Teramo, inquilini Ater sfollati al freddo in via Balzarini

Elda Profico indica l’impianto esterno non funzionante (foto Giampiero Marcocci)
La denuncia dei cittadini: «Al gelo dentro casa, costretti a usare stufette elettriche»
TERAMO. Un altro inverno al freddo per le famiglie sfollate di via Balzarini, quartiere di Colleparco. Le palazzine, nate come sede della cosiddetta Fabbrica del benessere, sono state assegnate agli inquilini di case Ater dichiarate inagibili dopo il sisma 2016. Di “benessere”, però, gli alloggi hanno ben poco: lo affermano le 12 famiglie, composte soprattutto da persone anziani, che ancora vi abitano e che si ritrovano ogni anno a combattere con l’assenza di un impianto di riscaldamento pienamente funzionante. Per scaldarsi gli inquilini sono costretti a usare stufette elettriche, con bollette sempre più pesanti.
A questo si aggiungono criticità mai risolte: l’assenza di serrande alle finestre, la mancanza di ascensore e di corrimano sulle scale. C’è poi il problema delle luci del corridoio comune, accese 24 ore su 24 perché non è possibile spegnerle. A vivere nelle condizioni più disagiate sono gli inquilini del primo piano, costretti a fare i conti anche con l’umidità che sale dal garage sottostante. «Da questa parte dove abito io, il sole non arriva quasi mai in particolare d'inverno, quindi nemmeno posso fare affidamento su quello», dice Elda Profico, una delle inquiline, arrivata, un anno, a pagare quasi 500 euro in bolletta per la stufa.
«Sappiamo che mettere il riscaldamento è complesso ma almeno si trovi una soluzione per i periodi freddi: mi hanno detto che tra un paio d'anni la mia casa di Colleatterrato sarà pronta ma nel frattempo bisogna trovare un’alternativa qui». A fare i conti con le stesse problematiche anche Francesco Cerasi e Assunta Di Pietro. «Gli inquilini di via Balzarini hanno gli stessi diritti di tutti» sottolinea Elisabetta, figlia della coppia, «Da anni vengono presi in giro da tutti a partire dall’ex presidente Ater Maria Ceci, a quello attuale Alfredo Grotta, ma anche dai sindaci senza distinzione politica prima con Maurizio Brucchi ora con Gianguido D’Alberto».
La signora Elisabetta ricorda inoltre che da quattro anni i genitori hanno dovuto rinunciare al Cas (Contributo di autonoma sistemazione) in cambio dell’alloggio in via Balzarini: «Loro non lo percepiscono più perché hanno scelto di andare ad abitare li, dicendo che sarebbe stata una zona servita e bellissima. Invece mia madre è caduta tre volte, la signora al piano di sopra è allettata sempre per lo stesso motivo, mio padre con l’ossigeno perché non potrebbe fare le scale: ci hanno tolto tutto ma abbiamo ancora una dignità», conclude Elisabetta.
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