Società svuotate e fatte fallire: chiesto l’arresto per Serraiocco. E lui al telefono: “Se riesco a scappare sono Diabolik”

Il commercialista pescarese incastrato da conti e intercettazioni: «Se riesco a scappare sono Diabolik». Nei guai anche il fratello e un prestanome. I pm: «L’elusione delle regole era diventato un business»
PESCARA. Richiesta di arresto per il noto commercialista pescarese Vincenzo Serraiocco (a suo tempo candidato sindaco con il centrodestra con una sua lista) e per il fratello Andrea che divide con lui lo studio professionale: insieme amministrano una serie di società finite da tempo nel mirino della procura di Pescara.
INDAGINI E SEQUESTRI
La richiesta di misura porta le firme del procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, del sostituto Anna Benigni e la controfirma dello stesso procuratore Giuseppe Bellelli, risultato di indagini serrate della guardia di finanza. Indagini che sfociarono, a giugno scorso, in un sequestro di beni cui vennero interessati anche il “socio” in affari Mario Pallotta, e una testa di legno, il piemontese Nelco Doati (la misura riguarda anche lui, ma con una posizione diversa proprio perché semplice prestanome dei fratelli Serraiocco). Si parla di accertamenti bancari e patrimoniali relativi alle attività dei Serraiocco che operano nel settore delle consulenze amministrative e contabili. Indagini che vennero approfondite anche attraverso intercettazioni e analisi dei dispositivi telefonici sequestrati agli indagati e con una consulenza tecnica contabile che ha ricostruito l’esistenza di due “gruppi” di imprese: il primo operante nel campo della somministrazione di alimenti e bevande di pertinenza di Pallotta; il secondo che aveva quale «oggetto la consulenza, il benessere e il marketing, riconducibili ai Serraiocco».
LE SOCIETÀ
Società diverse come “Carducci Grill” e “Tassoni 21” partecipate e amministrate da Pallotta e poi le società “Vincenzo Serraiocco Consulting”, “Slife”, “Stola”, “Anno Zero Service”, “MKP Retail Solution”, “Ingegneria Italia” e "Engineering Teatina”, «nel corso degli anni amministrate e/o partecipate direttamente o indirettamente dai Serraiocco».
Ed è qui che sarebbero emerse gravi irregolarità che poi hanno portato la procura a chiedere l’arresto, contestando ai due fratelli una serie di bancarotte fraudolente e l’impiego di denaro e beni di provenienza illecita: «Verifiche documentali e bancarie effettuate dalla guardia di finanza che hanno permesso di accertare plurime operazioni di trasferimento e impiego di centinaia di migliaia di euro provento dei suddetti reati, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa, e ciò tramite numerose società riconducibili agli indagati».
Nella richiesta di misura si parla della «costituzione di società finalizzate alla rilevazione di aziende già esistenti e fortemente indebitate, acquistandone i soli asset positivi e abbandonando le così dette “bad company” al dissesto fallimentare; intestazione fittizie di quote e cariche societarie a soggetti prestanome, così da schermare la reale titolarità e ostacolare le procedure di recupero crediti; trasferimenti di attività commerciali tra società riconducibili agli stessi indagati, al fine di sottrarre beni e asset produttivi a possibili procedure esecutive, garantendo la continuità aziendale sotto parvenza di legalità».
LE INTERCETTAZIONI
Indagini, come si diceva, corroborate da intercettazioni che mettono in evidenza, secondo la procura, le vere intenzioni degli indagati.
I due fratelli dispensavano consigli su come risolvere problemi ad altri imprenditori in crisi, utilizzando sistemi ritenuti illeciti. «L'esito delle indagini», scrivono i magistrati, «restituisce la fotografia di due soggetti che, stabilmente inseriti, grazie all’attività di consulenza svolta, in ambienti imprenditoriali, hanno fatto della sistematica elusione delle regole di corretta gestione imprenditoriale, poste a tutela anche dell’economia e del mercato e non solo dei singoli creditori, un vero e proprio business».
Citiamo una delle tante intercettazioni inserite negli atti: un ambientale, posto nell’ufficio della “Serraiocco Consulting”, tra i due fratelli dove emerge chiaramente come nonostante i precedenti penali (la condanna a 4 anni e mezzo per la bancarotta delle Naiadi e l’inchiesta sulla società Anno Zero), «Serraiocco perseveri nella condotta in concorso con il fratello». Un ambientale dal quale «emerge chiaramente come i due indagati siano perfettamente a conoscenza delle conseguenze giudiziarie delle proprie condotte».
Ecco come i due parlano di come uscire dalle varie inchieste in corso e non solo: «Ma c’è qualche possibilità bassa così patteggio di là. Se riesco a svangare pure là...», dice Vincenzo, «ho contato sono 17 procedimenti penali, li ho contati con la coccia»; «ma non lo dire», gli ribatte il fratello, «anche perché sennò la gente dice “allora sei tu”»; «ma mi sono sempre salvato», dice Vincenzo. Poi fanno anche una riflessione sulla procura pescarese: «Perché se era un altro tribunale», fa presente Andrea, «non gliene fregava un cazzo... siccome è questo di Pescara e ci stai tu, Di Giovanni avrà detto “e ancora cussù, ha rotto i coglioni”»; e Vincenzo gli risponde: «A parte che credo che sia incompatibile che due procedimenti penali per la stessa cosa allo stesso Pm».
Poi continuano a parlare delle inchieste e a ipotizzare eventuali condanne: «Se piglio due anni a ognuno ho fatto otto: quattro me li faccio alla casa». E ancora: «Questo dovrebbe finire tra 10 anni...quattro non si può scappare... se riesco a scappare sono Diabolik... perché dice che l’ho fatto». E quando il fratello gli dice che le cose vanno comunque dimostrate, Vincenzo gli risponde: «Che cazzo deve dimostrare, è documentale, che cazzo dimostri... il fallimentare è talmente semplice».
Adesso, i due fratelli Serraiocco e Doati saranno sottoposti a interrogatorio preventivo e solo dopo il gip deciderà se applicare o meno la misura cautelare degli arresti in carcere chiesta dalla procura per i Serraiocco (per Doati solo il divieto temporaneo di esercitare uffici direttivi).
©RIPRODUZIONE RISERVATA

