Walter, barbiere a 94 anni: «Io nipote di un garibaldino, non penso alla pensione»

25 Febbraio 2026

Ogni giorno indossa il camice e apre il suo salone nel centro storico della città: «Questo posto è casa mia, chiuderò quando non ci saranno più barbe da tagliare»

TERAMO. Si chiama Walter, ha 94 anni e fa il barbiere. Alla pensione non ci pensa e il suo salone lo chiuderà «quando finiranno le barbe da tagliare», dice con un sorriso appena accennato e con addosso l’immancabile camice bianco da lavoro. Un lavoro lungo 81 anni, iniziato all’età di 13 anni facendo l’apprendista. Classe 1931, Walter Di Antonio è il più anziano barbiere in attività di Teramo. Nel 1954 ha aperto il suo salone in via dell’Arco, restandovi per 41 anni. Poi il trasloco in via Delfico, dinanzi alla biblioteca, a pochi metri dal museo archeologico Savini dove «mi metteranno appena sarà riaperto: sono un pezzo antico del resto», dice ironizzando sulla sua età, sul tempo che va e su tutta la vita che gli è passata accanto in quasi un secolo. Entrare nel suo salone è come mettere piede in una dimensione sospesa, antica ma viva, silenziosa ma con il brusio di fondo di qualcosa che resta senza esserci più.

Le pareti segnate dal tempo, gli arnesi da lavoro riposti sempre nello stesso modo con gli stessi gesti, i libri impolverati, i fiori colorati e le foto ingrigite che raccontano di un altro mondo. Un mondo che evoca atmosfere e versi gucciniani. «Quello in foto è mio nonno Nicola, l’ultimo garibaldino teramano», dice Walter orgoglioso, «Questi nel ciondolo invece siamo io e mia moglie da giovani. Visto come eravamo belli?», aggiunge lasciandosi quasi andare alla malinconia che spazza subito via con una battuta: «Per questo la mattina quando mi guardo allo specchio ci resto male!». Ama il suo lavoro e la moglie 90enne: «Il giorno del matrimonio sono venuti i parenti a prendermi qui al salone perché stavo lavorando, forse temevano che mi fossi tirato indietro: ma un tempo la domenica il lavoro era tanto», racconta con la smorfia di chi la sa lunga e di chi, per 81 anni, ha raccolto segreti e storie di tutta la città.

«Tante cose non si possono raccontare, da me i clienti e i commercianti passavano anche solo per parlare e commentare fatti di politica e di sport, ma anche cose personali. Di certo Teramo prima era diversa: più viva, più movimentata. Oggi invece... ma forse è perché sono vecchio io», dice. Gente comune e “persone famose”, come le chiama lui, hanno varcato la porta del suo salone negli anni e «questa è la parte più bella del mio lavoro, che rifarei: rifarei tutto della mia vita», riflette Walter. Quinto di sette fratelli, ha due figli, 6 nipoti e 13 pronipoti. «A volte al mattino apro il salone un po’ più tardi per accompagnare una mia nipote a scuola», si giustifica, «Ma poi sono sempre qui, tranne il lunedì. Che comunque sto bene perché so che il giorno dopo torno: questa è casa mia, come dica mia moglie». E nel vecchio salone a mancargli sono solo «gli amici che non ci sono più».

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