuta qui per delinquere, il numero di stranieri rientra nella norma». Una valutazione, quella del capo della Procura aquilana, che collima con quella fatta poche settimana fa dalla sua collega Olga Capasso, della Direzione nazionale antimafia, la quale si è spinta a dire che le organizzazioni malavitose hanno abbandonato la possibilità di fare affari con la ricostruzione in quanto non arrivano i soldi. Presa di posizione che venne sconfessata dall’attuale vicesindaco dell’Aquila Nicola Trifuoggi, già procuratore Antimafia all’Aquila e capo della Procura della Repubblica di Pescara. Egli ha sostenuto, soprattutto, che la mafia si è fatta da parte non perché non si fanno affari ma a causa dei controlli fatti dalle istituzioni.
In crescita, all’Aquila, il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti ma secondo Cardella «si tratta di piccolo spaccio. In una sola operazione è emerso un radicamento in città di criminalità organizzata». Cardella, infine, commenta anche la situazione in tema di ricostruzione. «A cinque anni dal terremoto», dice, «la ricostruzione del centro storico mi sembra avviata, e non è un fatto simbolico. Nell’ambito della comunità che è pressoché dimezzata si registra la crescita di un certo tipo di reati più che altro di sciacallaggio. In una comunità nella quale c’è un indubbio disagio sociale, causato non solo dai problemi legati al terremoto dell’Aquila, ma anche alla crisi generale in atto e alla ricerca di lavoro, soprattutto tra i giovani, la situazione non ha comportato un significativo aumento dei reati gravi». Secondo il pm, in particolare, lo spaccio di droga in città è in crescita ma è poca cosa rispetto ad altre realtà.
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