Popoli Terme

Scomparso da 10 anni, partono le procedure per la morte presunta

9 Maggio 2026

Dal 2017 nessuna notizia del commercialista Vincenzo Perruzza: uscì di casa senza avvisare, fu ritrovata solo la sua auto

POPOLI TERME. Dieci anni di silenzio e dieci anni di domande che non hanno ancora trovato una risposta. Che fine ha fatto Vincenzo Perruzza per adesso ancora nessuno lo sa. Se lo sono chiesti i familiari che sin dal primo giorno avevano chiesto aiuto sui social. Se lo sono chiesti i concittadini che continuano a interrogarsi sulle sorte del commercialista di Popoli Terme in pensione da anni e originario di Villavallelonga, nella Marsica. Nel frattempo la legge ha fatto il suo corso. Il tribunale ordinario di Pescara ha ordinato la pubblicazione dell’estratto della richiesta di morte presunta. Pubblicazione avvenuta lo scorso 20 aprile. Ora ci sono altri sei mesi per tenere viva la speranza che non si è mai assopita, come spiega l’avvocata Giovanna Mascioli.

«È una storia triste. Vivere con il fiato sospeso e con questo tormento è qualcosa di cruento. Sono trascorsi dieci anni e il tribunale ha autorizzato la pubblicazione della richiesta di morte presunta. Si invita chiunque abbia notizia di Vincenzo a farsi avanti entro i prossimi sei mesi al tribunale di Pescara». Una morte che resta un giallo. Vincenzo Perruzza, 74 anni, dottore commercialista in pensione residente a Popoli Terme, era uscito di casa quel 20 novembre 2017 e da allora non ha più dato notizie di sé. La sua auto, una Toyota Auris ibrida grigio metallizzato, era stata trovata nei pressi del fiume Giardino, parcheggiata ordinatamente su una stradina che costeggia il corso d’acqua, con le chiavi lasciate sull’antenna della radio, cosa che aveva destato grande preoccupazione.

I figli di Perruzza, allarmati dalla sua mancata presenza e consapevoli delle sue condizioni di salute – era diabetico e negli ultimi tempi appariva particolarmente angosciato per il suo stato fisico e il timore di diventare un peso per la famiglia – avevano lanciato immediatamente l’allarme. Mancavano pochi minuti alle 8 quando la signora Caterina Lucarelli, moglie di Perruzza, aveva chiamato il figlio Giovanni, preoccupata per l’assenza del marito. L’ulteriore controllo nell’abitazione, in corso Gramsci, aveva aumentato i timori: sul tavolo erano stati trovati occhiali, patente, chiavi di casa, portafogli e cellulare, segno che l’uomo era uscito senza le sue cose essenziali. Vincenzo era solito recarsi ogni mattina intorno alle 8.30 allo studio di commercialista del figlio Giovanni, dove trascorreva alcune ore occupandosi di documenti e leggendo il giornale, ma quel giorno non era mai arrivato.

Considerata la sua salute fragile e il rischio di malori dovuti al diabete, la famiglia aveva subito mobilitato amici, parenti, carabinieri e vigili del fuoco per iniziare le ricerche, concentrate soprattutto nella zona montuosa attorno a Popoli. Subito i controlli lungo gli argini del fiume, con l’ausilio di elicotteri e cani molecolari, ma di Vincenzo nessuna traccia. Un amico di famiglia, vedendo il messaggio diffuso su Facebook, aveva segnalato di aver visto l’auto vicino al fiume, ma Vincenzo dopo dieci lunghi anni resta disperso. Dopo quasi dieci anni restano mille domande e un pensiero fisso che notte e giorno rimbalza nella mente di parenti e amici. “Vincenzo, che fine hai fatto?”. I familiari mantengono il silenzio perché, nonostante i dieci anni trascorsi, la ferita è fresca come il primo giorno.

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