Inni fascisti e canzoni dell’ex Nar: ecco l’ultradestra d’Abruzzo

27 Gennaio 2026

A Pescara un Centro studi si ispira a squadristi e scrittori antisemiti: «Un invito all’azione»

PESCARA. Come tutte le cose ben nascoste, è in bella vista. Solo una porta ci separa dal loro mondo. All’ingresso, una grande bandiera nera con una croce rossa. Accanto, una libreria. Conserva i testi di autori controversi, dal pensiero antisemita e fascista come Pierre Drieu La Rochelle, Louis-Ferdinand Celine, Julius Evola, saggi sulla dottrina cattolica più integralista. Un archivio che sembra far tornare l’Abruzzo indietro nel tempo fino agli Anni di Piombo. Ma non è una reminiscenza del passato. È la biblioteca a disposizione oggi, a Pescara, per chi vuole riprendere “la retta via” e iniziare il suo cammino interiore verso la «buona battaglia», il corollario di una scuola di formazione che omaggia i «martiri» di Acca Larentia a Chieti e apre il suo sito internet con una citazione di una canzone di Massimo Morsello, il «De Gregori nero», ex terrorista e latitante del Nucleo armato rivoluzionario (Nar), condannato per banda armata e associazione sovversiva, prima coinvolto e poi assolto per la strage di Bologna: «Colpi di tamburo che risuonano sordi, che ci chiamano alla guerra e noi siamo pronti».

Si chiama La Cittadella il centro di studi e ricerca abruzzese che abbraccia il pensiero dell’ultradestra e intrattiene rapporti con organizzazioni neofasciste come Remigrazione e riconquista e la Rete dei patrioti. È un’associazione giovane, che ha la sede in via Rigopiano e una sala conferenze in via Tasso, nata meno di un anno fa, ma che già ha fatto parlare di sé tra presentazioni di libri controversi e iniziative della destra estrema. L’ultimo caso: il flash mob organizzato dai suoi affiliati a Chieti in collaborazione con la Rete dei patrioti a favore del disegno di legge sulla remigrazione (slogan: «Rispediamoli a casa loro»).

Ma basta scorrere sul loro profilo Instagram per imbattersi in sponsorizzazioni di eventi che vogliono riscrivere la storia recente del Paese, come quello dello scorso dicembre per riabilitare il nome di «Arnaldo M.», come chiamano sui loro post Arnaldo Mussolini, fratello minore del Duce. Tutte iniziative «dedicate alla diffusione della lotta contro il sistema imperante». Una think tank, insomma, che vuole formare le nuove generazioni sulla base di un’ideologia ben precisa.

La chiamano «metapolitica»: concetti e valori su cui costruire «l’autentico uomo nuovo» del domani, costruire un «esempio» che possa «accendere in Abruzzo i cuori di tutti coloro che non si sono ancora arresi e che cercano una alternativa a questo mondo malato».

Per alzare il vento del cambiamento non si nascondono. Basta cercare il sito internet della Cittadella per leggere il loro biglietto da visita. È una «comunità» prima di tutto, che in Abruzzo esiste da anni ma che adesso ha scelto di mobilitarsi sotto la dicitura di “Centro studi” per l’obiettivo che si è prefissata «nel tempo»: «Formare i militanti, in molteplici modi e campi, per restituire alla gioventù un orizzonte di senso, disciplina e verticalità».

Un’educazione basata su ordine e gerarchia per affrontare «la lotta contro l’inerzia e l’ignoranza, per ritrovare l’identità profonda dell’uomo europeo, cattolico, figlio della Croce e della Spada», perché nel «tempo del crollo», la Cittadella è le «fondamenta» sulle quali ricostruire coltivando la «milizia dell’anima nella fedeltà a Cristo Re e alla Tradizione». L’ideologia è abbastanza chiara, ma gli scopi? «Dalla tradizione alla ribellione, dalla formAzione all’Assalto del mondo giovanile», chi aderisce sceglie di mettersi «in trincea» per una guerra che è già iniziata: «Il nemico non fa sconti. La battaglia è dura, costante, senza tregua. Ma è proprio per questo che il 2026 sarà un anno di fuoco, un anno in cui daremo tutto!», si legge ancora.

E in questo scontro «tra buio e luce», la Cittadella aveva anche provato a costruire un’organizzazione giovanile per ottenere la vittoria: «L’assalto». Il progetto è nato un anno fa e abbandonato poco dopo, ma simboli e finalità sono ben raccontati nella sezione dedicata del sito.

I colori sono sempre il nero, il rosso e il bianco, il simbolo è la fiaccola missina. «Siamo l’assalto», si legge, «l’assalto alla vita monotona, alle menzogne della politica, alle falsità degli uomini, allo squallore che questo mondo ci impone, siamo quelli che gridano alla ribellione nelle piazze o davanti i cancelli delle scuole». È l’assalto di quelli «con la bandiera nera nelle strade e sulle barricate».

Uno degli ultimi eventi organizzato è stato la commemorazione a Chieti, in largo Sergio Ramelli, per Acca Larentia. «“Presente!” è il grido solenne che ha rotto il silenzio come un tuono», si legge in un articolo sulla giornata pubblicato sul sito internet del Centro studi. «In un’era di distrazioni digitali e ideologie liquide, eventi come questo ci chiamano tutti a riscoprire la disciplina, la “camaraderie”, e l’impegno concreto. Come recita un vecchio canto, d’altronde, “Siamo fiaccole di vita”».

Il vecchio canto non è proprio un innocente stornello: è il primo verso dell’Inno degli studenti universitari fascisti. Un verso che, accostato a quanto scritto di seguito, traccia una linea precisa: «Facciamo in modo di essere portatori di questa vita e del fuoco di queste fiaccole per portarle con noi nelle azioni quotidiane, nelle manifestazioni, nei circoli e gruppi che frequentiamo, nelle strade dove difendere l’identità è un atto fondamentale».

E non sono solo parole: «Questa breve testimonianza», concludono, «non vuole essere come una cronaca fredda, ma come un invito all’azione».

Tra gli scrittori di riferimento c’è Robert Brasillach, condannato a morte nel 1945 perché accusato di collaborazionismo con il Terzo Reich, essendo stato caporedattore di una rivista che in Francia pubblicava dati segnaletici e recapiti di ebrei, di esponenti della Resistenza e di oppositori politici, così da rendere più agevole la cattura da parte dei nazisti. I riferimenti a Brasillach fecero finire al centro della polemica, nell’ottobre 2024, Paola Frassinetti, sottosegretaria all’Istruzione e al merito del governo di Giorgia Meloni, che su Facebook celebrò la marcia su Roma, citando il «fascismo immenso e rosso di Brasillach».

Sempre tra gli scrittori di riferimento, viene citato Pierre Eugène Drieu La Rochelle, anche lui francese, che si schierò a favore di una politica di collaborazione con la Germania, che sperava si mettesse alla testa di una sorta di “Internazionale fascista” vicina al nazionalsocialismo.

Per La Cittadella, questi due scrittori diventano «figure che hanno incarnato la ribellione, la difesa di un mondo, il coraggio di pensare e agire controcorrente. Volti che il sistema ha cercato di cancellare o demonizzare, ma che continuano a ispirare le anime ribelli». Poi, un proclama: «Preparatevi: il 2026 sarà infuocato. I primi testi sono in arrivo, e colpiranno dritto al cuore del nemico». Da qui, la nascita della collana Pneuma per «ferire il nemico attuale, per armare le anime ribelli di oggi, per dimostrare che la fiamma non si spegne».

Tra i propositi del nuovo anno c’è pure quello che riguarda Arnaldo Mussolini, il fratello di Benito, che sui testi rilanciati su Instagram diventa Arnaldo M., per aggirare le restrizioni del social: è presentato dal Centro studi come «una delle anime più attive e lucide del Fas***», e anche qui compaiono gli asterischi per evitare che il post venga rimosso.

Restando in tema di Ventennio, non manca un elogio a Ettore Muti, squadrista e segretario del Partito nazionale fascista, che nel 1943 cercò di sfuggire all’arresto da parte dei carabinieri e fu colpito a morte. Per La Cittadella, però, Muti diventa «uno degli uomini più affascinanti e più cancellati dalla narrazione ufficiale». Di più: «Un italiano che ha vissuto pericolosamente e che merita di essere ricordato come l’Esempio di Combattente senza paura». Così, con le iniziali maiuscole.

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