Scanno

Di Vitto, lo scannese da premio Oscar per gli effetti speciali

12 Gennaio 2026

Nato nel borgo del lago, poi giramondo sulle navi da crociera fino alla nuova dimensione negli studi cinematografici

Le cose “stranite” del 47enne Maurizio Di Vitto. È un uomo di montagna, proviene da Scanno, eppure si è fatto le ossa nel mondo della produzione audiovisiva negli Oceani, sulle navi da crociera. Per 25 anni Maurizio aveva visto l’acqua solo in un piccolo lago a forma di cuore, tanto caro a suo padre Domenico, un ex fumettista che al bacino lacustre abruzzese ha dedicato tanti libri. «Non è stato facile adattarmi a un nuovo stile di vita», confida al Centro. Poi aggiunge: «Devo ammettere che all’inizio ho fatto un po’ di fatica, anche perché la vita in mare è completamente diversa. Ma alla fine ci sono riuscito». Poi Maurizio ha vinto un Oscar per gli effetti speciali; non a Hollywood, ma a Londra, cioè, come dicono in America, dall’altra sponda del “pond” (visto che la Gran Bretagna e gli Usa sono a loro avviso divisi da un piccolo lago).

Di Vitto è molto legato a Scanno e si connette regolarmente con suo padre, via teleconferenza. Però in Abruzzo Maurizio non torna «eccetto durante le festività, come Natale e Pasqua, e d’estate per le vacanze» afferma. Questa volta proprio da Scanno, dove stava trascorrendo un periodo di riposo di fine anno, dopo un intenso lavoro con una nuova società, comunica al Centro che «dallo scorso luglio sono passato a Foundry». E aggiunge: «È una delle più importanti software house nello sviluppo di software nel campo degli effetti visivi, programmi che usavo da artista. Ovviamente al momento sono all’inizio e mi occupo di sviluppo ma anche di comunicazione con i vari studi cinematografici riguardo le funzionalità dei vari software. Tra i vari studi c’è la Pixar per esempio. Aver lavorato come artista di effetti visivi per più di 10 anni è stato un valore aggiunto per questa azienda».

Prima ancora, e per otto anni, era stato capotecnico del suono e delle luci su navi da crociera. Un’esperienza che lo ha portato in quasi tutti i continenti del mondo, fino a quando nel 2013 ha deciso di frequentare Escape Studios, una delle principali scuole di effetti visivi di Londra, e poi lavorare alla One of Us, studio che si occupa di effetti visivi. Sono state delle mosse vincenti, visto che nel 2017 gli hanno fatto vincere l’Oscar per gli effetti speciali per “Il libro della giungla” (Disney), nel 2016 aveva vinto il Bafta (premio dell’Accademia britannica) per “The Crown” (Netflix), nel 2018 l’Emmy (premio dell’Accademia americana) per “L’alienista” (Netflix), e nel 2019 il Davide di Donatello per “Pinocchio” (Rai Cinema).

Eppure gli effetti speciali non sono stati il suo primo amore. «In passato avevo tutt’altre ambizioni. Volevo diventare un musicista» confida Maurizio, poi continua: «ho frequentato diverse scuole tra cui l’Università della Musica a Roma ed ho avuto la possibilità di suonare con importanti musicisti anche stranieri. Ho anche partecipato ai master della Berklee School of Music di Boston durante la rassegna di Umbria Jazz. Ho suonato un po’ di tutto ma mi piace molto la musica jazz». Quindi aggiunge: «Oggi la mia professione è quella di tecnico di effetti visivi per film e tv show. La musica è oramai diventata un hobby, suono quando ho tempo per divertirmi». Uno che in 10 anni ha partecipato a 40 importanti progetti tra cinema e televisione, cosa suggerisce di fare in Abruzzo? «Non ho avuto nessuna esperienza lavorativa in Italia per quanto riguarda gli effetti visivi, quindi non posso dare un riscontro diretto. Quello che posso dire è che mancano investimenti. Però ci tengo a sottolineare che in Italia ci sono alcuni studi che meritano un grandissimo rispetto in quanto hanno prodotto lavori eccezionali. Sono pochi, ma ci sono», conclude Di Vitto.