Crisi: chiuse 817 imprese in soli sei mesi

Gli ultimi dati shock diffusi dalla Cgil. Di Dario: «La cassa integrazione straordinaria in provincia è aumentata del 45%»
TERAMO. La riforma Fornero, un boomerang che rischia di investire le classi più deboli, come i precari. La Cgil prefigura gli scenari che si apriranno dal 1° gennaio con l’entrata in vigore della riforma del mercato del lavoro, una riforma che arriva in un momento di profonda crisi e che colpirà, per primi, i precari. «Tante aziende stanno proponendo di trasformare contratti a termine o a progetto, cioè lavoro precario», esordisce Alberto Di Dario, segretario della Cgil, «in lavoro parasubordinato, facendo aprire loro le partite Iva. Tutto questo perchè le aziende hanno convenienza a non rientrare nelle restrizioni della legge».
Insomma, i precari diventeranno ancora più precari, in un momento in cui la crisi sembra sempre più nera. La provincia di Teramo ha più che raddoppiato il saldo negativo delle imprese, in un solo semestre. In pratica se nel secondo semestre 2001 il saldo fra imprese iscritte alla Camera di commercio e quelle cancellate era di -153, nel primo semestre l 2012 è stato di -385. Il settore che ha visto il maggior numero di vittime è stato quello delle costruzioni (-192). Ovviamente una simile morìa di imprese ha effetti diretti sull’occupazione. «La cassa integrazione ordinaria», spiega Di Dario, «è scesa del 30% rispetto al 2011, ma non è un dato positivo, infatti di contro aumenta quella straordinaria, che prelude quasi sempre al licenziamento. In provincia di Teramo è aumentata del 45% rispetto all’anno scorso (5 milioni 65mila ore del 2012 contro i 3 milioni 498mila del 2011, ndr), mentre nelle tre altre province abruzzesi scende». Non va meglio per la cassa integrazione in deroga, che si usa in ambiti in cui quella ordinaria non si applica: nel Teramano è aumentata del 50% (un milione 676mila ore contro il milione 114mila del 2011).
In questa situazione si inserisce l’entrata in vigore della riforma Fornero che la Cgil sabato spiegherà ai precari in due gazebo aperti in piazza Martiri a Teramo e in piazza Fosse Ardeatine a Giulianova nell’iniziativa “Capodanno 2013, non passarlo da solo!”. L’invito è rivolto ai giovani e ai precari, ad esempio ai “settantottisti”, cioè coloro che lavorando almeno 78 giornate all’anno avevano diritto alla disoccupazione. «Ora con l’avvento della mini-Aspi ne avranno diritto ad anni alternati», spiega Aldo Verna, che fa notare come si colpiscono intere categorie di lavoratori, ad esempio i tanti stagionali che lavorano nelle imprese turistiche teramane. «Già il nome, Aspi, cioè assicurazione sociale per l’impiego, fa capire che il tentativo non è quello di trovare occupazione e maggiore flessibilità come detto dalla Fornero ma di limitare l’intervento dello Stato nel welfare», osserva Monia Pecorale della Fp Cgil. Anche Emanuela Loretone (Filctem ) fa notare che la riforma è stata presentata come strumento per «estendere gli ammortizzatori sociali e far prevalere i contratti a tempo indeterminato, non è così: arriva a prevedere una decurtazione degli anni di indennità di mobilità». E Franco Di Ventura (Filcams) sottolinea come, ad esempio, «dalle partite Iva il sistema per dimostrare che in realtà si tratta di lavoro subordinati diventa più lungo e farraginoso». «Alla fine rimangono tutti e 46 i tipi di contratti atipici con questa riforma che si prefiggeva di ridurli», conclude Di Dario.
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