Eliot, il calcio per guarire dopo la tragedia di Crans-Montana: «Ho visto ragazzi bruciare. Prego per i miei amici»

Il 18enne lussemburghese difensore della Primavera del Pescara è tornato: «In campo riesco a non pensare a quello che ho vissuto»
PESCARA. Il calcio è la sua medicina. Tornare in campo è la sua terapia. Eliot Thelen, 18enne difensore centrale lussemburghese della Primavera del Pescara (e della Nazionale Under 21 del suo Paese), in questi giorni è tornato ad allenarsi al Poggio degli ulivi con la squadra di mister Marco Stella. Ha ancora delle ustioni sulle dita delle mani, in via di guarigione, a ricordargli l’incubo vissuto nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in quella festa diventata strage, nel piano seminterrato del bar Le Constellation trasformato in un inferno.
Lunedì scorso è tornato a Pescara e ha ripreso gli allenamenti. Come sta, Eliot?
«Fisicamente sto bene, io sono stato fortunato: ho solo ferite sulle dita. Ma non mi fanno più male, ora va bene».
E psicologicamente come si sente?
«Meno bene, ho ancora i miei amici in ospedale. Un’amica è ancora in coma farmacologico. Gli altri due stanno migliorando. Uno in realtà fa ancora fatica a parlare. L’altro già scherzava e parlava un po’ di più. Tutti, però, sono ancora ricoverati in ospedale in Francia».
Che effetto fa oggi tornare in campo dopo quello che ha vissuto solamente due settimane fa?
«Mi aiuta molto essere qui per allenarmi e stare con i miei compagni di squadra. In campo non ci penso, giocare a calcio mi fa stare meglio. È la mia terapia contro il dolore».
E quando finisce di allenarsi?
«Qualche volta la sera, prima di dormire, mi tornano davanti agli occhi dei flashback di quei momenti. Ma io non sono il tipo che si fa buttare giù da certi pensieri negativi. Ho ricominciato a dormire bene, ora voglio guardare avanti e tornare a pensare alla mia carriera».
In Italia il dibattuto sulla strage di Crans-Montana impazza. Che idea si è fatto di quello che è accaduto quella notte?
«La colpa è dei proprietari. C’ero stato l’anno scorso a Le Constellation, c’erano 40-50 persone al massimo ed era un posto tranquillo. Quest’anno l’hanno trasformato in una discoteca, con 250 persone dentro. Non c’era spazio, non si poteva fare nulla. E la porta d’emergenza era chiusa...».
Qualcuno ha criticato i ragazzi che filmavano con i telefoni mentre i pannelli fonoassorbenti iniziavano a bruciare.
«Ho visto quei commenti: “Perché stanno facendo video?” Chi non c’era non può rendersi conto: la musica era ancora accesa e ad alto volume, nessuno ci ha detto di uscire dal locale e il fuoco non si era ancora diffuso al punto da mettere paura. C’era una festa, non si capiva cosa stesse accadendo. Poi, in un attimo, è arrivato il disastro. Ma un ragazzo che va a passare la serata in un locale immagina - e così la sua famiglia - che in quel posto vengano rispettate tutte le misure di sicurezza».
Invece si rischia anche di morire in discoteca. Lei è stato salvato da una mano sconosciuta.
«Ero a terra, pensavo di non farcela. Se ho visto che mi ha tirato fuori? Veramente no, c’erano dei ragazzi davanti al locale che appena hanno visto il fuoco sono venuti dentro a riprenderci. C’erano due persone, in particolare, che aiutavano tutti a uscire. Li ho visti solamente dopo essermi ripreso, ma ho dimenticato i loro volti dopo pochi secondi perché ero concentrato sui miei amici».
Qual è l’immagine più terrificante che le torna in mente?
«Quando tutti siamo andati nel bar di fronte: da lì ho visto persone completamente bruciate. Poi il mio amico che perdeva i sensi e io che, per un’ora, urlavo il suo nome e cercavo di tenerlo sveglio. I miei amici ustionati, che soffrivano: quello è l’incubo che ogni tanto torna».
È di casa a Crans-Montana. Ci tornerà dopo questa tragedia?
«Sì, ci tornerò. Certo. Ma mai più entrerò in un locale come quello. Lì vado da cinque anni ogni inverno, amo la montagna. Abbiamo un piccolo appartamento di famiglia. I miei genitori a Capodanno erano con gli amici, io ho scelto di andare in quel bar».
A Pescara è solo?
«Sì, ma sto bene. I miei due fratelli, tutta la famiglia, verranno a trovarmi presto. Sono stati già in città nei mesi scorsi. Sono tutti molto contenti. Mister Stella? Un grande allenatore e una grande persona. Lui e tutto lo staff mi hanno mostrato una vicinanza incredibile. Quando sono tornato qui, mi sono stati tutti vicini. Sono felice, a Pescara è tutto perfetto».
Nella passata stagione (è arrivato esattamente un anno fa) giocava con Antonio Arena, oggi alla Roma e diventato star nelle ultime ore dopo il gol all’Olimpico contro il Torino.
«Già, che follia (risata, ndc). È fortissimo. Io sono un difensore, non un attaccante, ma sogno di fare un percorso come il suo. Giocavo a Metz, in Francia, ma volevo cambiare. Ho fatto un provino qui e sono piaciuto ai tecnici. Ho firmato subito».
Sa che a Pescara i titolari delle discoteche hanno deciso di eliminare candele e bengala dopo quello che è accaduto?
«Fanno bene, è una buona idea. Serve sicurezza nei locali».
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