L’intervista a Francesca Pascale: «A Rivisondoli per i diritti civili, credo in un altro centrodestra»

Francesca Pascale con Silvio Berlusconi quando i due stavano insieme

24 Gennaio 2026

L’ex del Cavaliere si racconta al Centro: «Tajani è un leader, ma servono nuovi volti. Vannacci? Ci avrei parlato»

RIVISONDOLI. La notizia della sua partecipazione alla kermesse abruzzese del Carroccio ha sorpreso tutti. E spaccato in due il partito. Ma di finire dentro la «fossa dei leoni» Francesca Pascale non sembra per niente preoccupata. Anzi, per l’ex compagna di Silvio Berlusconi, oggi attivista per i diritti civili e più forzista che mai, il convegno “Idee in movimento” di Rivisondoli è una «bella opportunità». Per cosa? «Per togliere alla sinistra il monopolio su questo tema». Qui incontrerà il più liberale Luca Zaia, non l’intransigente Roberto Vannacci, grande assente della kermesse. «Un peccato», dice. «Silvio ha sempre voluto unire l’intera area di centrodestra».

Cosa si aspetta dalla convention della Lega qui in Abruzzo?

«Di incontrare una platea non proprio “amichevole”».

Paura?

«Macché».

Allora è felice?

«Sono contenta di confrontarmi con posizioni diverse dalle mie, specialmente se sono del centrodestra».

Si aspettava di essere invitata?

«All’inizio pensavo fosse uno scherzo (ride, ndr)».

E quando ha capito che era tutto vero?

«Sono rimasta piacevolmente sorpresa. C’è speranza!».

Passano gli anni, ma il Cav rimane sempre il faro del suo pensiero politico. E anche «uno dei fili che mi lega all’Abruzzo».

Pascale, dove porta questo filo?

«All’Aquila, negli anni del terremoto. Avevo iniziato da poco la mia militanza in Forza Italia».

Era già vicina a Berlusconi.

«Era meticolosamente attento a ogni dettaglio della ricostruzione, anche all’arredamento».

Cosa la colpì di quel periodo?

«La sinergia della macchina governativa, che riuscì a mettere da parte i personalismi e a remare nella stessa direzione. Venivo spesso qui».

C’è qualcuno di quel periodo con cui è ancora legato?

«Con Paola Pelino, un’amica. Ci vogliamo bene».

Ha detto che c’è almeno un altro filo che la lega a questa terra. Questo dove porta?

«A un ricordo più tenero e dolce, legato alla mia infanzia».

Racconti?

«Come tanti campani, i miei avevano una piccolissima casa in montagna a Pizzoferrato. Le nostre vacanze natalizie erano qui. Un bel ricordo che conservo nel cuore».

Album dei ricordi a parte, passiamo al presente. A Rivisondoli l’ambiente sarà caldo: una parte della Lega si sta ribellando contro la sua partecipazione.

«Io sono contenta che la Lega si ponga il problema di discutere su temi a cui è sempre stata ostile. È tempo di smettere di lasciare campo libero alle sinistre su questi temi».

Pensa davvero di trovare la via del dialogo con la Lega?

«Cominciare a parlarne mi pare un buon inizio. E poi c’è la linea Zaia che mi sembra ben più liberale rispetto a quella di Vannacci. Spero che questo sia un segnale che Salvini si stia avvicinando di più a lui».

Ad oggi, parliamo di un partito che è vicino alle posizioni di Trump, non proprio il paladino delle minoranze.

«Berlusconi mi ha insegnato anche questo: parlare di un tema a una platea in cui si condivide la stessa sensibilità è bello, certo, ma non cambia le cose».

Spera di convincere i leghisti sui diritti civili?

«Non ho questa presunzione. Ma parlarne dove non s’è ne mai parlato è un passo avanti».

Pensa che esista un elettorato di destra con la sua stessa sensibilità?

«Certo. In tutto il mondo il centrodestra liberale si è riappropriato dei temi lasciati fino ad allora alla sinistra. Penso a Chirac, a Cameron, alla Merkel. Il punto è che la destra non è mai stata contraria ai diritti civili».

Ma, come dice lei, è soprattutto a sinistra che si combattono queste battaglie.

«Con rispetto di chi le fa, ma per me i diritti civili non sono di sinistra. Il vero problema è che la destra non se ne occupa, non ha una sua ricetta. Ma i diritti civili riguardano le persone, e occuparsi delle persone non è di sinistra: è solo politica».

Quindi Salvini non è stato incoerente a invitarla?

«No, è solo la politica che si evolve. E lo dice una che non ha mai amato le sue posizioni né in quanto meridionale, né in quanto donna, né in quanto bisessuale... Insomma: in quanto tutto! (sorride, ndr)».

Cosa avrebbe detto a Vannacci?

«Quello che penso, come faccio sempre. Anche di fronte a chi la pensa diversamente. Le sue posizioni, però, mi stupiscono moltissimo».

Perché?

«Vannacci conosce benissimo la gravità dell’Islam radicale e come si comporta con gli omosessuali. E lui ha praticamente le stesse idee, fa le stesse differenze».

Proprio per queste posizioni Vannacci ha un suo seguito a destra.

«È vero che esiste uno zoccolo durissimo di destra radicale, ma a quanto corrisponde: l’1%? Per me rimane incomprensibile che un uomo che ha servito lo Stato – e quindi ha messo gli altri davanti alla sua stessa vita – poi divida gli esseri umani in scompartimenti, come se fossimo dei libri».

Lei ha il suo scompartimento? Qualcuno con cui non è disposta a scendere a patti?

«In questo momento, solo con la sinistra estrema».

I poveri comunisti di berlusconiana memoria?

«No, no. Non è questione di essere comunisti o meno, è che non tollero le loro posizioni su dittatori come Maduro e sui terroristi come Hamas».

La sua casa politica rimane Forza Italia: che idea si è fatta della concorrenza interna tra Tajani e Occhiuto?

«Esiste una parte del partito che fremeva per dare uno scossone su certi temi e per chiedere uno svecchiamento non necessariamente anagrafico ma, per esempio, nelle modalità di comunicazione. Occhiuto si è fatto carico di questa corrente, ma non credo stia facendo concorrenza a Tajani».

Ieri (due giorni fa, ndr) Occhiuto era a pranzo con Marina Berlusconi.

«Marina vede Occhiuto, ma vede anche Tajani: la famiglia Berlusconi è presente nella politica del partito, la vivono. È solo un segno di interessamento».

Lei è d’accordo con la corrente di Occhiuto?

«Ha sicuramente sottolineato delle cose che a Forza Italia servono e mancano. A Tajani bisogna riconoscere il merito di essere stato un equilibratore, il ponte tra idee come quelle di Gasparri e le anime più liberali. Rompere tutto l’organigramma in un secondo non sarebbe stata una mossa vincente».

Ma Tajani è il futuro di Forza Italia o no?

«Forse è l’unica scelta che c’è. La mia preghiera è che il partito guardi al mondo con l’occhio della contemporaneità, non con quello dell’individualista, che si capisca cosa manca oggi a Forza Italia».

E cioè?

«La comunicazione, per esempio, è fragilissima. E i candidati sono scelti con criteri completamente sbagliati. Serve gente libera da vincoli giudiziari e prestata alla politica».

Sia più specifica: come sarebbe la “sua” Forza Italia?

«Un partito che parla agli imprenditori, agli studenti, che si occupa di diritti civili, dell’ambiente, degli imprenditori e, soprattutto, di abbassare le tasse: la stella polare del pensiero di Berlusconi».

In un modo o nell’altro, lei torna sempre a parlare di lui.

«La sua eredità politica è preziosissima. E merita molto di più del 10% che abbiamo oggi. Serve cambiare i volti».

Qualche idea?

«Una sì: io! (ride, ndr)».

Sta scherzando?

«No. Sto aspettando che i tempi siano maturi. Quando quel giorno arriverà, ne parlerò con chi di dovere».

E nel frattempo?

«Porto avanti le mie battaglie. Anche dentro la fossa dei leoni».

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