montorio al vomano

Condannato per violenza sessuale, resta vice sindaco

14 Gennaio 2026

Vota per sé stesso e conserva il posto dopo la bocciatura della mozione della minoranza. Monta la polemica

MONTORIO AL VOMANO. Una mozione bocciata e un fronte polemico che si spalanca. Perché sul tavolo, o meglio nell’aula del consiglio comunale di Montorio al Vomano, non è arrivata una mozione qualunque. Ma una richiesta di revoca dell’incarico da vice sindaco a Francesco Ciarrocchi. La ragione che ha spinto l’opposizione a presentarla, incassando una bocciatura per 7 voti contro 6, è la condanna in primo grado che il tribunale di Teramo ha inflitto a novembre al componente della giunta montoriese: cinque anni per il reato di violenza sessuale. La sentenza riguarda un abuso che Ciarrocchi, nella sua veste di ginecologo, avrebbe commesso nei confronti di una ragazza durante una visita medica. Il medico si è sempre dichiarato innocente. Già subito dopo la pronuncia dei giudici, parte della politica locale si è mossa chiedendo a Ciarrocchi un passo indietro.

Ma le dimissioni, invocate dall’opposizione, dal Pd provinciale e dalla Conferenza delle donne Dem, non sono arrivate. Nelle scorse settimane la minoranza è tornata alla carica presentando una mozione per chiedere, di nuovo e in forma ufficiale con strumenti istituzionali, la revoca dell’incarico di Ciarrocchi da assessore e vice sindaco. Durante la seduta del 30 dicembre, la maggioranza del sindaco di centrodestra Fabio Altitonante si è compattata votando “no”. Tra i voti contrari, anche quello dello stesso Ciarrocchi. Da qui, si è riaperto un fronte polemico che in questi giorni si sta allargando: la scelta di tenere il vicesindaco al suo posto e la sua partecipazione al voto, sono tornate al centro delle critiche dell’opposizione montoriese, guidata dall’ex candidata sindaca di centrosinistra Eleonora Magno.

Ai comunicati stampa della minoranza è seguito quello del collettivo femminista Malelingue (che già ai tempi dell’inchiesta espresse pubblicamente vicinanza e solidarietà alla vittima) e l’intervento indignato della segretaria della Fiom Cgil Natascia Innamorati. Ma l’onda polemica si è fatta anche atto di contestazione concreta con l’affissione, da parte di mano anonima, di un cartello contro il medico attaccato su una panchina vicina al municipio di Montorio. Non una panchina qualunque, ma quella rossa, simbolo di contrasto alla violenza di genere. L’autovoto, per così dire, sulla mozione e l’inopportunità di conservare un ruolo pubblico a fronte di una sentenza di condanna (benché di primo grado) sono al centro delle critiche. Al pari del silenzio da parte di alcune istituzioni che, in altri casi, si sono esposte a sostegno delle vittime.

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