Sitindustrie, tre mesi senza ricevere un euro

Il dramma dei 69 lavoratori, c’è chi non può pagare le bollette di casa Campanella (Fiom-Cgil) lancia l’allarme: molte famiglie sono allo stremo
SULMONA. I tecnici della società elettrica gli staccheranno la luce fra una settimana, se non riuscirà a pagare le ultime due bollette. È uno dei casi limite dei 69 lavoratori della Sitindustrie, da tre mesi senza gli assegni di cassa integrazione. Luglio, agosto e settembre senza un soldo. Un tempo infinito per chi deve mandare avanti famiglie e spese quotidiane che si accumulano. Bollette da pagare, rate del mutuo che corrono, con le banche che non aspettano, e la spesa che diventa una corsa affannata alle ultime offerte o lo la fila agli ingressi posteriori delle parrocchie, dove vengono distribuiti viveri e vestiario.
Una situazione con cui hanno a che fare ormai, a singhiozzo, da circa un anno i dipendenti dell’ex fabbrica di tubi in rame per la dissalazione chiusa a dicembre del 2009. Il ricordo, infatti, corre subito a giugno di questa estate, quando Pamela Pantaleo, giovane mamma di due bambine e moglie di Gianni Lepore, un operaio dell'azienda senza gli assegni di cassa integrazione da sei mesi, aveva affidato a un'accorata lettera «lo sfogo di una persona al limite della sopravvivenza o meglio della disperazione». Parole come pietre che avevano scosso il torpore cittadino, spingendo i sindacati a rivolgersi al prefetto Giovanna Maria Iurato, che riuscì a sbloccare la situazione. Memori di quanto accaduto, i sindacati sono tornati in prefettura per evitare che i mesi di attesa continuino ad accumularsi. «Il prefetto uscente mi ha garantito di intercedere ancora una volta per gli operai della Sitindustrie», spiega Pietro Campanella (Fiom-Cgil), «il timore è che si continuino ad accumulare i mesi senza gli assegni di cassa integrazione. Ma i lavoratori sono allo stremo». È, infatti, quotidiana la processione nelle sedi dei sindacati cittadini, dove sono sempre di più i lavoratori alle prese con bollette non pagate e utenze staccate senza troppi complimenti. La gran parte di loro è giovane, con famiglie appena formate sulla scia dell'entusiasmo del posto fisso in fabbrica. La loro è una storia comune a tante altre in centro Abruzzo. È la storia del lavoro che non c'è e delle speranze che scemano nelle giornate tutte uguali. I ragazzi della Sitindustrie, però, sono diversi e si tengono in contatto col loro gruppo su facebook. È sulle pagine del social network che scorrono le loro vite, accomunate dal rosso in cui sono sprofondati i loro conti corrente.
Federica Pantano
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