Giocatori del Chieti senza soldi, famiglia offre pranzo e cena: «Ora mangiano a casa nostra»

Katia e Marco Petrella: «Questi ragazzi sono come figli, non cerchiamo visibilità». E arriva il grazie degli atleti neroverdi: «Voi siete i genitori migliori del mondo»
CHIETI. Una famiglia dal cuore d’oro apre le porte di casa e offre pranzo e cena ai giocatori del Chieti rimasti senza soldi. In una società accerchiata dai creditori, dove gli stipendi non vengono pagati, dove un calciatore apre una raccolta fondi e dove un tifoso paga il pullman alla squadra per andare in trasferta, diventa difficile anche garantire un pasto giornaliero ai calciatori.
In tempi di crisi, il vitto è un costo in più da sostenere per il club teatino rimasto al verde dopo il declino di Altair D’Arcangelo, il procacciatore d’affari che aveva promesso mari e monti e un futuro radioso al Chieti Calcio. Il castello dei sogni è crollato, D’Arcangelo è sparito dai radar e la società teatina, rimasta in mano al presidente Gianni Di Labio e al suo vice Dario Scurci, sta attraversando uno dei momenti più complicati della sua storia ultracentenaria. È nelle fasi di emergenza, nella vita così come nello sport, che si mette in moto la macchina della solidarietà. Katia Tarquini e suo marito Marco Petrella hanno deciso di aiutare la squadra.
Ogni giorno ospitano una decina di giocatori neroverdi nella loro casa a Brecciarola, aggiungendo posti a tavola e preparando piatti caldi da mangiare. Katia si occupa del pranzo, Marco della cena. Si dividono i compiti per offrire il miglior servizio possibile. Loro sono i genitori di Kevin, 18 anni, addetto stampa del Chieti, fautore insieme all’attaccante Francesco Margiotta dell’iniziativa della raccolta fondi aperta online per pagare uno stipendio alla squadra. La famiglia Petrella aveva un locale nella parte bassa della città dove i giocatori andavano a mangiare tutti i giorni. «A gennaio la società ci aveva chiesto la disponibilità per farli venire da noi a pranzo e cena», raccontano Katia e Marco.
«Noi, essendo tifosi, e soprattutto per il bene di nostro figlio Kevin che tiene al Chieti più di ogni altra cosa, abbiamo subito accettato perché volevamo aiutare i ragazzi in quel periodo in cui sembravano abbandonati a loro stessi. Il presidente Di Labio ogni settimana veniva e pagava di tasca propria il servizio. La società, pur avendo grandi difficoltà, ha sempre provveduto a saldare i conti del nostro vecchio locale». Vecchio sì, perché la famiglia Petrella ha ceduto l’attività un mese fa. Metà squadra si è ritrovata senza il vitto. Viste le difficoltà della società nel trovare un altro posto, Katia e Marco hanno deciso di ospitare i ragazzi a casa. «L’idea è nata proprio dopo aver venduto il locale. Farli mangiare a casa comporta per noi maggiori costi, ma dobbiamo sottolineare che la società ha apprezzato molto la nostra proposta e ci ha promesso che coprirà parte della spesa». Anche se fosse, resta il gesto di generosità di una famiglia che apre le porte di casa per aiutare ragazzi in difficoltà. Non è da tutti.
«Una cosa vogliamo chiarirla», spiegano Katia e Marco, «non lo facciamo per visibilità o per passare da eroi. Lo facciamo perché per noi questi ragazzi sono come figli. Siamo genitori e capiamo certe situazioni. Ci siamo subito affezionati. Sono ragazzi d’oro, educati e rispettosi. Aiutano a sparecchiare, prima di entrare in casa si tolgono anche le scarpe perché hanno paura di sporcare. Sono molto rispettosi, si meritano il meglio dalla vita. Non hanno qui le loro famiglie e sappiamo quello che vivono quotidianamente, quindi facciamo di tutto per farli sentire a casa». Molti di loro sono stranieri. «Cerchiamo di preparagli il più possibile piatti italiani, sempre rispettando quello che un atleta può mangiare. Cerchiamo anche di alternare piatti diversi per non fargli mangiare sempre le stesse cose».
Uno strappo alla regola, Marco, lo fa perché prima di ogni partita promette di preparare il tiramisù in caso di vittoria. «Si è creato un legame davvero profondo e a fine stagione scapperà sicuramente una lacrima quando arriverà il momento di salutarli. Questi ragazzi sono entrati nel nostro cuore». L’affetto è reciproco. «Grazie Katia per tutto quello che stai facendo per noi: sei la mamma migliore del mondo», è il pensiero di Monsif Khttar Yousfi, uno dei giocatori che ha trovato ospitalità a casa Petrella. Una famiglia dal cuore d’oro e neroverde.
«Siamo convinti che i ragazzi faranno un grande finale di stagione», concludono Katia e Marco, «e che, nonostante tutti i problemi, non si risparmieranno perché per loro indossare la maglia del Chieti è un orgoglio. Noi da tifosi non possiamo che sperare in qualcosa di positivo per il futuro». Che passerà inevitabilmente dal verdetto del campo e dalle questioni societarie.
A due giornate dalla fine, la squadra punta a raggiungere i play out nel girone F di serie D per giocarsi la salvezza allo spareggio. Per farlo, bisogna fare punti domani a Senigallia. Il premio partita è pronto: il tiramisù di Marco. Un motivo in più per vincere.
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