La denuncia: «Carta disabili rifiutata in tanti uffici o sportelli»

23 Marzo 2026

Il 34enne Arifi costretto sulla sedia a rotelle dopo un incidente: «Se un attestato ufficiale non viene riconosciuto, il problema non è la norma ma chi non la applica»

L’AQUILA. Per molti dei 70mila abruzzesi con disabilità, l’accesso alla Disability Card resta una chimera. A raccontare questo percorso a ostacoli, che in molti casi diventa una vera e propria odissea, è Lavdrim Arifi, 34 anni, originario della Macedonia del Nord ma aquilano d’adozione. Rimasto coinvolto in un gravissimo incidente d’auto all’età di dieci anni, oggi vive su una sedia a rotelle. Atleta paralimpico, appassionato di informatica e lingue, impegnato da tempo in progetti europei su sport e inclusione sociale. Non certo un neofita del digitale.

Eppure, proprio lui, per ottenere la carta si è trovato davanti a una barriera inattesa, durata quasi tre mesi. «Mi sono informato e ho scoperto che per richiedere la card bisogna avere lo Spid oppure la carta d’identità elettronica», racconta il giovane. «Avevo ancora quella cartacea, valida per altri due anni, ma sono stato comunque costretto ad andare in Comune per rifarla». Un primo passaggio che diventa già complicato ma superabile. «Ho pagato 20 euro e mi hanno detto: o torni tra dieci giorni a ritirarla oppure te la mandiamo a casa con raccomandata. Ma devi essere presente, altrimenti devi andare alle Poste a recuperarla. Insomma, altri passaggi, altri tempi».

Un’attesa che si somma a quella, già lunga, della Disability Card. «Parliamo di 30-50 giorni per riceverla. Quindi quei dieci giorni diventano tempo perso. È tutto inutilmente complicato. Per una persona con disabilità è eccessivo dover fare tutti questi giri per ottenere documenti che lo Stato già possiede». Una volta completata la procedura, però, resta un altro problema, forse ancora più frustrante: l’utilità reale della carta. «La carta non viene riconosciuta. Ti ritrovi con un documento ufficiale in mano che però nessuno considera. Gli enti pubblici ti dicono di non conoscerla, operatori che rispondono che per loro non vale, uffici dove ti fanno fare la fila come tutti gli altri. È assurdo».

Il punto, sottolinea Lavdrim Arifia, è chiaro: «Questa tessera non crea diritti nuovi, serve a dimostrare in modo semplice quelli che già esistono. È collegata alle banche dati dell’Inps, contiene tutte le informazioni su invalidità e legge 104. Dovrebbe bastare mostrarla». E invece no. «Nella pratica ti chiedono ancora i verbali cartacei. Devi spiegare, giustificare, discutere. E questo non dipende dalla legge, ma dal fatto che molti uffici non sono informati o non applicano le disposizioni».

Un corto circuito che pesa soprattutto sulla quotidianità. «Se vai in ospedale, al Cup o in un ufficio pubblico, la card dovrebbe garantirti priorità e accesso facilitato. Ma spesso non succede. E allora sei costretto a tirare fuori documenti sensibili, anche davanti ad altre persone, con un problema evidente di privacy». Non mancano episodi emblematici. «Conosco persone a cui è stata rifiutata la card. Hanno dovuto chiedere di parlare con i responsabili, fare segnalazioni scritte alle Asl o agli uffici relazioni con il pubblico per far valere un diritto previsto dalla normativa».

Per Arifi il nodo è tutto qui: «Se un documento ufficiale dello Stato non viene riconosciuto dagli stessi enti pubblici, il problema non è la norma, ma chi non la applica. Non è accettabile che siano sempre le persone con disabilità e le loro famiglie a pagare le conseguenze». La Disability Card, conclude Lavdrim Arifi, «nasce per semplificare, per evitare di portarsi dietro certificati ogni volta. Ma oggi succede esattamente il contrario: devi comunque dimostrare tutto da capo. E questo, nel 2026, non dovrebbe più accadere». 

©RIPRODUZIONE RISERVATA