fiamme estive

Incendi nell’aquilano. I satelliti svelano: in fumo 1.188 ettari

9 Agosto 2026

Ricercatrice abruzzese utilizza immagini satellitari per definire i confini dei roghi

L’AQUILA

Sono i satelliti a raccontare, dall’alto, quanto è costato al territorio aquilano il fuoco che per giorni ha divorato montagne, pascoli, cespuglieti e aree naturali tra Lucoli e Roio. Si tratta di 1.188 ettari complessivamente percorsi dalle fiamme al 7 agosto: 11,88 kmq di territorio. Una superficie enorme, che restituisce in modo più preciso la dimensione di un’emergenza raccontata finora soprattutto attraverso i pennacchi, le immagini dei Canadair e le colonne di fuoco. Il dato emerge da un’analisi di una ricercatrice aquilana realizzata utilizzando le immagini satellitari gratuite di Copernicus Sentinel-2, elaborate attraverso QGIS, software open source impiegato per le analisi territoriali e ambientali. Non una stima a occhio, dunque, ma un lavoro costruito mettendo insieme dati scientifici. Le fotografie raccontano anche quanto velocemente sia cambiato lo scenario. Al 2 agosto gli ettari percorsi dal fuoco erano 696. Cinque giorni dopo sono diventati 1.188: 492 ettari in più, con un incremento del 70,7%. Una crescita che restituisce plasticamente la corsa del fuoco prima che la pioggia mettesse finalmente la parola fine all’emergenza.

DICIASSETTE GIORNI

Tutto comincia il 22 luglio, a Lucoli. Le fiamme partono da un costone impervio, a monte dei residence di Prato Lonaro. All’inizio sono pochi ettari, ma il fuoco trova quello che, in quelle giornate, diventerà il suo alleato più pericoloso: caldo, vegetazione secca e vento. Già allora vigili del fuoco e Protezione civile devono lavorare su un fronte difficile da raggiungere da terra, con gli elicotteri impegnati dall’alto. Poi il rogo non si lascia domare. Si spegne in un punto e ricompare in un altro. Avanza lungo la montagna, supera i confini del primo fronte e si avvicina al territorio dell’Aquila. Arrivano a Roio (nella foto accanto di Stefano Palumbo la linea della distruzione ferma proprio davanti alla croce vicino al fontanile) e Bagno, mentre la colonna di fumo diventa visibile da chilometri. Il vento caldo riaccende le fiamme e apre nuovi fronti. Quando la situazione precipita, lo schieramento diventa imponente: 5 Canadair, 1 elicottero della Protezione civile, 35 vigili del fuoco, 50 volontari e 20 militari dell’Esercito impegnati anche nella realizzazione delle piste tagliafuoco. I mezzi aerei pescano dai laghi di Campotosto e del Salto. Il fuoco sembra domato a Lucoli, ma non è ancora finita a Roio dove nell’ultima notte le fiamme si avvicinano alle abitazioni di Sana Rufina. E alla fine arriva proprio la pioggia. Abbastanza per risolvere tutto in un colpo solo, capace di dare una mano decisiva a chi da giorni combatte l’emergenza. La natura che aveva favorito l’incendio con caldo, vento, siccità e fulmini, alla fine, contribuisce a spegnerlo. Adesso resta la bonifica.

LO STUDIO SATELLITARE

Il bilancio arriva dall’analisi realizzata da Sara Ciaci, 30 anni, aquilana (in foto), laureata il 25 luglio in Tecniche della protezione civile e sicurezza del territorio all’Univaq. «Il mio studio è partito da un’analisi personale e poi professionale dell’incendio», racconta. «Ho utilizzato le immagini satellitari di Copernicus e l’uso del suolo attraverso QGIS per analizzare l’estensione dell’area percorsa dal fuoco nei diversi giorni, capire quali tipologie di terreno fossero state colpite e verificare la vicinanza ai centri abitati». La sua è una fotografia costruita dall’alto, e proprio per questo precisa ma non definitiva. «Essendo immagini satellitari abbiamo una visione dall’alto del territorio. Vengono quindi escluse le variazioni dovute alla pendenza e all’inclinazione della montagna. Per uno studio più approfondito bisogna integrare questi dati con il modello digitale del terreno, le pendenze e altri elementi». Non ha invece calcolato la velocità con cui le fiamme hanno percorso la montagna. «Quello richiede un’analisi molto più approfondita e altre tipologie di dati», spiega. Il punto, però, è un altro: trasformare un incendio in dati significa trasformare la paura in conoscenza. Ed è esattamente ciò che la studentessa ha fatto. «Questi studi sono fondamentali perché la prevenzione è alla base del monitoraggio e della gestione del rischio», dice. «La conoscenza del territorio è fondamentale per affrontare un’emergenza». Ciaci, che ha svolto il tirocinio nella sala operativa e nell’ufficio rischio sismico dell’Agenzia regionale di Protezione civile, sa già cosa vuol fare. «Il mio obiettivo è entrare nell’ambito della Protezione civile». La passione nasce da lontano, dal sisma 2009. Aveva 11 anni. «Già allora mi chiedevo il perché e il come delle cose. Grazie all’università ho potuto approfondire quelle domande». Ora la sua mappa sta circolando sui social. E sono arrivati commenti, domande, richieste di approfondimento.

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