Viaggio nei quartieri di Pescara: a San Donato, più sicurezza ma c’è ancora tanta strada

Le testimonianze di residenti e commercianti: «Più vivibile rispetto a 10 anni fa. Ma sempre bivacchi, serrande abbassate e mancato ritiro»
PESCARA. San Donato non è più il quartiere di dieci anni fa e chi ci vive lo dice senza esitazioni. La sicurezza è migliorata, alcuni spazi sono stati riqualificati e la quotidianità è diventata «più vivibile». Ma il suo percorso di rinascita non si è ancora concluso: restano sacche di disagio, episodi di spaccio e una paura silenziosa che spinge residenti e commercianti a parlare solo a patto di restare anonimi. È da qui che riparte il viaggio nei quartieri del Centro, nella sua seconda tappa. Il cuore della zona ruota attorno alla parrocchia San Gabriele dell’Addolorata e al parco lineare San Donato, tra via Rio Sparto e via Basento. Un’area che nel corso degli anni ha conosciuto una trasformazione visibile, ma che oggi convive con contraddizioni profonde. I residenti lo spiegano con una frase che ricorre spesso: «La situazione è migliorata, ma manca la costanza». E soprattutto manca quella sensazione di tranquillità che permette di vivere il quartiere «senza guardarsi costantemente alle spalle».
PIù CONTROLLI E PULIZIA
A raccontare come San Donato è cambiata negli ultimi anni sono i residenti Giancarlo Silvestri e Roberto Soccio, che confermano i progressi segnalando ciò che ancora non funziona. «La zona dovrebbe essere più curata per consentire ai genitori di far vivere il quartiere ai figli, invece di portarli altrove per giocare». E sulla questione della sicurezza dicono: «Rispetto a 10 anni fa è migliorata molto, ma qualche controllo in più non farebbe male, soprattutto la sera. Servirebbe una pattuglia disposta a vigilare le vie interne: la settimana scorsa mi hanno aperto il furgone sotto casa e quest’estate hanno provato a rubare un’auto. Non sono episodi isolati». Mentre parlano, le saracinesche abbassate fanno da contorno alla zona: «I negozi non chiudono perché il quartiere è periferico, ma per una crisi generale che colpisce le piccole attività. Bisogna considerare il fatto che qui vivono molti operai, persone con redditi bassi: il piccolo commercio non riesce a reggere la concorrenza dei supermercati». E poi c’è la questione del verde: «In alcuni punti è stato sistemato, come il parco qui accanto, ma altrove le piante cadono e le strade sono sporche». C’è poi chi accetta di parlare solo a condizione di restare anonimo: vive a San Donato da 40 anni e la sua voce è quella di un residente che ha visto il quartiere attraversare tutte le sue fasi. «Non posso metterci la faccia», dice, «perché ho paura di ritorsioni. Qui lo spaccio c’è e alcune famiglie vendono droga dentro ai palazzi. Ma il problema più grosso è, al momento, l’immondizia: la sera arrivano persone anche da fuori e buttano i rifiuti qui, in mezzo alla strada. Certo, non è Rancitelli, ma bisogna stare attenti». Eppure, quando parlano, gli abitanti lo fanno con orgoglio. Lo stesso di chi ha vissuto gli anni peggiori del quartiere e lo ha visto rialzarsi lentamente, senza mai voltargli le spalle. «L’ambiente è cambiato con l’apertura della Asl che ha portato un incremento di persone notevole», dichiara l’esercente Carlo, che preferisce non rilasciare il cognome, «rimane il problema della spazzatura – soprattutto dell’umido che non ritirano – e dei parcheggi». E l’esercente Simone Morelli aggiunge: «Una zona buona, sono qui da 14 anni e mi trovo bene: non riscontro alcun problema. Diciamo che si potrebbe migliorare soltanto l’aspetto del quartiere, quindi l’estetica».
PROBLEMA SENZATETTO
Dal punto di vista dei commercianti, dunque, il quadro è altrettanto articolato. Il titolare della tabaccheria in via Sparti, Mario Claudio Paolini, descrive un quartiere diverso rispetto a quello di 30 anni fa, quando ha aperto la sua attività in zona. Ma ancora fragile: «La pulizia delle strade è il problema più evidente», dichiara Paolini, «da quando è stata realizzata la pista ciclabile sono spariti molti parcheggi. I trasporti, invece, funzionano: gli autobus passano in orario, ma resta comunque una zona di periferia. Non è pericolosa, ma ci sono situazioni di disagio legate alla presenza di senzatetto che vengono qui a consumare alcol e stazionano in zona». Un altro esercente – della stessa via – preferisce restare anonimo, anche lui per paura di ritorsioni. «La raccolta di carta, plastica e indifferenziata funziona, ma con l’umido ci sono spesso disservizi e dobbiamo sollecitare per far intervenire chi di dovere. Mentre la pulizia delle aiuole lascia a desiderare: proprio qui davanti abbiamo vestiti buttati per strada e immondizia».

