Don Giovanni Gatto rivela: «Sono innamorato, lascio il sacerdozio»

La scelta del 51enne: «Non riesco a essere fedele al celibato. Ho bisogno di una donna accanto». A Natale il post sui social
L’AQUILA. Don Giovanni Gatto, 51 anni, originario di Montebelluna nel Trevigiano e per 20 anni parroco della frazione aquilana di Tempera, lascia il sacerdozio per vivere la sua vita con la donna che ama. La notizia era nell’aria da mesi ma è trapelata solo nei giorni scorsi. La scelta, dice l’ormai ex parroco «è arrivata al termine di una profonda riflessione». A ottobre del 2025 don Giovanni Gatto ha scritto una lunga lettera all’arcivescovo dell’Aquila monsignor Antonio D’Angelo e a Papa Leone XIV per chiedere la dispensa dal sacerdozio. La dispensa ufficialmente non è stata ancora concessa. Solitamente dalla richiesta passa circa un anno ma a questo punto i tempi saranno accorciati vista l’eco mediatica e la volontà “ferrea” del sacerdote di cambiare vita.
Un segnale chiaro e pubblico che don Giovanni Gatto era deciso ad abbandonare l’abito talare c’era stato a Natale 2025, quando sulla sua pagina Facebook aveva scritto: «Venti anni fa scelsi l’Amore non pensando più di tanto alle gioie e sofferenze che sarebbero arrivate nel tempo. Oggi, 20 anni dopo, mi affido di nuovo a Te, Dio, fonte dell’Amore per dirti: sia fatta in me la Tua volontà. Aiutami a non avere più certe prove e difficoltà così grandi. Aiutami pertanto a ritrovare in Te e nel mio prossimo l’Amore vero, ma che sia amore genuino donato e corrisposto, perché io ritrovi la mia serenità e gioia ancora una volta e, in un per sempre con i fatti, non con le parole e il perditempo di una Istituzione che spesse volte ci incatena in schemi mentali, ipocriti, solennità futili, formalismi e moralismi che non ci aiutano a guarire e a ritrovare la libertà e il vero senso gioioso della vita. Gesù, ora aiutami a scegliere bene chi sarà la mia rinnovata àncora di salvezza per amare nuovamente ed essere amato in uno scambio vicendevole di intenti profondi».
Fra le righe si legge una sottile critica «all’Istituzione» Chiesa. In qualche altro post non aveva nascosto di essere contrario al celibato dei sacerdoti che, da quanto scrive nella lettera al Papa, non avrebbe rispettato in alcuni periodi della sua vita, quando era già prete. Il celibato ecclesiastico, come noto non è un dogma «ma una scelta di vita che permette una disponibilità totale al servizio sacerdotale».
Don Giovanni nella notte fra il 5 e 6 aprile 2009 abitava nella canonica della chiesa di Tempera. «Quella notte» raccontò, «nella stanza con me c’erano la mia cagnetta che mi ha salvato svegliandomi e guidandomi, abbaiando, tra le macerie e due gatte». Una gatta si era salvata mentre l’altra, Nerina, per due anni fu data per morta ma un giorno «è rispuntata ed è venuta a trovarmi nella casa dove abitavo dopo il sisma a due chilometri di distanza dalla canonica» disse all’epoca don Giovanni.
Prima di prendere i voti era stato anche carabiniere e ha un forte legame di amicizia con il capitano Ultimo. Qualche anno fa il sacerdote, sempre secondo quanto da lui rivelato e messo nero su bianco in una dettagliata denuncia presentata in Procura, sarebbe stato minacciato da un esponente del clan dei Casalesi che chiedeva che l’appalto per i lavori di ricostruzione della canonica e della chiesa di Tempera (1,5 milioni di euro) «venisse affidato a una impresa vicina al clan». Nel 2019, nel decennale del sisma, disse nell’omelia: «Sono stanco di vedere giovani e meno giovani che lasciano L’Aquila per cercare un futuro migliore altrove. Voglio che tutti rimangano qui a lavorare e vivere con gioia. Pure io, veneto di origine, spero adesso di rimanere sempre a Tempera». E la volontà di Dio, dopo sette anni, ha portato evidentemente don Giovanni a decidere di cambiare vita.
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