Disperso sul Gran Sasso, spunta un sensitivo: «Brozek è vivo, ancora per poco»

30 Novembre 2025

Nuovo colpo di scena nel giallo del turista di cui non si hanno più notizie da 11 giorni, “veggente” di Udine indica una grotta: «Il 44enne versa in un profondo stato d’incoscienza. Fate presto, non resisterà a lungo»

L’AQUILA. Una grotta a imbuto. Una sorta di anfratto in discesa nel bel mezzo del canyon dello Scoppaturo. È lì che si troverebbe l’escursionista polacco di 44 anni disperso da undici giorni sul Gran Sasso, stando al contenuto di un post comparso due giorni fa su Facebook. Un post che descrive l’uomo in stato di «incoscienza profonda», ma «ancora vivo, per poco». Così, a imprimere un ulteriore colpo di scena alla vicenda di Karol Brozek, svanito nel nulla il 19 novembre scorso insieme ai suoi due cani, adesso ci si mette pure un “sensitivo”, o presunto tale. Forse solo uno scherzo di cattivo gusto, o forse l’opera di un mitomane. Fatto sta che, dovendo cercare un ago in un pagliaio senza lo straccio di un indizio su dove ora possa trovarsi, vale comunque la pena verificare. Non sia mai che quel tizio ci veda davvero più lungo dei droni, o che abbia un fiuto migliore dei cani del Soccorso alpino. Così, due giorni fa, uomini e mezzi si sono messi in moto nottetempo, e hanno poi perlustrato l’area indicata da cima a fondo. Risultato: era un mitomane.

«Canyon dello Scoppaturo, o comunque una grotta, un buco lì vicino con un nome molto colorito. Un anfratto verso il basso in discesa. Si trova lì. Grotta a imbuto. È vivo, ma ancora per poco. Lo stato di incoscienza è profondo da stamani (un’area con riferimento a termini legati a “cacciatore”)». Questo il contenuto di un post dai toni allarmistici apparso sui social di un utente di Udine, che tre sere fa ha contattato più volte il Nue al 112, rivendicando lo status di “sensitivo”. Secondo il presunto chiaroveggente, Karol Brozek sarebbe ancora vivo, anche se non ci sarebbe un solo minuto da perdere. L’area in cui il 44enne si troverebbe, ormai privo di sensi, è una grotta nei pressi del ristoro Mucciante, a oltre dieci chilometri dal baricentro su cui si sono finora orientate le ricerche.

Dal 19 novembre scorso sono già diversi i colpi di scena nel giallo del camperista straniero svanito nel nulla sul Gran Sasso. A cominciare da quel camper parcheggiato al centro del piazzale di Campo Imperatore, che all’inizio non desta alcun sospetto, finché non viene ricoperto dalla neve e qualcuno finalmente si accorge che effettivamente non si vede mai nessuno salirvi o scendervi. Quindi i carabinieri che forzano un finestrino, senza trovare però nessuno all’interno. Solo un telefonino, che però non porta da nessuna parte. E un contratto di noleggio del camper, intestato invece a Karol Brozek, 44 anni, polacco. Con gli inquirenti che hanno quindi un nome e un cognome. Poi l’analisi delle immagini di videosorveglianza del piazzale, che mostrano un uomo scendere dal veicolo il mercoledì precedente e incamminarsi verso le montagne con due cani al seguito.

Ed ecco l’identikit del disperso. Anche se di lui nessuna traccia, nonostante le operazioni di ricerca intanto scattate da parte degli uomini del Corpo nazionale Soccorso Alpino e speleologico (Cnsas) e di quelli del Soccorso alpino della Guardia di finanza (Sagf) insieme ai vigili del fuoco. Nel frattempo si fa viva però la sorella del disperso, Diana Brozek, che dichiara di aver presentato una denuncia di scomparsa alle autorità polacche e di essersi messa in contatto con l’ambasciata del suo paese in Italia. E il giallo diventa ufficialmente internazionale. Sarà proprio lei a indicare una pagina social curata dal fratello, dove spunta poi un post che spiega le ragioni di quel viaggio in camper: la recente scoperta di sintomi da Adhd e disturbi dello spettro autistico. La pietra tombale, stando a quanto riportato, sulla sua capacità di trovare l’amore. Ora, invece, l’irruzione di un “sensitivo” friulano. E gli sforzi dei soccorritori che si moltiplicano ogni giorno in quel pagliaio di neve che è la piana di Campo Imperatore in questi giorni. Anche se, dell’ago, per ora, neanche una traccia.

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