«Il giubileo nasce da Francesco e Celestino»
L’intervento dell’arcivescovo Petrocchi nel corso della cerimonia inaugurale dell’evento
L’AQUILA. Ecco alcuni stralci dell’intervento dell’arcivescovo Giuseppe Petrocchi in occasione dell’arrivo del Fuoco del Morrone.
«La Perdonanza», ha detto il presule, «è una “intuizione pastorale” di straordinaria portata, sia nell’ambito religioso come nella dimensione sociale. Infatti, l’arte del perdono evita che i conflitti si infettino e degenerino in cancrene relazionali. Ciò è vero per la comunità cristiana, ma anche per quella civile. È doveroso, mi pare, porsi la domanda sulla fonte della ispirazione che collega Perdonanza e Giubileo. Avanzo la ragionata ipotesi che la “matrice costitutiva” del Giubileo sia da individuare nella Perdonanza: le due celebrazioni, infatti, evidenziano un “patrimonio genetico” comune. Per questo, come ho detto agli amici giornalisti in un recente incontro, ritengo fondata la congettura secondo cui san Celestino V potrebbe chiedere a Bonifacio VIII “i diritti d’autore” sul Giubileo, almeno in quanto Artefice del “progetto ecclesiale” che ne ha disegnato la fisionomia teologica: ma sono certo che non lo farà! Tuttavia, a sentire il parere di diversi storici, sembra che la sorgente da cui proviene l’ispirazione della Perdonanza (datata 1294) – e quindi, della successiva ideazione del Giubileo (indetto per la prima volta nel 1300) – vada cercata più lontano, oltre Celestino V, e sarebbe da rintracciare nel “Perdono d’Assisi” (1216, secondo alcuni autori), evento nel quale san Francesco ottenne dal Papa la concessione dell’indulgenza plenaria dei peccati per tutti coloro che, tra il 1° e il 2 agosto di ogni anno, avessero visitato la chiesa della Porziuncola, adempiendo alcune prescrizioni spirituali e sacramentali. Dunque, questa straordinaria benedizione sarebbe discesa dal Cielo sulla terra di Assisi, per intercessione di san Francesco; poi, grazie alla lungimiranza di un altro santo, Papa Celestino V, sarebbe approdata all’Aquila. E dalla nostra città sarebbe, successivamente, arrivata a Roma. Perciò, stando alla suddetta interpretazione, Roma, Città eterna, sarebbe in questo debitrice verso due altre Città, L’Aquila e Assisi: meno grandi, ma non meno eterne. San Pietro Celestino ci aiuti a essere degni, come Aquilani, di questo straordinario privilegio che la storia ci ha affidato, perché sia custodito e valorizzato a vantaggio di tutta la Chiesa e dell’intera umanità».

