Il ristoratore accoltellato: «Sono salvo per miracolo, ma resta il danno al locale»

26 Gennaio 2026

Parla Massimiliano Di Cesare, 45 anni: «Per fortuna la lama non ha preso organi vitali». E ora si affida a un avvocato: «Abbiamo già ricevuto le prime disdette, la gente ha paura»

PESCARA. «Ho avuto la fortuna che la lama non ha toccato le fasce muscolari e gli organi vitali, ma ci siamo andati molto vicino». Massimiliano Di Cesare, 45 anni, ha due punti sull’addome, una ferita alla mano ed è sotto antibiotico dopo l’aggressione subìta sabato sera per difendere il padre all’ingresso del loro ristorante, “La Barcaccia”, in piazza Primo maggio. Ma al di là dell’aspetto fisico, fortunatamente sotto controllo, è tutto il resto che non va. «Lasciamo stare», dice alla fine della domenica di lavoro portata a termine comunque, nonostante l’incubo vissuto la sera prima.

Signor Di Cesare, invece ci dica, qual è il suo stato d’animo?

«Sono molto rammaricato e molto arrabbiato. Lavorare e pagare le tasse per far sì che l’azienda funzioni, che vada tutto bene per poi trovarsi di fronte a queste cose mentre si lavora. Già da sabato sera ho avuto dei clienti che sono andati via. Capisce il danno di immagine che ci può essere, nonostante la professionalità che mettiamo in campo ogni giorno, da sempre?».

Con chi ce l’ha?

«A questa domanda risponderò con il mio legale, l’avvocato Paolo Sardini. Vedremo in avanti quello che farò, ma non finisce qui. Adesso basta, la situazione non è più sostenibile».

È la prima volta che subite un’aggressione simile?

«Il ristorante è in piazza Primo Maggio dal 1956, noi l’abbiamo preso nel 2003. Sì, è la prima volta che ci aggrediscono con un coltello, e poi a quell’ora, alle 20, e per difendere mio padre senza che ci sia stata alcuna lite».

Ci racconta com’è andata?

«Erano le 20 quando sono entrati i primi due clienti, moglie e marito, e questa persona si è intrufolata dietro di loro. Mio padre l’ha visto all’interno del dehors, “buonasera, prego, mi dica”. Lui ha detto che voleva entrare, papà gli ha chiesto la prenotazione, ha 76 anni ma da 56 è sul pezzo, sa come ci si comporta. Ma l’altro ha iniziato a inveire e a strillargli contro, fino a che, mentre stavo mostrando ai clienti il tavolo, ho visto questo signore spintonare papà, che è cardiopatico e reduce da un delicato intervento alla schiena. E sono uscito. Mi sono messo davanti al mio papà invitando l’altro a uscire. Ma lui niente, ha continuato a inveire contro di noi, era completamente invasato, gli ho ripetuto di uscire e a quel punto prima mi ha spintonato e dopo mi ha messo le mani addosso. L’ho guardato, gli ho detto che doveva tenere le mani a posto e lui per tutta risposta ha tentato di colpirmi con la destra. Ho tentato di ripararmi e mi ha tagliato il palmo destro, dove ho una visibilissima ferita, e in più con la lama che aveva mi ha bucato il mignolo destro. “Via da qui”, gli ho gridato. Ma a quel punto sul lato sinistro dell’addome mi è arrivato un altro colpo, alla fine della fascia intercostale, ad altezza polmone per capirci. La fortuna è stata che scansandomi non è riuscito a entrare troppo con la lama, si è dovuto talmente tanto allungare verso di me che è anche caduto».

Cosa ha pensato in quei momenti?

«Non ho capito subito, mio fratello e il cliente che era dentro, Domenico Pagliari, hanno visto la lama. Io ho iniziato a sentire bagnata la T-shirt che indossavo sotto la polo di cashmere, ho iniziato ad avere freddo mentre la maglietta era diventata completamente rossa. Sono rientrato nel ristorante, mi sono fatto medicare da una collaboratrice mentre, in tutto questo, mio padre e mio fratello hanno chiuso la porta del ristorante per chiamare soccorsi e forze dell’ordine».

E l’aggressore?

«È andato fuori di testa, ha preso il calorifero, il fungo, quello con il tubolare, la bombola di gas era piena e l’ha lanciata in aria. Ha preso un tavolino e l’ha lanciato contro la porta di ingresso, mi ha spaccato due vetrine così. E non riuscendo comunque a entrare ha alzato le sedie e le ha lanciate per aria, ha tagliato le tende del dehors. E poi è arrivato l’amico e si è allontanato».

Li conosceva di vista?

«No, ma mi hanno detto che i due erano stati tutto il pomeriggio a infastidire la gente e a bivaccare tra i giardini di piazza Primo maggio e il museo. Magari, se ci fossero stati più controlli, si potevano fermare prima».

È questo che la fa arrabbiare?

«Anche, perché abbiamo più volte denunciato il degrado davanti al nostro locale chiamando le forze dell’ordine. Un locale nel cuore della città, un ristorante super storico. E poi sabato è successo quello che è successo. Certo che sono arrabbiato. Lo sono perché c’è la certezza che questo episodio abbia sporcato il nostro nome. Temiamo fortemente che ci possa essere un ritorno negativo, perché la gente ha paura. Perché dovrebbero venire alla Barcaccia se si rischiano queste cose? Noi la domanda ce la facciamo e qualcuno dovrà rispondere, anche in sede legale».

Che le hanno detto i medici, in ospedale?

«Sono entrato con un codice rosso, alla fine per fortuna mi hanno dato una prognosi di dieci giorni, sono stato in ospedale fino alle due di notte. Sto seguendo una terapia antibiotica, mi hanno messo due punti sull’addome, ho avuto la fortuna che la lama non ha toccato fasce muscolari o organi vitali, ma ci siamo andati molto vicino. Ha colpito all’altezza dell’alveo polmonare, se non mi fossi scostato probabilmente mi avrebbe preso al centro, al livello dell’aorta, e lì sarebbe stato un problema. Ma, mi chiedo, aspettiamo che ci esca il morto? Su questo dobbiamo interrogarci. E anche per questo mi muoverò con il mio legale».

In tutto questo, oggi (ieri per chi legge) siete stati comunque aperti.

«Certo, per forza, il rispetto della clientela viene prima di tutto, c’era una festa organizzata sei mesi fa da un nostro grandissimo cliente, non potevamo rovinargliela. Ma può immaginare cosa è stato, abbiamo dovuto metterci la maschera per festeggiare questo nostro cliente. È stato difficile, papà è ancora scosso, andiamo avanti con la nostra professionalità di sempre. Ma capisce la rabbia? Non possono succedere queste cose. Ho fatto 45 anni quattro giorni fa, e questo è stato il mio regalo di compleanno. Ma non finisce qua, è sicuro».

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