Wojtyla riunisce ancora i giovani: centinaia tornano ai Piani di Pezza

Messa presieduta dall’arcivescovo D’Angelo nello stesso luogo dell’incontro con 13mila ragazzi
«Ricordare, ringraziare e continuare a camminare insieme»: il messaggio alle generazioni future
ROCCA DI MEZZO
Quarant’anni dopo, ai Piani di Pezza il tempo è sembrato riavvolgersi fino a quel 9 agosto 1986 che segnò una delle pagine più intense della storia dello scoutismo italiano e dell’Altopiano delle Rocche. Nel pomeriggio di ieri l’Agesci è tornata nello stesso straordinario scenario naturale per ricordare la Route nazionale e soprattutto l’incontro con San Giovanni Paolo II, che allora raggiunse migliaia di giovani arrivati da tutta Italia. Alle 14.45 è stata celebrata la Messa presieduta dall’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo, davanti a centinaia di ragazzi, al sindaco Emilio Nusca e alle altre autorità. Una celebrazione pensata non soltanto come commemorazione, ma come momento per «ricordare, ringraziare e continuare a camminare insieme», nel segno dei valori che quarant’anni fa accompagnarono uno dei più grandi raduni scout mai organizzati in Italia. L’iniziativa ha avuto il patrocinio del Comune di Rocca di Mezzo e del Parco regionale Sirente Velino. Il luogo, del resto, conserva una memoria particolare. Era il 9 agosto del 1986 quando Giovanni Paolo II arrivò ai Piani di Pezza dopo la visita a Rocca di Mezzo. Ad attenderlo c’erano circa 13mila scout Agesci. Una città provvisoria di tende, colori e fazzolettoni nata nel cuore dell’Appennino e diventata per un giorno uno dei centri della Chiesa italiana. Il Papa polacco parlò ai ragazzi della giovinezza come di una ricchezza da custodire e dello scoutismo come esperienza capace di formare uomini e donne attraverso il servizio, la responsabilità, la fraternità e l’incontro. Ma lasciò anche una dichiarazione d’amore per queste montagne: «Esprimo la mia gioia nel vedervi qui radunati nello scenario magnifico dell’Appennino abruzzese che ormai ho imparato a conoscere e ad ammirare».
Parole che, a distanza di quarant’anni, assumono un significato ancora più forte pensando al legame che Giovanni Paolo II avrebbe mantenuto con l’Abruzzo e in particolare con il territorio aquilano. Qui tornò più volte, anche privatamente, per sciare e camminare tra Ovindoli, Campo Felice e il Gran Sasso. Un rapporto oggi testimoniato anche dal santuario a lui dedicato a San Pietro della Ienca. Ma l’incontro dei Piani di Pezza rappresentò soprattutto una tappa del rapporto straordinario costruito da Wojtyla con le nuove generazioni. Pochi mesi prima, il 23 marzo 1986, si era svolta a Roma la prima Giornata mondiale della gioventù. Ai giovani scout radunati in Abruzzo il Pontefice spiegò di aver sentito quasi come un «comando» l’invito a raggiungerli, perché quei ragazzi erano parte viva della Chiesa. In quella giornata di quarant’anni fa c’era già, in qualche modo, l’immagine di ciò che sarebbe diventato uno dei tratti distintivi del lungo pontificato di Giovanni Paolo II: il dialogo diretto con i giovani, la capacità di chiamarli alla responsabilità e di renderli protagonisti. Molto prima che, nel Giubileo del 2000, entrasse nel linguaggio comune l’espressione “Papa Boys”, i Piani di Pezza avevano anticipato quella stagione. La Messa di ieri ha riportato dunque l’Agesci nel luogo dove una parte importante della sua storia si intrecciò con quella di Giovanni Paolo II.
Non soltanto un anniversario da celebrare, ma una memoria da consegnare alle nuove generazioni: quarant’anni dopo, il cammino iniziato tra quelle montagne continua.
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