È Nicolò Galantini l’Unabomber d’Abruzzo: «Tutto quello che voglio fare è illegale»

4 Aprile 2026

Seguitissimo sui social, il 25enne di Tortoreto spiegava come fabbricare armi. Sequestrati coltelli, passamontagna, munizioni e fertilizzanti

L’AQUILA. Sfruttava i più potenti mezzi tecnologici a sua disposizione per istruire e istigare altri utenti a compiere attentati in tutto il mondo, così da riportare l’umanità ai primordi della società preindustriale. Al punto da arrivare a produrre una moltitudine di contenuti social – poi condivisi da centinaia di migliaia di follower – in cui forniva indicazioni per fabbricare armi da fuoco e da taglio mediante il ricorso a una semplice stampante 3D. Dei veri e propri tutorial, comprensivi di manuali scaricabili, che contemplavano l’assemblaggio dei componenti di coltelli e pistole di vario tipo, senza tuttavia disdegnare la fabbricazione di ordigni artigianali da utilizzare contro i simboli del progresso tecnologico: data center e società di gestione patrimoniale e d’investimento americani.

Ovvero le punte dell’iceberg di un sistema da lui ritenuto responsabile, a suo tempo, della deriva depressiva cui sarebbero caduti vittime gli stessi nativi americani, surclassati dall’avvento della tecnologia e indotti così a rifugiarsi nel consumo di alcol e droghe, una volta vistisi definitivamente privati di quello stesso stato di natura. Scenari a volte farneticanti se si leggono attentamente le 26 pagine d’ordinanza. Il tutto ispirato alle “gesta” di Theodore John Kaczynski, conosciuto con il soprannome di Unabomber, l’anarco-terrorista statunitense condannato all’ergastolo per aver inviato, tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’90, una serie di pacchi esplosivi capaci di mietere tre vittime e oltre 20 feriti.

Ieri mattina la polizia dell’Aquila – specificatamente personale Digos coordinato dal dirigente Roberto Mariani, unitamente al personale del Centro operativo sicurezza cibernetica dell’Abruzzo, con il supporto del Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo interno e del Servizio polizia postale e per la Sicurezza cibernetica – ha eseguito il provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di Nicolò Galantini, studente di 25 anni, iscritto alla facoltà di Scienze politiche della Sapienza, nato a Giulianova ma residente a Tortoreto. Gravissime le accuse a suo carico: addestramento ad attività con finalità di terrorismo, anche internazionale, e apologia di reato aggravata dalle finalità di terrorismo. Perquisizioni simultanee sono così scattate negli appartamenti di via Flavio Stilicone, a Roma – dove alloggiava per motivi di studio – e di Tortoreto.

Nelle mani degli agenti sono poi finiti passamontagna, tute mimetiche, armi da taglio di diversa misura, munizioni e fertilizzanti, questi ultimi verosimilmente impiegati nella fabbricazione di ordigni artigianali. L’attività d’indagine prende le mosse nell’ambito dei servizi di monitoraggio svolti dalla Digos dell’Aquila in relazione ai contesti sovversivi dell’ordine democratico e, in ogni caso, idonei a generare pericolo per la società civile. Servizi di monitoraggio che hanno riguardato i canali telematici e virtuali (internet e social network) generalmente utilizzati per la diffusione di idee e per l’organizzazione di attività sovversive. A partire dal gennaio 2024 l’attività degli investigatori si è così concentrata sul profilo Instagram “nature pilled” che annoverava oltre 200.000 follower e risultava utilizzato da tale “Italian anprim”, nome che richiama esplicitamente l’anarco-primitivismo italiano, movimento di radicalizzazione ecologista che propugna lo smantellamento della civiltà moderna in chiave eco-terrorista.

Il 24 gennaio 2024, proprio su quel profilo, fa la sua comparsa un video nel quale veniva riprodotto il lancio di una bomba planante che provocava un’enorme deflagrazione, accompagnato dalla didascalia «Io 14 chilometri sopra la sede di Blackrock» (una delle principali società di gestione patrimoniale e di investimento fondata a New York nel 1988). Il 20 maggio 2024, l’utilizzatore dell’account finito nel mirino degli investigatori aveva condiviso un post con diverse immagini, una delle quali riportava in sovraimpressione la frase «è chiaro che ci stiamo dirigendo verso tempi difficili, quindi cosa fai realmente al riguardo?». Accanto, l’immagine di uno zaino e un’arma da guerra. Il 4 febbraio 2025 aveva poi condiviso un post, creato dall’utente clubantifed, con la didascalia «È ok fare questo», nel quale vengono elencate le «cose delle quali non hai bisogno di sentirti colpevole», ossia «stampare in 3D le tue armi, e l’ashtag “Ted Kaczynski non ha fatto nulla di sbagliato».

Nel luglio 2025 la condivisione di un post recante la scritta «l’anno prossimo sarò più pazzo. Questo è tutto quello che so». Ed è proprio a partire dal gennaio di quest’anno che l’attività social del 25enne comincia a connotarsi per un innalzamento della radicalizzazione a carattere sovversivo e d’istigazione, stando alla ricostruzione della Digos, con un’escalation di riferimenti sempre più espliciti alla parabola terroristica descritta dall’Unabomber americano. Il primo gennaio, infatti, sul suo profilo compaiono una serie di post tra le immagini di Kaczynski e una serie di scritte come «Tutto quello che voglio fare è illegale», «Non mi piace come il mondo moderno ferisce l’umanità e la natura», «Bella opinione. Un piccolo problema: c’è un pacco per te alla porta».

Il 13 febbraio spuntano invece altre due immagini raffiguranti un uomo a volto coperto da un passamontagna che imbraccia un fucile da guerra e un altro che indossa una maschera antigas, entrambi corredati rispettivamente dalle scritte «Le persone che ti chiamano estremista stanno mangiando i bambini» e «Dovresti svegliarti adesso». Altre immagini raffigurano invece un paesaggio montano accompagnato dalla scritta «qualche volta per proteggere la bellezza... devi fare cose brutte». Al di sotto, di nuovo, l’immagine di Theodore Kaczynski. Così come un’altra immagine che ritrae un uomo immerso nel verde con la scritta «hai sempre avuto ragione mamma: cellulari, internet e social media hanno veramente distrutto la mia vita».

Il 18 gennaio un video della durata di 39 secondi riproduceva lo scenario tipico dei videogiochi sparatutto: la sequenza di immagini mostrava alcuni uomini, armati di fucili mitragliatori e in tenuta militare, nell’atto di fare irruzione all’interno di un laboratorio, esplodendo numerosi colpi d’arma da fuoco. In sovrimpressione, la didascalia «io e i ragazzi che assaltiamo i centri di dati di intelligenza artificiale per fermarli dal prosciugare laghi e fiumi, produrre sbobba artificiale e incrementare le bollette dell’elettricità per tutti». A portare gli investigatori sulle tracce del 25enne, è stata una petizione, pubblicata tra le stories e finalizzata a scongiurare il taglio dei pini di “Tortoreto Lido - Lungomare e Viale delle Sirene”, oltre alla pubblicazione di una promozione di raccolta fondi a difesa dell’ambiente. Nel link postato in calce all’immagine promozionale della campagna di raccolta fondi, l’utente forniva informazioni su sé stesso, dicendo di chiamarsi Lorenzo e di collegarsi dall’Aquila.

La polizia giudiziaria, tramite l’analisi dei dati forniti da Meta, ha quindi accertato come l’indirizzo IP utilizzato per la registrazione dell’account Instagram nature pilled era riconducibile a un servizio di telefonia mobile, e che il numero ad esso associato risultava attivato in data 30 ottobre 2024 da Nicolò Galantini, residente a Tortoreto. Così come la raccolta fondi a difesa dell’ambiente, promossa attraverso una piattaforma di Crowdfounding, faceva capo alle stesse credenziali utilizzate dall’account nature pilled, con una perfetta coincidenza tra le cifre del conto di pagamento su cui versare il denaro e quelle del conto in uso allo stesso 25enne.

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