Docenti senza toga durante le lauree

Gesto di protesta contro i tagli alla ricerca decisi dal ministro Gelmini
TERAMO. Con la lettura di un comunicato hanno deciso di mettere al corrente genitori e studenti dei problemi e delle ombre sul futuro dell'università. Poi, in segno di protesta, hanno tolto le toghe prima di cominciare la discussione delle tesi.
È così che ha preso il via ieri, dalla facoltà di Scienze della Comunicazione, la singolare protesta dei ricercatori e dei docenti dell'università di Teramo contro i tagli contenuti nel decreto legge del ministro Mariastella Gelmini. L'occasione è stata quella dell'inizio della sessione estiva di lauree, in contemporanea con lo svolgimento degli esami: i presidenti delle commissioni all'inizio delle discussioni hanno letto un comunicato per portare a conoscenza di tutti gli studenti «la situazione insostenibile in cui si trova l'intero sistema universitario nel nostro Paese».
Oltre ad elencare le varie problematiche i ricercatori hanno ufficialmente dichiarato di non essere più disposti a fare attività didattica e assegnazione di tesi di laurea a partire dall'inizio del prossimo anno accademico, con le eventuali ripercussioni, cioè il blocco delle lezioni e degli esami. Il comunicato, firmato dai docenti e dai ricercatori di Scienze della Comunicazione, è stato affisso sui muri dell'ateneo e letto da diversi ricercatori anche durante le sessioni di esami.
La stesso tipo di protesta dovrebbe ripetersi nei prossimi giorni anche nelle altre facoltà. Da diversi giorni, infatti, i ricercatori di tutte le facoltà dell'ateneo sono in stato di agitazione per le ripercussioni che la nuova legge Gelmini e la manovra finanziaria avrà sulle attività di ricerca e di didattica.
Gli unici a non aderire sono stati i ricercatori di Giurisprudenza, facoltà nella quale solo una piccolo gruppo ha scelto di partecipare firmando un proprio documento. «La protesta è su alcuni aspetti del decreto Gelmini», ha spiegato Stefano Traini, rappresentante dei ricercatori di Scienze della Comunicazione, «ciò che ci preoccupa è che la riforma sia a costo zero e ci sembra indebolisca l'università pubblica.
In particolare i ricercatori si vedono non riconosciuti anni di didattica e di lavoro e si ritroveranno bloccate le carriere. I nuovi ricercatori saranno a tempo determinato e gli attuali si ritroveranno su un binario morto. Rispetto al nostro ateneo siamo preoccupati per i tagli, anche se siamo consapevoli che non ci sono debiti come altrove: stiamo cercando un appoggio dai vertici, ma finora questo è stato piuttosto tiepido».
Il riferimento è naturalmente ai presidi della facoltà e al rettore Rita Tranquilli Leali, che finora non ha lanciato alcun messaggio di solidarietà alla protesta di docenti e ricercatori: la sua assenza è pesata durante l'assemblea convocata martedì dal preside uscente di Scienze politiche, Adolfo Pepe, l'unico preside presente all'incontro nel quale ci si è confrontati sui tagli ministeriali e sul futuro dell'ateneo insieme a sindacati, docenti, ricercatori e personale amministrativo.
È così che ha preso il via ieri, dalla facoltà di Scienze della Comunicazione, la singolare protesta dei ricercatori e dei docenti dell'università di Teramo contro i tagli contenuti nel decreto legge del ministro Mariastella Gelmini. L'occasione è stata quella dell'inizio della sessione estiva di lauree, in contemporanea con lo svolgimento degli esami: i presidenti delle commissioni all'inizio delle discussioni hanno letto un comunicato per portare a conoscenza di tutti gli studenti «la situazione insostenibile in cui si trova l'intero sistema universitario nel nostro Paese».
Oltre ad elencare le varie problematiche i ricercatori hanno ufficialmente dichiarato di non essere più disposti a fare attività didattica e assegnazione di tesi di laurea a partire dall'inizio del prossimo anno accademico, con le eventuali ripercussioni, cioè il blocco delle lezioni e degli esami. Il comunicato, firmato dai docenti e dai ricercatori di Scienze della Comunicazione, è stato affisso sui muri dell'ateneo e letto da diversi ricercatori anche durante le sessioni di esami.
La stesso tipo di protesta dovrebbe ripetersi nei prossimi giorni anche nelle altre facoltà. Da diversi giorni, infatti, i ricercatori di tutte le facoltà dell'ateneo sono in stato di agitazione per le ripercussioni che la nuova legge Gelmini e la manovra finanziaria avrà sulle attività di ricerca e di didattica.
Gli unici a non aderire sono stati i ricercatori di Giurisprudenza, facoltà nella quale solo una piccolo gruppo ha scelto di partecipare firmando un proprio documento. «La protesta è su alcuni aspetti del decreto Gelmini», ha spiegato Stefano Traini, rappresentante dei ricercatori di Scienze della Comunicazione, «ciò che ci preoccupa è che la riforma sia a costo zero e ci sembra indebolisca l'università pubblica.
In particolare i ricercatori si vedono non riconosciuti anni di didattica e di lavoro e si ritroveranno bloccate le carriere. I nuovi ricercatori saranno a tempo determinato e gli attuali si ritroveranno su un binario morto. Rispetto al nostro ateneo siamo preoccupati per i tagli, anche se siamo consapevoli che non ci sono debiti come altrove: stiamo cercando un appoggio dai vertici, ma finora questo è stato piuttosto tiepido».
Il riferimento è naturalmente ai presidi della facoltà e al rettore Rita Tranquilli Leali, che finora non ha lanciato alcun messaggio di solidarietà alla protesta di docenti e ricercatori: la sua assenza è pesata durante l'assemblea convocata martedì dal preside uscente di Scienze politiche, Adolfo Pepe, l'unico preside presente all'incontro nel quale ci si è confrontati sui tagli ministeriali e sul futuro dell'ateneo insieme a sindacati, docenti, ricercatori e personale amministrativo.
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